“Love Story” di Erich Segal – Recensione

[Titolo originale: Love Story]

Il mio giudizio in breve:

Una storia d’amore commovente ma non sdolcinata, ben raccontata ma troppo breve. Un libro interessante, di cui consiglio la lettura, ma che non mi sembra meritare la fama universale di cui sembra ancora godere ad oltre 40 anni dalla sua uscita.

Love Story

 

Immagino che quasi tutti, per lo meno quasi tutte le persone della mia generazione, abbiano sentito parlare di “Love Story“. Io vidi il film da adolescente e, nonostante la toccante colonna sonora, non ne rimasi poi molto impressionata: carino, niente di più. Tanto che non sentii mai il desiderio di leggere il romanzo da cui era stata tratta la pellicola (che pure ebbe un successo sufficiente a salvare la Paramount, che all’epoca non navigava in buone acque). Poi un paio di settimane fa, girando in un mercatino di quelli definiti dell’antiquariato, mi imbattei in alcuni libri degli anni ’60 e ’70 e decisi di acquistarli, entrando dunque per la prima volta in possesso di una copia di “Love Story“.

La mia prima, primissima impressione fu che il libro era davvero sottile, non me lo aspettavo e ne rimasi un pochino spiazzata. Decisi comunque di leggerlo ed ora, a lettura conclusa, confermo che si tratta di un romanzo proprio breve. La storia è raccontata in fretta, a tratti pare quasi che l’autore corra attraverso la trama, come se stesse scrivendo una sceneggiatura o un racconto.

Love Story” narra del rapporto fra due studenti universitari, Jennifer Cavilleri e Oliver Barrett IV, che si sono conosciuti proprio nella biblioteca della facoltà di lei. I due sono persone profondamente diverse: provengono da ambienti agli antipodi, hanno un differente concetto dei legami familiari, fino a quel momento la loro vita non ha avuto alcun aspetto in comune né sembrano esserci punti di contatto in futuro, a parte una breve parentesi amorosa. Invece il legame fra i due si rafforza, nonostante le difficoltà legate fin da subito alla abissale differenza fra le condizioni economiche dei rispettivi genitori.

Questo libro dunque non è la tipica storia d’amore con un affascinante principe azzurro ed il sospirato lieto fine; leggendo “Love Story” si scoprono le sfaccettature di un rapporto che diventa serio nonostante le perplessità iniziali, di un matrimonio precoce in seguito al quale la coppia sviluppa amicizia e comprensione, oltre che la semplice attrazione fisica reciproca. A dispetto di uno spunto iniziale fin troppo abusato nella narrativa (l’odio che si trasforma in amore), si capisce fin dalle prime battute che alla forte passione fra i due protagonisti dovranno fare da contraltare sacrifici altrettanto profondi, da entrambe le parti.

Le premesse sono ottime dunque, l’intreccio potenzialmente molto stimolante: purtroppo come accennavo prima gli scorci di romanticismo non diventano memorabili a causa della brevità del romanzo. Centocinquanta pagine si rivelano insufficienti per descrivere con completezza la storia e se da un lato si può apprezzare lo stile leggero e privo di fronzoli, dall’altro si nota che il ritmo è troppo affrettato, specie in alcuni punti. Non sono ben sviluppati i personaggi, che restano in larga misura bidimensionali perché eventi importanti nella relazione tra Oliver e Jenny si susseguono senza che l’autore vi si soffermi a sufficienza. Non viene nemmeno spiegato, ma solo presentato come un dato di fatto, il difficile – quasi inesistente – rapporto tra Oliver e suo padre.

Anche i dialoghi non aiutano in questo senso, perché se pure si apprezza il sarcasmo che sempre anima gli scambi di battute fra i protagonisti, non si può certo dire che si vada oltre un livello semplicistico, minimale di comunicazione. Il dialogo più complesso è secondo me quello tra Oliver e suo padre quando il ragazzo ha bisogno di denaro, ma trovo sorprendente che in una storia d’amore la conversazione più significativa non avvenga fra i protagonisti. La mia impressione è che la brevità del libro e i dialoghi relativamente poco sviluppati non permettano di cogliere a pieno la chimica che poteva svilupparsi fra i due personaggi.

La sensazione che il libro sia troppo compresso deriva anche dal fatto che l’autore ha dato spazio (per quanto in maniera minore) ad altri temi oltre quello passionale: l’amicizia, l’ambizione, la solitudine. L’amore è sicuramente l’argomento principale, quello su cui è basato l’intero romanzo, ma l’interazione di Oliver con i suoi amici e i compagni giocatori di hockey introduce l’importanza dell’amicizia (cui dovrà in parte rinunciare quando non avrà il denaro per contraccambiare inviti a cena che cesseranno di essergli fatti). Il gioco dell’hockey mostra il lato ambizioso di Oliver, così deciso a vincere quell’ultima partita. Mentre la morte di Jenny mostra come sia suo padre che suo marito si sentano ormai soli perché lei era al centro di entrambe le loro vite.

Ritengo che “Love Story” rappresenti comunque una lettura stimolante perché il modo in cui è descritto l’approfondirsi del legame fra i due studenti fa venire voglia di scoprire di più, ed invoglia a proseguire. Ottimo per esempio è secondo me l’avvio del romanzo: “Cosa si può dire di una ragazza di venticinque anni che è morto? Che lei era bellissima. E brillante. Che lei amava Mozart e Bach. E i Beatles. E me.” Poche frasi che riescono a dare l’idea di un sentimento straziante, di un dolore che va oltre la sofferenza fisica, che ha lacerato l’anima. E che costituiscono il contrappeso perfetto per un finale che perde forse un po’ di realismo ma si rivela davvero commovente, toccante.

La frase che è diventata quasi un sottotitolo al libro, “Amare significa non dover mai dire mi dispiace“, porta invece secondo me un messaggio negativo. Premetto che giudico quest’affermazione fortemente ambigua. Significa che non si dovrebbe mai giungere a danneggiare chi si ama, e quindi indirettamente non porsi mai nella condizione di dover chiedere scusa? O vuol dire che Jenny deve perdonare automaticamente Oliver perché lo ama? Forse il commento sottintende semplicemente che se si ama qualcuno, allora non c’è bisogno di pronunciare delle parole per esprimere rammarico o rimorso, perché si possono comunicare in altri modi quei sentimenti. Oppure ancora che, quando due individui si amano, chi ha subito un torto non dovrebbe preoccuparsi di sentire che l’altro ne è dispiaciuto perché dovrebbe già sapere che il suo benessere gli sta a cuore. Non saprei dire che cosa Segal intendesse nello scrivere questa frase, so solo che a me conforta dirla o sentirla nel momento giusto.

Concludendo, giudico “Love Story” un romanzo interessante e piacevole, che mescolando umorismo e tristezza in maniera tutto sommato realistica ha saputo mostrare i due lati dell’amore, felicità e tristezza. Oliver e Jenny hanno dovuto imparare ognuno qualcosa dall’altro per vivere a fianco, hanno compiuto insieme un percorso di crescita che proprio nel momento in cui le difficoltà parevano superate si è mutato in tragedia. Un finale amaro, come lo è talvolta la vita, che aggiunge spessore ad una storia raccontata con troppa brevità.

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