“Poirot e la strage degli innocenti” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: Hallowe’en Party]

Il mio giudizio in breve:

Si legge tutto d’un fiato anche se magari non si riuscirà ad indovinare il colpevole. Trovo che il ritmo della narrazione sia sempre serrato, nonostante la presenza di numerosi personaggi e luoghi importanti per le indagini. Particolarmente riuscite sono poi alcune scene, soprattutto nella cava o con Miranda: le ho ancora impresse nella mente!

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Questo post, come altri dedicati ai libri della Christie e al suo investigatore Poirot, fa parte di una “serie” di articoli collegati al telefilm attualmente in onda il sabato pomeriggio in televisione: questo il link al post che ricapitola l’argomento.

Raramente ho letto un libro in un momento altrettanto appropriato, combinando alla perfezione il tempo reale e quello narrativo: con “Poirot e la strage degli innocenti” è accaduto proprio questo! Il romanzo inizia infatti, assai innocentemente, mostrando i preparativi per una festa di Halloween; durante queste ore di confusione, fra un’incombenza e l’altra, una ragazzina di tredici anni afferma di essere stata alcuni anni prima testimone di un omicidio, senza averne compreso all’epoca la reale natura delittuosa. Al termine dei festeggiamenti, quando la regazza viene trovata morta, la famosa scrittrice Ariadne Oliver chiede all’amico Poirot di indagare e quasi subito le domande poste dall’uomo rivelano una complessa rete di bugie ed inganni.

Io non amo molto il meticoloso investigatore belga, preferisco i modi arguti ma più alla mano di miss Marple, eppure questo è uno dei libri della Christie che ho preferito in assoluto. Non tanto per la parte strettamente investigativa, ma perché il ritmo della storia mi ha spinta a proseguire la lettura, facendomi apprezzare le varie caratterizzazioni ed anche le apparenti digressioni dalla traccia principale. A mio parere quindi “Poirot e la strage degli innocenti” è uno dei romanzi in cui l’investigatore è al meglio, perché non fa solo sfoggio delle proprie brillanti capacità deduttive, ma in qualche modo riesce (forse per la presenza come spalla della signora Oliver, svampita ed un po’ inconcludente, ma molto meno fatua e superficiale di Hastings) a mitigare l’arroganza che lo contraddistingue. Inoltre fa sorridere osservare Poirot fronteggiare un mondo troppo moderno per lui e vederlo camminare per la campagna inglese con le sue strette scarpette laccate, mentre dei giovani un po’ capelloni si aggirano sulle proprie auto rombanti qualche metro più in là.

Il libro sembra racchiudere tutti gli ingredienti di un buon mistero: una vittima interessante, un ambiente inquietante ed un complesso cast di personaggi. Mi è piaciuta la descrizione iniziale del party, che ha ricreato una calda atmosfera da campagna inglese placida e tranquilla, per poi interromperla bruscamente con qualcosa di tanto drammatico come l’omicidio di una bambina. Mi è piaciuto il modo di introdurre i numerosi sospettati e comprimari, tratteggiandoli in modo che tutti appaiano con qualche piccolo segreto, come se ognuno di loro avesse qualcosa da guadagnare nel nascondere una parte della verità. Ed anche se l’identità del colpevole è intuibile già verso la metà del libro, rimane pregevole l’analisi psicologica dei personaggi (e del crimine stesso) condotta dall’autrice.

La trama raccontata non lascia comunque mai trasparire con sicurezza la soluzione, il che in un romanzo poliziesco è sicuramente un pregio, e penso che anche un lettore che abbia brancolato nel buio fino all’ultimo capitolo leggendo infine le pagine in cui Poirot spiega con l’abituale saccenteria come sia giunto alla soluzione del mistero, a dispetto dei falsi indizi lasciati cadere qua e là, ritrovi nei dettagli a volte sottovalutati la risposta ai propri dubbi.

Lo stile è quello caratteristico della Christie, che deve dunque piacere per poterne apprezzare le opere. Detto questo ho giudicato simpatico vedere come la scrittrice abbia dipinto il suo modo di vedere la gioventù dell’epoca, anche se ad un certo punto le osservazioni sui bambini che diventano troppo presto indipendenti e sui genitori che lasciano i figli a se stessi sono diventate un po’ ripetitive. Invece di concentrarsi unicamente sull’aspetto investigativo o sulla psicologia dell’assassino, la maggior parte dei personaggi sembravano interessati alle influenze sociali che avevano portato all’omicidio.

Uno degli aspetti che invece ho preferito è stato questo intrecciarsi di passato e presente, non nuovo nelle opere della Christie, per cui un delitto commesso oggi si può considerare figlio di un evento passato. Secondo me è un bell’espediente per dare profondità alla trama, legando il mistero appena accaduto con tante possibili cause più o meno remote, alle quali il lettore deve riuscire ad assegnare il giusto peso (e la corretta interpretazione). Ne risulta una trama permeata dall’aria di sottile minaccia e crudeltà che sembrano propagarsi dal passato, trasformando il pacifico villaggio inglese in un luogo quasi agghiacciante.

Con “Poirot e la strage degli innocenti” Agatha Christie offre secondo me ai lettori un altro romanzo ben costruito ed avvincente, che – come la maggior parte dei suoi libri – certamente non delude.

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