“La pedina scambiata” di Georgette Heyer – Recensione

[Titolo originale: These Old Shades]

Il mio giudizio in breve:

Romanzo piacevolissimo sia per l’imprevedibilità della trama sia per i dialoghi, spesso ironici; quasi più romanzo d’avventura che d’amore, tratteggia splendidamente l’atmosfera dell’epoca. Assolutamente da rileggere.

La Pedina Scambiata
Copertina della più recente edizione Astoria, presumibile versione integrale del romanzo

Questa è la prima recensione che scrivo, e decisamente non mi sento ancora a mio agio nel farlo. Un conto è scambiare opinioni con mia madre, o un’amica, o dei colleghi, tutt’altra cosa scrivere la propria opinione personale su un blog, dove chiunque può leggerla. Eppure volevo che questa prima recensione fosse speciale, perciò desideravo parlare di un libro che avesse significato molto per me.

Così ho scelto “La pedina scambiata” di Georgette Heyer, ma appena presa la mia decisione sono rimasta interdetta: questa scrittrice è considerata da molti la creatrice dei romanzi Regency, le sue opere hanno avuto un notevole successo, il suo stile è stato d’esempio a generazioni di altri autori. Cosa avrei potuto aggiungere io, a parte osservare che adoro praticamente tutti i libri scritti dalla Heyer?

Poi ho ripensato a quello che “La pedina scambiata” ha rappresentato per me. L’ho letto per la prima volta a quattordici anni, prendendolo in prestito nella biblioteca della mia città dopo averlo scoperto mentre frugavo fra gli scaffali alla ricerca di una copia di “Tre uomini in barca” di J.K. Jerome.

E quella scelta casuale mi ha fatto conoscere un mondo che l’autrice tratteggiava in modo tanto vivido da farmici letteralmente immergere, mi ha fatto sorridere per la distaccata ironia del duca di Avon, mi ha fatto appassionare alle rocambolesche disavventure vissute dalla indomabile protagonista.

Ambientato nel periodo georgiano, ovvero circa 20 anni prima che iniziasse la Reggenza, il libro si apre a Parigi, di qui passa in Inghilterra per poi chiudersi nuovamente in Francia. Si tratta di un romanzo storico dunque e benché ormai spesso si legga sulla copertina di un volume che appartiene a questa categoria, io credo che pochi scrittori abbiano dimostrato la maestria di Georgette Heyer nell’affrontare questo tipo di narrativa. La sua conoscenza del periodo (vestiti, arredi, costumi, la morale, il gergo, le abitudini) è dettagliatissima e traspare, senza comunque appesantire la narrazione, da ogni pagina del romanzo. Ogni scena, ogni battuta, tutto riesce a portare nitidamente in vita il passato e a renderlo familiare al lettore.

Lo sfondo storico è dunque in gran parte la corte di Luigi XV, con i suoi intrighi ed eccessi, tuttavia il libro non inizia in uno scintillante salone da ballo o nei raffinati giardini di Versailles, bensì in un vicolo della capitale francese, dove un indolente gentiluomo viene bruscamente urtato da un giovane monello.

Copertina dell'edizione Mondadori vintage, la stessa che possiedo io
Copertina dell’edizione Mondadori vintage, la stessa che possiedo io

Il gentiluomo è Justin Alastair, Duca di Avon, conosciuto con il soprannome di Satana, per l’aura di glaciale distacco che lo circonda, per la straordinaria onniscienza, nonché per una notevole elasticità di principi. Il Duca ha restaurato la fortuna della sua famiglia grazie al gioco d’azzardo ed è proprio come ci si potrebbe aspettare da un Pari del regno di quell’epoca: dissoluto, languido, libertino, in apparenza indifferente a qualsiasi cosa non lo riguardi direttamente.

Il piccolo monello di strada è invece Léon, fratello minore di un locandiere dalle cui percosse sta appunto sfuggendo. Nulla sembra accomunare i due personaggi, ma l’attenzione del duca viene attratta dalla sorprendente combinazione di capelli rossi, sopracciglia scure e occhi violetti che caratterizza il ragazzo. Egli decide allora di acquistare Léon da suo fratello in cambio di un gioiello per farne il suo paggio. Questa mossa sorprendente darà il via ad un susseguirsi di avvenimenti che porteranno alla felice conclusione del romanzo dopo essere passati attraverso inganni, false identità, rapimenti, fughe, inseguimenti, agguati, balli aristocratici, cavalcate e numerosi altri colpi di scena.

Non voglio entrare maggiormente nel dettaglio per non togliere il gusto della sorpresa a chi non conoscesse ancora il libro, in ogni caso mi sento di affermare che la trama contribuisce solo per metà a tenere avvinto il lettore. L’altro grande pregio di “La pedina scambiata” sono i personaggi, deliziosamente descritti, e gli effervescenti dialoghi che hanno luogo fra loro.

Il Duca è un eroe oscuro, un uomo a modo suo seducente ma dal fascino sinistro ed inquietante. Benché spesso l’autrice ce ne descriva l’abbigliamento non è altrettanto ricca di dettagli sul suo aspetto, focalizzandosi al contrario sul suo carattere e la sua pessima reputazione. L’eroina al contrario fin dal suo apparire si rivela essere un incantevole, spumeggiante fuoco d’artificio; il suo temperamento appassionato la rende adorabile, sempre sostenuta da uno spirito irrefrenabile. Mentre il Duca non perde mai la sua compostezza, lei sembra godere nella sua pienezza di ogni stato emotivo e ci viene presentata di volta in volta impetuosa, dolce, gentile, maliziosa, testarda, disperata.

L’antagonista del Duca è un autentico malfattore, un uomo che un atto sconsiderato ha portato alla follia ma che resta fedele fino in fondo al suo desiderio di conservare i propri nefandi segreti. Tutte le sue azioni, dal momento in cui lo conosciamo fino alla conclusione del romanzo, non hanno altro scopo se non vincere la sfida che il protagonista gli ha lanciato. Nella speranza di raggiungere quel fine non esiterà di fronte a nessuna perfidia, disonestà o menzogna.

Svariate copertine inglesi e americane del romanzo
Svariate copertine inglesi e americane del romanzo

Anche i personaggi secondari hanno fascino ed individualità: lady Fanny e Rupert sembrano egoisti e frivoli, ma rivelano di possedere un cuore generoso e molto coraggio. Hugh Davenant incarna la compostezza e la saggia pacatezza che nessuno degli Alistair possiede; lord e lady Merivale mostrano come anche nell’aristocrazia una coppia potesse essere unita da un affetto sincero e dalla stima reciproca.

La riuscitissima caratterizzazione dei personaggi si affianca inoltre a un susseguirsi di dialoghi perfettamente cesellati e rifiniti, studiati fin nelle più piccole sfumature. Ogni battuta sembra un gioiello per la cura con cui è stata composta e risulta essere la frase perfetta, proprio ciò che in quel momento il personaggio avrebbe dovuto dire. E nel romanzo questi deliziosi dialoghi sono portati avanti per pagine e pagine, passando da un tono divertente ed umoristico a registri più drammatici, a sfumature ricche di sottintesi.

Non saprei che altro aggiungere, se non che “La pedina scambiata” è semplicemente un magnifico libro, dove un umorismo sottile stempera la tensione e dove la suspense di sapere cosa accadrà in seguito è sempre alta. Il romanzo si legge con enorme piacere, passando da un’avventura quasi di cappa e spada a momenti più introspettivi o scene delicatamente domestiche. E pagina dopo pagina, quasi senza rendersene conto, si capisce anche come i protagonisti si stiano innamorando l’uno dell’altra sempre più profondamente.

Se non l’avete ancora fatto, leggete “La pedina scambiata” perché l’esperienza si rivelerà un’autentica delizia!

 

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