“Dolci imprevisti” di Katie Fforde – Recensione

[Titolo originale: Highland Fling]

Il mio giudizio in breve:

Libro che non mantiene le aspettative generate dal riassunto sul retro di copertina e viene salvato soprattutto dalla romantica ambientazione in Scozia.

Dolci Imprevisti

Di mestiere Jenny Porter presta la propria opera professionale a gente che non incontra mai di persona. No, non fa il sicario, bensì l'”assistente virtuale”, ed è tanto risoluta ed efficiente nel lavoro quanto poco abile a gestire la sua vita sentimentale. Perciò, quando un cliente le chiede di recarsi in Scozia per valutare la situazione economica di una fabbrica tessile in crisi, accetta volentieri l’incarico poiché le offre la scusa per allontanarsi per un po’ dal pedante fidanzato e immergersi nella natura selvaggia e romantica delle Highlands. Ma il viaggio non si rivela la riposante gita tra pecore e erica che lei si aspettava. Jenny, infatti, ha il vizio di accorrere in aiuto del prossimo, sia che si tratti di salvare l’impresa di famiglia dello stravagante clan dei Dalmain, di dare una mano in un chiosco di hamburger o di improvvisarsi intermediario d’amore. Così l’inverno scozzese di Jenny metterà a dura prova le sue risorse, la sua pazienza e la sua resistenza al freddo. E a movimentarlo ulteriormente arriverà l’incontro, o meglio lo scontro, con il ruvido e misterioso Ross.

Questa la trama presentata nella quarta di copertina: forse non fra le più originali, ma in fondo alle donne che leggono libri romantici di solito preme soprattutto che le vicende siano portate avanti con vivacità e stile scorrevole. D’altra parte il cosiddetto lieto fine è quasi un obbligo e questo di per sé toglie una certa flessibilità alla struttura del romanzo. Ma, come dicevo, se i personaggi sono ben caratterizzati e il loro innamorarsi condotto con il giusto mix di brio, fraintendimenti e passione, il giudizio non può che essere positivo.

Io mi ero avvicinata a questo titolo con grandi aspettative: avevo già letto un paio di altre opere della Fforde (che nonostante non fossero dei capolavori imperdibili mi erano piaciuti) e adoro la Scozia, quindi le premesse erano le migliori. Invece più continuavo nella lettura e più mi accorgevo con rammarico che al libro manca quel certo non so che capace di distinguerlo.

La trama innanzi tutto: l’ennesima rivisitazione dell’attrazione fra un’eroina ordinaria e non sempre logica né coerente nei suoi comportamenti ed un protagonista maschile decisamente più desiderabile, nonché ricco. Sarebbe interessante capire quanto spesso nella vita reale accada che due persone tanto diverse in tutto si piacciano praticamente al primo sguardo ma ci impieghino settimane a capirlo o riconoscerlo, perché proprio questo accade in “Dolci imprevisti”. Dopo il primo incontro-scontro con Ross, i sentimenti di Jenny sono già abbastanza evidenti ma lei per tutto l’evolversi della storia non fa che negare ciò che prova e respinge ripetutamente, con atteggiamenti rudi e immaturi, l’uomo che in fondo vorrebbe accanto.

Come se non fosse sufficiente la forte componente di irrealtà che caratterizza questa storia d’amore, a mio parere l’autrice non ha nemmeno sviluppato in profondità la relazione fra i protagonisti, lasciando che qualche episodio più o meno ridicolo giustificasse in qualche modo il rafforzarsi dell’attrazione reciproca e il suo trasformarsi in amore. Lo spazio da dedicare a questi approfondimenti ci sarebbe stato in circa 360 pagine, ma viene in gran parte occupato dalla sotto-trama che ha portato Jenny in Scozia, ovvero le sorti del maglificio dei Dalmain.

L’introduzione di questo elemento inizialmente mi era sembrata positiva: una nota originale, che avrebbe potuto creare delle situazioni interessanti e movimentare la componente rosa. Però con il progredire del libro la salvezza del maglificio ha preso sempre più peso (troppo secondo me), al punto da mettere quasi in secondo piano gli aspetti sentimentali e da impedire alla narrazione di scorrere come dovrebbe. Anche perché questa non è l’unica sotto-trama del romanzo, benché sia sicuramente la più corposa.

Ai vari personaggi secondari è dato un notevole spazio, ma nell’insieme risultano mal concretizzati e spesso irrealistici, o quanto meno notevolmente eccentrici. Sembrano esagerato lo snobismo imperante, poco credibile il comportamento di Lady Dalmain ed il modo in cui i figli reagiscono ad esso, al limite dell’assurdo alcune situazioni (per esempio la cena “di gala” per la cui preparazione si prodiga quasi esclusivamente un’estranea da poco conosciuta). Dei protagonisti il meglio caratterizzato è Ross, che appare come il tipico uomo forte deciso e taciturno, mentre Jenny sembra un po’ stucchevole nel suo perenne ed esagerato desiderio di aiutare tutti. Inoltre le sue scelte, come ho già osservato, spesso non hanno senso, le sue motivazioni rimangono infantili sia nella sfera personale ed amorosa che in quella lavorativa. Non ho potuto fare a meno di chiedermi infatti perché, nel momento in cui pareva che il suo cliente volesse procedere in una determinata direzione (la chiusura del maglificio), lei si sia subito orientata in senso diametralmente opposto.

Nel complesso non posso quindi concludere se non dicendo che questo libro mi è piaciuto davvero poco, principalmente per lo scarso sviluppo dato ai personaggi e alle motivazioni o all’approfondirsi della storia d’amore. Ho trovato il romanzo sottotono e deludente rispetto ad altri dell’autrice e non mi sento di consigliarne la lettura se non per occupare un pomeriggio in cui altrimenti non si saprebbe proprio cosa fare.

Voto: gifVotoPiccola

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