“Un signor gentiluomo” di Candice Hern – Recensione

[Titolo originale: Once a Gentleman]

Il mio giudizio in breve:

Molto migliore rispetto al secondo, godibile forse quanto il primo anche se in qualche modo si è perso qualcosa dello stile pacato e raffinato di “Mia dolce sognatrice”. La trama non originalissima mantiene un ritmo frizzante e vivace fin verso metà, mentre finale sembra frettoloso e perde un po’ di tono.

signorGentiluomo

I protagonisti di questo terzo capitolo della saga del Cabinet sono Nick e Pru: un giovane uomo affascinante (e consapevole di esserlo) ed una giovinetta molto timida e non certo bellissima, costretti dalle circostanze – e dai parenti di lei – ad un matrimonio forzato. La trama è probabilmente la più prevedibile fra quelle della trilogia, ma viene dipanata con eleganza e nel complesso il libro mi è piaciuto sicuramente di più di quello dedicato a Edwina ed Anthony.

L’aspetto che ho apprezzato maggiormente è stato proprio il fatto che la Hern sia riuscita a portare avanti la storia senza sentire l’esigenza di riempire il nascente rapporto fra i protagonisti con emozioni vorticose e travolgenti (siano esse rabbia, odio o passione). Due persone che si conoscono superficialmente da anni si ritrovano costrette a sposarsi: i loro sentimenti non cambiano radicalmente dall’oggi al domani, il che sarebbe davvero irrealistico, ma piuttosto si evolvono e maturano in relazione a quello che marito e moglie scoprono pian piano dell’altro, imparando a conoscersi e a guardare oltre le apparenze.

Prudence, timida e graziosa, non si trasforma in una bellezza mozzafiato e sicura di sé: seguendo i suggerimenti delle amiche cambia pettinatura e stile, acquistando un guardaroba meno anonimo di quanto non fossero i suoi precedenti abiti, tuttavia si percepisce chiaramente che la ragazza è sempre la stessa. Per quanto affetto e attrazione provi per il marito, la sua innata e quasi invincibile timidezza è un freno tale da impedirle a lungo di esprimere i propri sentimenti, condizionando pesantemente il crearsi di una maggiore intimità con Nicholas.

Nick dal canto suo mi è sembrato meno approfondito come personaggio: la Hern ne ha delineato più volte la correttezza e cortesia, cioè le caratteristiche da “gentiluomo” che lo spingono non solo a sposare una donna che si ritiene lui abbia compromesso, ma anche a fingere un affetto che non prova per risparmiarle critiche e sarcasmi. Lodevoli intenzioni, purtroppo però l’autrice non si è soffermata molto su altri aspetti del suo carattere: si scoprirà lo scopo per cui cerca di accumulare denaro (ed anche questo sarà com’è ovvio un motivo nobile ed altruista), ma il personaggio resta sostanzialmente poco sviluppato.

Così come poco sviluppata è, a mio parere, la seconda parte del romanzo: va bene condurre i protagonisti all’altare quasi nel primo capitolo, va bene che trattandosi di nozze forzate le prime reazioni siano di sconforto, stupore e impotenza, tali da giustificare esitazioni ed equivoci, ma dopo un po’ di tempo mi sarei aspettata che la situazione cambiasse. Ho apprezzato la presenza di un’eroina timida ed impacciata, ma diamine a tutto c’è un limite: una giovane donna intelligente, nipote di un duca, con del denaro proprio (anche più del marito) non avrebbe dovuto trovarsi tanto in soggezione di fronte ad un uomo soltanto per il bell’aspetto di lui. Nessuno nella realtà sarebbe tanto tenace nel sottovalutarsi!

La presenza di una protagonista riservata e modesta, che inizialmente mi ha affascinata ed ha permesso all’autrice di aggiungere qualche nota umoristica ai tentativi di Prudence di flirtare con il suo seducente ma un po’ troppo egocentrico marito, dopo un po’ ha perso di originalità. E quando i dialoghi non sono stati più molto frizzanti, la trama si è rivelata troppo lineare – senza misteri, elementi di suspense o un antagonista esterno da combattere – e con un finale che mi ha dato l’idea di essere poco curato e non molto coinvolgente.

Più che una vera storia d’amore il libro ha finito per rivelarsi quasi una descrizione (romanzata ma realistica) degli stati d’animo di una donna timida che le circostanze pongono d’improvviso nella condizione che aveva segretamente anelato per anni. Turbata da ciò che l’ha resa moglie di Nick, Prudence non riesce sempre a dire ciò che sente, ma la Hern fa percepire bene cosa stia pensando la sua eroina, e i lettori ne possono condividere il dolore, l gioia e la frustrazione. Quando però la timidezza e l’ingenuità diventano eccessive (un episodio fra tutti, quello della prima vera notte di nozze fra i due) la narrazione perde di credibilità e la lettura si fa un po’ faticosa.

Insomma, complessivamente non posso dire che questa trilogia della Hern abbia soddisfatto le aspettative generate dal primo libro: non si tratta di romanzi sgradevoli, al contrario, ma non sono neppure fra quelli che vorrei rileggere o di cui conservare un ricordo particolarmente caro.

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