“Vacanze matte” di Richard Powell – Recensione

[Titolo originale: Pioneer, Go Home!]

Il mio giudizio in breve:

Una lettura scorrevole ed esilarante, un piccolo capolavoro che riesce a far ridere in ogni pagina e che si sviluppa con assoluta imprevedibilità ed originalità.

Vacanze Matte

Vacanze matte” è un romanzo dalla storia curiosa: pubblicato nel 1959 ebbe un notevole successo, al punto che nel 1962 ne venne anche tratto un film con Elvis Presley, “Lo sceriffo scalzo” (Follow That Dream). Negli anni seguenti la notorietà del libro progressivamente calò e dopo la morte dell’autore nel 1999 cadde definitivamente nell’oblio, soprattutto in Italia. Solo nel 2011 la casa editrice Einaudi ne curò una nuova edizione, disponibile al momento (luglio 2015) solo in formato cartaceo.

Io ho letto una delle versioni vintage, quella pubblicata nel 1960 da Garzanti. A quanto ho capito la recente edizione di cinque anni è stata in alcuni aspetti attualizzata, ma non avendola acquistata né avuta fra le mani, non saprei dire quanto la cosa influenzi la struttura del romanzo, la trama o lo stile. Tutte le mie osservazioni seguenti si riferiscono dunque alle vecchie edizioni del romanzo.

La trama, almeno nelle sue linee generali, è presto detta: il padre del protagonista, guidando per tornare a casa dopo una vacanza in Florida, entra in un tratto di strada non ancora aperta al pubblico e avendo terminato la benzina mentre percorreva quella terra di nessuno, resta isolato con la famiglia. I Kwimper (il padre che ha così avventatamente imboccato una strada ancora chiusa al pubblico, il figlio maggiore Toby, due dispettosi gemelli Eddy e Teddy e la loro giovane baby-sitter Holly) imparano l’arte di arrangiarsi in quanto su questa strada persa nel nulla non passa anima viva per giorni. Quando finalmente alcune auto sfrecciano davanti allo spiazzo dove la famiglia si è accampata, sembrerebbe che i guai stiano per finire, ma non sarà così perché un funzionario fin troppo zelante crea uno strappo nel legame che i Kwimper avevano sempre creduto di possedere con il Governo. Inizia allora una battaglia senza esclusione di colpi, nella quale ostilità e problemi giungeranno da ogni fronte: il direttore dei lavori pubblici, i servizi sociali, addirittura una banda di gangster. I Kwimper dovranno difendere la loro nuova proprietà da tanti nemici e superare molti ostacoli, ma ci riusciranno in maniera a dir poco insolita e testarda.

Il tutto è narrato in prima persona da Toby, il figlio di circa vent’anni, in un linguaggio volutamente sgrammaticato (almeno metà dei tempi verbali sono sbagliati) che dimostra come questo ragazzone del New Jersey sia il membro più ignorante della famiglia. Ma l’autore l’ha assemblato alla perfezione questo gruppetto di novelli pionieri, che si completano e moderano a vicenda. Nemmeno il capofamiglia, da tutti chiamato semplicemente Papà Kwimper, può vantare una grande cultura, tuttavia ha dalla sua parte una notevole dose di astuzia e di intraprendenza che lo aiutano a destreggiarsi di fronte alle avversità. Toby al contrario è ingenuo, onesto e di buon cuore e per tirarsi fuori dai guai (causati da altri o derivanti dai disastri che lui stesso inconsapevolmente combina) sono proprio queste le doti su cui farà leva. La figura dell’intellettuale è impersonata invece da Holly, la baby-sitter non appartenente al clan dei Kwimper, così minuta e poco appariscente che Toby la ritiene ancora una ragazzina, la quale dimostrerà di avere abbastanza intelligenza e forza d’animo da trovare una soluzione nei momenti in cui non bastano né l’astuzia né il candore.

A questi personaggi principali si affiancano numerose altre figure: le autorità (più o meno ben disposte), il crimine organizzato, due coppie di coniugi che decidono di stabilirsi accanto ai Kwimper e di vivere con loro l’emozione di colonizzare quel pezzo di terra che non figura nemmeno sulle carte geografiche, un pavido impiegato di banca, un’affascinante esponente dei servizi sociali che rimane particolarmente colpita dal fisico atletico e dall’ingenuità di Toby …

Il libro, che riporta alla realtà americana (in particolare della Florida) negli anni ’50 del secolo scorso, risulta oggi inevitabilmente datato: non ci sono computer, non ci sono telefoni (non solo cellulari, nemmeno il telefono fisso!), la famiglia riesce a costruirsi una casa, per quanto rudimentale, con le proprie mani però deve fare ovviamente a meno di accessori come il televisore o la lavatrice. Ma un po’ come mi accade quando riguardo i fantastici film di Peppone e don Camillo, questi aspetti non mi infastidiscono: sono una semplice conseguenza del periodo in cui il libro è stato scritto e non pregiudicano in alcun modo la sua godibilità.

La caratteristica sicuramente più evidente del romanzo è l’umorismo, che ne permea ogni pagina e deriva dall’essenza stessa di questa strampalata famiglia ai limiti dell’assurdo. I Kwimper, con le loro idee inconcepibili (come la convinzione di aiutare il governo perché ricevono il sussidio di disoccupazione o il pensare che una legge si può inventare perché è ragionevole e dunque se anche non esistesse andrebbe creata) sono divertenti ma allo stesso tempo reali e toccanti. I loro pensieri, in forma certamente meno esasperata, possono essere spesso condivisi un po’ da chiunque e nonostante la loro visione del mondo sia davvero atipica non è difficile ritrovarsi in alcuni dei loro atteggiamenti.

Diventa perciò inevitabile parteggiare per i Kwimper, esultare per il modo in cui la loro tranquilla opposizione fa impazzire dalla rabbia chi si trova a doverli fronteggiare, sorridere per l’ingenuità (o stupidità, o pazzia) con cui aggirano gli ostacoli che incontrano sulla propria strada. Anche perché questa strampalata ed ignorante famiglia in fondo è buona, al massimo un po’ cocciuta e dispettosa. E pur di raggiungere i propri obiettivi non esita a rimboccarsi le maniche, a faticare, a mettersi in discussione.

Ecco dunque una lettura a dir poco divertente, in cui all’umorismo delle situazioni e dei dialoghi si mescola il sottile piacere di vedere come delle persone prive di particolari qualità riescano comunque a non lasciarsi soffocare dalla burocrazia e dall’eccesso di regole. Un libro che forse può risultare semplicistico in qualche passaggio ma che garantirà delle ore piacevolissime e sature di risate. Io l’ho riletto almeno una mezza dozzina di volte, l’ultima proprio pochi giorni fa!

Voto:gifVotoPiccola gifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccola

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...