“La casa degli usignoli” di Delly – Recensione

[Titolo originale: La maison des rossignols]

Il mio giudizio in breve:

Bel romanzo, che pur seguendo uno schema abbastanza usuale per l’autore è capace di episodi insoliti che lo rendono originale e godibile. Particolarmente brillanti alcuni dialoghi.

 

Copertina del romanzo "La casa degli usignoli"
Copertina del romanzo “La casa degli usignoli”

Oggi è Natale e ho cercato a lungo, nell’ultima settimana, di farmi venire in mente un libro (non per bambini) che fosse legato a questa giornata o almeno a questo periodo. Non volevo però scegliere un titolo famoso come il quasi troppo noto “Canto di Natale” di Dickens, quanto piuttosto un romanzo che mostrasse il trionfare dei buoni sentimenti, dell’onestà e dell’altruismo, una favola moderna capace di incantare con il fascino della sua trama, dei suoi personaggi, delle situazioni narrate. Alla fine, dopo non pochi dubbi e ripensamenti, ho deciso di dedicare il post odierno ad un romanzo che, pur con i suoi difetti, mi pare rispecchi tutte queste caratteristiche.

La casa degli usignoli” è opera di Delly, autore del quale ho già parlato diffusamente sul blog (qui il link) e rispecchi perfettamente lo schema tipico dello scrittore. Il volume si apre a Parigi, mostrando lo squallore e la povertà in cui, affamate ma dignitose, vivono la signora de Sourzy e la sua bella figlioletta, Liliana. L’arrivo di una ricca parente dall’Inghilterra sembra risolvere le ambasce economiche della fragile e malata Marcella, ma giunte nell’opulenta dimora degli Stainville le due sventurate si rendono conto che le aspetta un avvenire di ristrettezze, costrette a piegarsi ai voleri di chi le mantiene e a ricambiare quella pesante ospitalità facendo da serve non pagate ogni volta che venga loro richiesto.

Dopo aver brevemente tratteggiato l’intima ribellione della giovanissima Liliana a questa prospettiva di vita, nonché un suo violento scontro con il cugino Ugo (scontro dal quale la bambina esce ovviamente sconfitta, nonché risentita e ferita), la narrazione fa un balzo e si sposta in una calda estate di parecchi anni dopo: Liliana è cresciuta, diventando una donna di notevole bellezza, ma la sua triste situazione non è cambiata. Ora però la fanciulla ha l’età per guadagnarsi da vivere autonomamente, cosa che cerca di fare ma che la porta a scontrarsi una volta ancora con i ricchi parenti, preoccupati di ciò che penserebbe la gente se una ragazza di quell’età andasse nel mondo a lavorare. Fino a quel momento gli scontri fra Liliana e lady Stainville hanno sempre portato alla capitolazione della fanciulla, ma questa volta le cose vanno diversamente perché nella discussione interviene Ugo, l’autoritario cugino che per la prima volta sembra notare la sua affascinante e fiera pupilla.

Prima ancora di introdurre l’aspetto romantico, la vicenda evidenzia una problematica che è propria di moltissime opere di Delly: una giovane donna priva di mezzi di fortuna può vivere a carico di ricchi benefattori senza che ciò intacchi sua fierezza e la sua dignità? Al giorno d’oggi il problema non si pone praticamente più: le persone in grado di vivere di rendita sono pochissime, chiunque si aspetta – terminati gli studi – di dover lavorare per provvedere a mantenersi. Il libro d’altra parte fu scritto alla fine degli anni Venti del Novecento, quando nella buona società e nell’alta borghesia era comune che una fanciulla passasse dall’autorità del padre a quella del marito senza doversi mai preoccupare di avere il denaro per pagarsi il cibo, gli abiti o qualche piccolo capriccio.

L’autore presenta spesso nei propri romanzi una giovinetta che, nonostante la raffinata educazione, i pregi intellettuali e morali, la straordinaria avvenenza, si trova nella difficile situazione di dovere tutto a qualche ricco parente o ad un tutore più o meno benevolo: è il destino delle protagoniste di “Mitzi“, “Magalì“, “Un marchese di Carabas“, “Nelle tue mani“, “Cuori nemici“, “La luna d’oro“. Lo stesso accade ne “La casa degli usignoli” ed anche in questo caso la bella Liliana, tutt’altro che soddisfatta di lasciarsi mantenere, non vede l’ora di avere l’occasione per rendersi economicamente indipendente e potersi così liberare dal giogo che per anni la cugina lady Stainville l’ha costretta a portare sulle spalle.

Ci troviamo dunque di fronte ad una tipica protagonista di Delly: non soltanto una donna di notevole bellezza esteriore, ma soprattutto una persona dai saldi principi morali, onesta, retta, intenzionata a fare sempre la cosa giusta perché vuole essere in pace con la propria coscienza e con Dio. Per quanto superata in certi atteggiamenti e pensieri, Liliana rappresenta un prototipo di donna al quale si potrebbe guardare come esempio, alla quale sarebbe bello poter assomigliare persino nel Ventunesimo secolo, una figura dal carattere abbastanza forte per non piegarsi di fronte alle avversità, dalle convinzioni sufficientemente salde per non abbandonarle nei momenti di crisi.

Non stupisce allora che il protagonista maschile, inizialmente cinico e disincantato, freddo e sdegnoso, venga conquistato da questa eroina che pur nelle difficoltà conserva con tenacia le proprie idee e non scende a patti con qualche soluzione facile ma biasimevole: è quasi un messaggio di redenzione e di salvezza più che di amore. E’ un incontro di anime e di volontà, prima ancora che di un uomo e una donna. Perché anche l’eroe, benché preso dalla gestione del suo impero finanziario e adulato da chi lo circonda, è forte ed onesto, non ha dimenticato i valori più importanti e rispetta le virtù quando le incontra.

Il cambiamento che avviene in Ugo per effetto dell’esempio e della vicinanza di Liliana, le loro inquietudini, le sofferenze morali che devono superare prima della conclusione, sono tutti aspetti che vengono magistralmente tratteggiati e mostrati nel loro evolversi, così che lo sbocciare del loro amore (per quanto prevedibile) non giunge inaspettato o immotivato. D’altra parte Liliana è una protagonista a suo modo giovanile e spensierata, la vediamo ridere insieme ai suoi amici artisti che vivono nella vicina Casa degli Usignoli, ed anche Ugo, quando mostra il suo vero io rivela di essere appassionato di musica e arte, di essere più giovane dentro a 25 anni di quanto non si fosse forse permesso di esserlo a 20.

I toni della narrazione sono forse un po’ esasperati nell’evidenziare la purezza dei sentimenti fra i due, la dolcezza di Liliana e la sua disponibilità al perdono, ma il messaggio del romanzo non può non toccare il cuore perché testimonia la meraviglia insita nell’atto di portare la luce in un cuore che ne era privo, diradando l’oscurità e donando l’amore – e con esso la vita.

Non nego che “La casa degli usignoli“, come la maggior parte dei romanzi di Delly, che in un certo senso potremmo considerare persino educativi vista la nobiltà di principi e la forte impronta religiosa, appaia oggi quasi anacronistico: nonostante le automobili, le luci elettriche presenti in casa Stainville e la fabbrica posseduta da Ugo, la storia narrata è sicuramente più diversa dalla nostra realtà di una vicenda d’amore ambientata in epoca Regency ma scritta da un’autrice contemporanea più “moderna” come Stephanie Laurens o Lisa Kleypas. I romanzi adesso travolgono con emozioni più forti ma più fugaci, eppure le vicissitudini di questi caratteri energici ma controversi, capaci di combattere sia le avversità materiali sia i loro demoni interiori con una forza che viene dalla volontà e dai saldi principi, costituiscono una lettura a mio giudizio straordinariamente piacevole per una fredda serata d’inverno. E una piccola dimostrazione che nel mondo, almeno quello di fantasia dipinto da Delly, i buoni sentimenti possono trionfare sulla meschinità, le invidie e la malvagità.

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