“Ti prego lasciati odiare” di Anna Premoli – Recensione

Il mio giudizio in breve:

Appena bellino: lo spunto (per quanto prevedibile) potrebbe dar vita a situazioni divertenti, peccato che venga esagerato irragionevolmente. Letto tutto sommato volentieri ma non penso che lo rileggerei. Ha vinto il premio Bancarella, ma personalmente non mi sento di affermare che lo merita davvero.

ti-prego-lasciati-odiare

Questo romanzo non è esattamente una novità editoriale (il premio Bancarella è stato vinto nel 2013), ma la mia wish list di libri interessanti è molto lunga, il tempo tiranno e così solo di recente ho finalmente selezionato sul mio kindle “Ti prego lasciati odiare” della Premoli. L’acquisto risale a parecchi mesi fa, forse addirittura un anno e mezzo ormai, mi aveva ispirata la sinossi del retro di copertina e mi avevano incuriosita le recensioni riportate sul sito di Amazon, parecchio discordanti fra loro. Purtroppo per quanto mi riguarda il libro non ha mantenuto le promesse e si è rivelato troppo banale ed improbabile per risultare davvero bello.

La trama è presto detta: lui e lei lavorano insieme, non si sopportano, causa circostanze indipendenti dalla loro volontà sono costretti a frequentarsi molto (anche oltre il normale orario d’ufficio) e scoprono così che l’odio in cui erano vissuti per anni in realtà nascondeva l’amore. Bene, la trama non è sicuramente originale, ma questo non rappresenta di per sé un problema: ad un romanzo rosa e leggero io chiedo che mi distragga, mi rilassi e mi faccia divertire. E siccome questo implica la presenza del lieto fine, la prevedibilità è tollerabile e tollerata: anche perché nonostante il finale sia scontato, mi auguro sempre che la strada per arrivarci non lo sia altrettanto.

La storia dunque non brilla per originalità, questo è sicuro. A me ha ricordato, tanto per citare un capostipite della letteratura romantica, “Orgoglio e pregiudizio”: ricco e affascinante protagonista maschile che, soprattutto nelle pagine iniziali, si mostra altero e perfettamente consapevole dei propri meriti; protagonista femminile con una certa dose di anticonformismo e carattere caparbio; famiglia di lui ricca, snob, appartenente alla cerchia di chi è socialmente arrivato; famiglia di lei assai meno alla moda, quasi imbarazzante nel suo essere volutamente alternativa e sdegnosa delle nobili tradizioni britanniche come la caccia e la supremazia aristocratica.

Un aspetto che poteva compensare la prevedibilità della trama sarebbe stata una sapiente caratterizzazione dei personaggi, invece i protagonisti non mi hanno per niente coinvolta. Jennifer credo dovrebbe essere una donna intelligente ed indipendente, realista, capace di sognare ma consapevole che la realtà non è tutta rose e fiori. Invece si è rivelata un’eroina insopportabile che fino all’ultima pagina conserva un inspiegabile, assurdo desiderio di antagonismo con l’uomo che le altre femmine si disputano. Non solo persiste nel rifiutare la persona dalla quale è attratta, ma lo fa con arroganza e maleducazione.

Ian da parte sua si comporta in maniera altrettanto inesplicabile sul versante opposto: nobile, intelligente, bellissimo, ricchissimo – insomma, assolutamente privo di qualsiasi difetto! – misteriosamente si innamora di una donna con cui non sembra aver niente in comune (e nel romanzo non accade nulla di speciale per far scattare la scintilla). Di fronte poi ai reiterati rifiuti di lei, persiste con un corteggiamento che si fa sempre più imbarazzante a causa della tenacia con cui Jennifer si nega e dell’altrettanto assillante foga con cui lui la cerca (si reca a sorpresa dai genitori di lei, la segue nei locali, la aspetta sotto casa). Non solo è poco credibile la tenacia con cui Ian cerca di far innamorare Jennifer, è assurdo anche che un uomo normale provi un così grande imbarazzo per i suoi soldi e il suo bell’aspetto: neanche fosse un ladro internazionale o un trafficante d’armi …

Ecco, questo credo mi abbia infastidita soprattutto: l’esagerazione che permea il romanzo, sia nella parte di odio sia in quella d’amore sia nell’approfondimento dei personaggi. Come se la Premoli per dare una sferzata di interesse al libro avesse puntato sull’estremizzazione assoluta della realtà. Già, perché io non riesco proprio a giudicare credibili troppi degli episodi riportati in “Ti prego lasciati odiare”.

Partiamo dall’inizio, e quindi dagli assurdi battibecchi con cui si apre la narrazione: senza una vera ragione che motivi un’antipatia quasi patologica, l’autrice si limita a presentare una donna che colpisce un collega spaccandogli il naso (chissà poi perché lui non la denunciò subito, visto l’odio reciproco che provavano!) e due stimati professionisti londinesi che litigano con tale violenza da far fuggire dalla sala riunioni le altre persone presenti. Poi un gran genio costringe la coppia a lavorare gomito a gomito, qualche fraintendimento porta ad una serie di baci, proposti ed accettati per fingere un legame che in apparenza non esiste, ed ecco scoccare il colpo di fulmine al quale seguono (riproposte con snervante ripetitività) sempre le stesse situazioni: lei rifiuta lui, lui la insegue, lei si lascia andare per un momento ma poi nega di amare Ian, e di nuovo. Ma anche qui precipitando presto nell’esagerazione: Ian diventa praticamente uno stalker pur di farsi amare da Jennifer, da parte sua sempre più cafona in ogni suo irragionevole rifiuto.

C’è qualcosa che salvo di questo romanzo? Per fortuna sì (anche se troppo poco per le aspettative che avevo prima di leggerlo). Innanzitutto lo stile: non l’ho giudicato particolarmente accattivante, tuttavia è abbastanza brioso e penso che sia adeguato per il tono di un chick-lit.

Mi è piaciuto poi il fatto che sia stato l’uomo a combattere e impegnarsi per convincere la donna che l’amore esiste davvero, nonostante le differenze e le incomprensioni. Una volta erano gli uomini quelli che non volevano impegnarsi, ora che lo sono anche le donne si aprono scenari nuovi, in cui è il sesso forte che per primo mostra il bisogno di passare ad una fase successiva del rapporto, a qualcosa di più duraturo e stabile. Un piacevole “ribaltamento di ruoli” rispetto alle trame di 15 o 20 anni fa, in cui il fascinoso miliardario di turno non aveva nessuna intenzione di legarsi ad una donna (per quanto bella e intelligente) ed era sempre lei a doversi affannare per pagine e pagine fino a conquistare il sospirato lieto fine.

Che altro dire, “Ti prego lasciati odiare” complessivamente mi ha delusa, rivelandosi più banale di quanto avrei potuto prevedere, né mi induce a leggere altri romanzi della Premoli. Al contrario mi ha incuriosita un romanzo americano (“Questione di pratica” di Julie James), che secondo altre recensioni pubblicate in rete ha una trama da cui la Premoli ha attinto con una certa generosità ma presenta uno stile più frizzante e maggior aderenza alla realtà. Insomma, penso che a breve dovrò trovare il tempo per leggere questo promettente Questione di pratica!

Voto:gifVotoPiccola gifVotoPiccola

 

Annunci

One thought on ““Ti prego lasciati odiare” di Anna Premoli – Recensione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...