“Un cadavere di troppo” di Ellis Peters – Recensione

[Titolo originale: One Corpse Too Many – The Cadfael Chronicles #2]

Il mio giudizio in breve:

Giallo d’ambientazione medievale in cui l’atmosfera è molto sentita, lo stile scorrevole, i dialoghi arguti e vivaci. Anche la trama si sviluppa bene benché la componente investigativa appaia forse un po’ ridotta a causa del ristretto numero di sospettati.

Un Cadavere Di Troppo

Quando ho iniziato la lettura di questo romanzo sapevo di come l’autrice britannica avesse scritto, nell’arco di circa 20 anni, parecchi romanzi il cui protagonista è Fratello Cadfael, monaco erborista presso l”abbazia benedettina di Shrewsbury che vanta un avventuroso passata di crociato e soldato. Avevo erroneamente dedotto dal retro di copertina che questa fosse la prima avventura del monaco investigatore, invece ho poi scoperto che si tratta della seconda (il primo romanzo è infatti “Fratello Cadfael e la bara d’argento“) ma il romanzo risulta comunque autonomo e per nulla penalizzato dalla mancata lettura del suo precedessore.

Il volume è ambientato nel 1138, durante l’assedio del castello di Shrewsbury – retto da uomini fedeli alla imperatrice Maud – da parte di re Stefano, desideroso di difendere e sostenere le proprie rivendicazioni al trono d’Inghilterra. Dopo poche pagine occupate a delineare questa situazione di conflitto e tensione, l’autrice ci presenta subito l’omicidio su cui si basa la storia: fra i molti soldati della guarnigione, giustiziati per ordine del re, si trova un corpo in più, particolare non da poco che attira l’attenzione di fratello Cadfael e lo spinge ad indagare sulle misteriose circostanze che possono aver portato alla morte un giovane apparentemente estraneo all’assedio.

Ammetto che nel primo capitolo sono rimasta un pochino spiazzata: non conosco che a grandi linee gli eventi storici dell’Inghilterra all’inizio del Dodicesimo secolo, quindi faticavo un po’ a raccapezzarmi su chi parteggiasse per il re o per l’imperatrice, ma questo disagio è stato superato presto perché la Ellis sa tratteggiare bene lo scenario in cui ha deciso di ambientare la vicenda e presto se ne sa abbastanza per seguire agevolmente lo svolgersi degli eventi.

Il lettore si ritrova dunque immerso nella campagna, tutto sommato placida (almeno dentro le mura dell’abbazia) nonostante la sanguinosa guerra civile imperante all’esterno. Ed accompagna fratello Cadfael nella risoluzione del mistero, apprezzando il modo in cui quest’uomo – che dimostra di aver conosciuto del mondo ben più di un piccolo orticello dove coltivare erbe medicinali – usa tutti i talenti ricevuti da Dio per destreggiarsi anche nei casi più rischiosi.

Il monaco infatti vuole risolverlo per intero questo inaspettato mistero: non soltanto desidera identificare il giovane, ma si prodiga per scoprire l’assassino e fargli pagare il suo crimine. D’altra parte lo svolgersi del romanzo mostra come l’interesse di fratello Cadfael risieda soprattutto nel risolvere con successo i drammi personali degli innocenti catturati nel difficile gioco di più ampie manovre politiche. Persino la sua ostinata ricerca della verità e della giustizia per il cadavere non identificato (mai sostenuta però a discapito della preoccupazione per quelli ancora in vita) è un ulteriore esempio di questo atteggiamento.

In effetti il delitto viene risolto quasi “cammin facendo”, senza che le indagini sembrino mai approfondirsi troppo, ed è questo l’aspetto che meno mi ha avvinta del romanzo: i personaggi realmente sospettabili sono giusto una manciata e quindi non c’è molta possibilità di investigare o porre domande come avviene solitamente nei gialli classici. D’altronde Ellis Peters (che è in effetti uno degli pseudonimi usati durante la sua carriera dalla scrittrice Edith Pargeter) ha condotto con tale leggerezza tutto l’intreccio, arricchendolo di altri spunti sempre pertinenti ed interessanti, che questa piccola pecca si sopporta senza fatica.

L’autrice infatti, grazie ad una attenta caratterizzazione dei personaggi, ha creato delle figure medievali molto credibili. A partire da Cadfael stesso, che per risolvere l’omicidio combina sia le proprie abilità di erborista all’abbazia sia alcune delle conoscenze apprese durante i giorni trascorsi come crociato, senza disdegnare nemmeno di affidarsi ad una certa saggezza mondana che gli consente di venire più agevolmente a patti con la dura realtà e di intuire cosa si cela dietro i comportamenti dei suoi antagonisti. Anche i comprimari sono ben delineati (benché tendano ad essere o troppo buoni o interamente malvagi) e grazie alla presenza di Godith e Aline viene introdotto un tocco romantico che ho molto apprezzato.

Lo stile del romanzo risulta volutamente arcaico (sia nella scelta delle parole che nel fraseggio), ma la sua prosa rimane comunque piacevolmente scorrevole ed acquista a tratti una certa poeticità dal sapore antico che si adatta perfettamente all’ambientazione. Questa accuratezza di linguaggio unita all’attenzione per i dettagli storici, ha permesso ad Ellis Peters di tratteggiare con notevole realismo il quadro di un borgo medioevale della Gran Bretagna cavalleresca.

In definitiva il libro assomma molti spunti positivi (la risoluzione di un delitto, la ben riuscita ambientazione medievale, gli stratagemmi per nascondere cose e persone quando diventa necessario), ben amalgamati fra loro e abilmente sviluppati. Anche quando si conoscono l’assassino e le motivazioni di tutti, il racconto resta avvincente ed intrigante.

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