“Il castello dell’orco cattivo” di Tony Wolf e Anna Casalis – Presentazione

Ho acquistato questo libro alcuni anni fa praticamente a scatola chiusa, perché possedevo già i volumi legati alle Storie del Bosco di Tony Wolf e sapevo che a mio figlio (all’epoca intorno ai 5 anni) piaceva lo stile dell’autore, e siamo rimasti davvero soddisfattissimi della scelta fatta.

Il castello dell'orco cattivo - copertina
Il castello dell’orco cattivo – copertina

Come detto lo stile dell’opera è il quello che contraddistingue tutte le pubblicazioni di Tony Wolf, in cui animali gnomi e altre creature “fatate” vengono accomunate da una certa umanizzazione che ricorda un passato campagnolo nemmeno troppo remoto, appena condito di magia. Incontriamo dunque ricci, leprotti e gufi che indossano abiti, vivono in tane che somigliano a case (con letti, tavoli e suppellettili), svolgono i mestieri che potevano essere quelli di inizio Novecento, formano insomma nel bosco una piccola ma unita comunità che alterna le incombenze quotidiane a qualche avventura più insolita.

Il titolo di cui voglio parlare in questo post, “Il castello dell’orco cattivo” fa parte della mini-collana “Le avventure di Bosco Grande“, composta oltre che da questo libro anche da “Il sogno di Fred la ranocchia” e “Il segreto del castoro Dentone“. Benché simili per tono e disegni, i tre racconti hanno sfumature diverse che li rendono abbastanza dissimili l’uno dall’altro.

Il castello dell’orco cattivo” mostra la lotta degli animali più pacifici del bosco (conigli, ricci, gufi, rane) contro i soprusi di un malvagio orco che vive nel grande castello sulla collina: una storia interessante, originale, a tratti sicuramente un po’ paurosa per un bambino di 5 anni ma le splendide figure e lo stile della narrazione la rendono assolutamente non terrificante ed anzi l’hanno fatta diventare la preferita di mio figlio. “Il sogno di Fred la ranocchia” descrive il desiderio di una ranocchia avventurosa di viaggiare oltre i confini del proprio villaggio, di come realizzerà questo sogno e di quanta gioia ne ricaverà. “Il segreto del castoro Dentone” (probabilmente il meno interessante fra i tre titoli disponibili) narra della mancanza di ispirazione di un castoro inventore, che rispolvera alcuni appunti incompleti del nonno e riesce a creare una formula speciale per il dentifricio.

Il sogno di Fred la ranocchia - copertina
Il sogno di Fred la ranocchia – copertina

Fatte salve dunque le ovvie differenze di trama, i tre libri hanno molto in comune: la narrazione è avvincente, divisa in capitoli brevi che possono essere letti in momenti diversi se l’attenzione dei bambini sta calando troppo; il linguaggio semplice ma non piatto, interrotto da molti dialoghi e calato nel quotidiano con piccoli dettagli che rendono la storia più reale per il giovane pubblico cui sono destinati. Anche se a volte sono presenti parole che i più piccoli potrebbero non conoscere, il tono delle frasi è sempre scorrevole e quindi la lettura insieme può diventare un piacevole momento per imparare anche qualcosa di nuovo da parte dei bambini.

I volumi hanno un formato (24×26 cm) che permette di apprezzare al meglio i bei disegni e grazie al quale i caratteri di stampa sono sufficientemente grandi perché le storie possano constituire una delle prime letture autonome dei bambini che frequentano la scuola elementare. La copertina rigida è leggermente imbottita, le pagine interne (circa 30 in ogni libro) benché non cartonate sono abbastanza spesse e delle colorate illustrazioni arricchiscono il retro della copertina.

Il segreto del castoro Dentone - copertina
Il segreto del castoro Dentone – copertina

Le illustrazioni sono in effetti a mio parere uno dei punti di forza di questa collana, sia per lo stile sia perché si accompagnano sempre perfettamente al testo e dunque permettono anche ai bambini più piccoli di seguire con maggior facilità il racconto. Di fatto in ogni facciata c’è un disegno, alternando quelli più piccoli e quelli a tutta pagina che permettono di mostrare non solo un particolare personaggio ma un’intera scena. Il tratto è moderno, ma non essenziale e stilizzato come nei cartoni animati; i colori vivaci e ricchi di sfumature, mai troppo forti e molto realistici. Soprattutto nelle illustrazioni a pagina intera ci sono molti dettagli, sui quali inevitabilmente si soffermerà l’attenzione dei bambini, e nelle riletture successive sarà interessante interrompere la lettura del testo per commentare qualcuno di questi particolari.

La mia esperienza: le storie, pensate proprio per bambini di 5 anni circa, risultano tutte e tre interessanti e piacevoli da seguire, anche se mio figlio ha preferito “Il castello dell’orco” per la trama più avventurosa, condita anche da un piccolo mistero. Anche dopo un paio di anni è capitato che abbia voluto rileggere questa storia, fermandosi a tratti per commentare le immagini (in particolare il castello ‘prima e dopo’ raffigurato nelle pagine adiacenti alla copertina).

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 4 anni e mezzo – lettura autonoma dai 6 anni  02-reading-a-book

Valutazione: acquisto consigliato!

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