“Fiori per Algernon” di Daniel Keyes – Recensione

[Titolo originale: Flowers for Algernon]

Il mio giudizio in breve:

Fiori per Algernon” è un racconto senza tempo con un impatto emotivo formidabile. Convincente, ricco di suspense, avvincente nella storia, è soprattutto molto, molto commovente.

Edizione americana del romanzo che ha lo stesso titolo del racconto scritto in precedenza da Keyes
Edizione americana del romanzo che ha lo stesso titolo del racconto scritto in precedenza da Keyes

In realtà il post che volevo scrivere era incentrato su un poderoso volume di racconti di fantascienza: “Sonde nel futuro“, curato da Silverberg. Ben 560 pagine che racchiudono racconti di autori ed ispirazioni molto diversi fra loro, accomunati di fatto quasi solo dal genere di appartenenza. Poi però mi sono resa conto della poca sensatezza di recensire un’antologia così corposa, costituita da storie tanto profondamente differenti, ed ho quindi preferito dedicare spazio al racconto che più mi ha colpito nell’intero volume, ovvero “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes.

Daniel Keyes non scrisse molte opere appartenenti al genere fantascientifico, tuttavia una di esse è diventata un autentico classico. Pubblicato come racconto nel 1959 “Fiori per Algernon” vinse un premio Hugo Award; la sua espansione in forma di romanzo vinse un premio Nebula nel 1966; l’adattamento cinematografico Charly (del 1968) vinse un Oscar e diede origine nel 1980 ad un musical di Broadway. Io ho letto soltanto il racconto, contenuto nell’antologia a cui accennavo precedentemente; da quanto ho capito il romanzo ha introdotto alcuni argomenti “estranei” alla trama originaria (scene di sesso, parolacce, riferimenti al bere) che ne snaturano in parte ritmo e contenuti, ma ignoro quanto pesanti siano le differenze fra i due libri. Quello che posso dire è che la novella è un raro esempio di grande scrittura, e personalmente non posso che consigliarne la lettura.

Il racconto è strutturato come raccolta dei diari clinici di Charlie Gordon, un uomo di circa trent’anni mentalmente ritardato che lavora come addetto alle pulizie e per fare commissioni. Ciò che Charlie vorrebbe soprattutto nella vita è piacere alle altre persone e, poiché pensa che se fosse intelligente la gente vorrebbe essergli amica, decide di partecipare ad uno studio sperimentale per il potenziamento dell’intelligenza. Dopo l’operazione, le capacità mentali di Charlie (che inizialmente non era neppure in grado di battere il topo di laboratorio Algernon nel trovare la via d’uscita da un labirinto) progrediscono in modo impressionante. Tuttavia neanche il nuovo, sempre più elevato quoziente intellettivo aiuta il protagonista ad ottenere l’amicizia che desiderava. Al contrario, il suo isolamento sembra esasperarsi ulteriormente, accentuato dal fatto che ora l’uomo capisce e ricorda episodi del passato, prima da lui incompresi, che lo disturbano e lo esasperano. Inoltre nel giro di alcuni mesi l’aumentata intelligenza di Algernon, il topo sottoposto al medesimo intervento per cui Charlie si è offerto volontario, inizia a deteriorarsi.

Sonde nel futuro, il volume che contiene fra gli altri il racconto "Fiori per Algernon"
Sonde nel futuro, il volume che contiene fra gli altri il racconto “Fiori per Algernon”

Quando ho letto questo racconto sono rimasta sorpresa, soprattutto per il fatto che venga considerato “fantascienza”: non ci sono astronavi, né alieni, né un futuro (utopico o distopico che sia). C’è solo questo non ben specificato esperimento chirurgico (del quale di fatto l’autore non fornisce praticamente alcun dettaglio) che permette di incrementare favolosamente il livello di intelligenza, portando il QI di Charlie da 68 a oltre 180. Ma al di là del genere a cui si voglia ascrivere la storia, quello che è certo è che si tratta di una trama che commuove e fa riflettere, su molti aspetti diversi, e che risulta ancora più provocatoria se pensiamo che è stata scritta quasi 50 anni fa, quando la società era meno tollerante verso i problemi e le disabilità mentali di quanto sia ora.

Attraverso le parole di Charlie, si può percepire non solo la crescita del suo intelletto, ma anche quanto questo processo sia difficile per lui perché a crescere è solo l’intelligenza, mentre l’evoluzione emotiva non procede di pari passo. Il superamento della propria ignoranza è doloroso per Charlie, che improvvisamente capisce quanto spesso le persone sono crudeli con chi non è come loro e si rende conto che, per tutta la vita, le persone hanno riso di lui, non con lui. L’autore è molto abile sia nel farci percepire ciò che si sente ad essere presi in giro e disprezzati da altri, sia nel mostrare il dolore e la rabbia che derivano dalla consapevolezza della crudeltà altrui. Inoltre superare la propria ignoranza si rivela ancor più doloroso per Charlie perché si trova ad assimilare in poche settimane i concetti e le realtà che normalmente una persona fa sue nel ben più lungo passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Poiché la storia è raccontata esclusivamente attraverso gli occhi e le percezioni di Charlie, l’immedesimazione del lettore è notevole, la percezione del cambiamento molto profonda. All’inizio del racconto, le parole del diari sono spesso errate o erroneamente utilizzate, le idee vaghe, le relazioni semplici. Con l’incrementarsi dell’intelligenza del protagonista il suo modo di esprimersi diventa più scorrevole, più complesso, ma anche saturo dell’angoscia portata dalla scoperta di sé e degli altri. Mentre il Charlie iniziale scrive con speranza ed entusiasmo, per quanto condizionato dalla confusione e dall’ignoranza, Charlie “intelligente” scrive con raffinatezza ed eleganza, ma anche con pessimismo ed inconsapevole arroganza. Nonostante i profondi cambiamenti, appare chiaro che per il protagonista la vita rimane uno stato disarmonico e solitario: che fosse mentalmente ritardato o un genio, è sempre emarginato a causa della sua diversità.

Molto commoventi sono i “flashback”, i momenti di riconoscimento in cui Charlie – non più mentalmente ritardato – si rende conto che in passato le persone ridevano di lui o si prendevano gioco di lui, si vergognavano o lo compativano. Ma altrettanto se non più commovente ho trovato la sua consapevolezza che l’intelligenza sta sfumando, fino a regredire ad un livello ancora inferiore rispetto a quello originaria. Se il protagonista nelle prime pagine ci appare insoddisfatto perché vorrebbe essere migliore, ma sostanzialmente sereno nella propria ignoranza, mentre Charlie genio può stemperare la rabbia e il dolore nella coscienza di possedere un intelletto tale da capire ogni concetto e poter studiare qualsiasi argomento, all’uomo delle ultime pagine restano solo tormento e sofferenza. Ha il ricordo del dolore provato quando ha compreso la crudeltà altrui ed anche il patimento che gli deriva dal ricordare un se stesso migliore, l’angoscia di vedere pagine scritte da lui e non riuscire più a comprenderle. Charlie avverte letteralmente scivolare fuori da lui tutto ciò che si era disperatamente impegnato per ottenere.

Si potrebbe dire ancora molto su questo straordinario racconto, molto commovente e stimolante, che con il suo finale straziante fa davvero riflettere su cosa possa portare serenità (o dolore) nella propria vita. Questa è sicuramente una storia vale la pena leggere, un classico moderno che consiglio a chiunque.

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