“Carte in tavola” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: Cards on the Table]

Il mio giudizio in breve:

Spunto interessantissimo, un delitto da camera chiusa con quattro sospetti che si presume abbiano già ucciso in passato. Trama davvero coinvolgente, che si legge d’un fiato e con colpo di scena finale; peccato per le frequenti digressioni sul bridge, che mi risultavano abbastanza oscure. Davvero ben congegnato e piacevolmente narrato.

carteInTavola

Questo post, come altri dedicati ai libri della Christie e al suo investigatore Poirot, fa parte di una “serie” di articoli collegati al telefilm attualmente in onda il sabato pomeriggio in televisione: questo il link al post che ricapitola l’argomento.

Questo libro della Christie, pubblicato per la prima volta nel 1936, è fra quelli dedicati al celebre investigatore belga Hercule Poirot, che inizia quest’avventura ricevendo da un vecchio conoscente un bizzarro invito a cena. Non sarà infatti la cucina il clou della serata perchcé l’uomo ha promesso a Poirot di mostrargli la più strana delle sue collezioni: criminali che hanno commesso un delitto senza mai essere stati scoperti. Poirot, incuriosito, si reca al ricevimento con un funesto presentimento ed infatti, mentre gli invitati sono impegnati in una partita a bridge, qualcuno pugnala a morte l’eccentrico padrone di casa. Il caso si presenta subito difficile da risolvere, il colpevole sicuramente si nasconde tra gli ospiti anche se tutti sembrano al di sopra di ogni sospetto; eppure stando alle parole del defunto almeno uno di loro, in passato, ha già ucciso.

Trama interessante, resa ancora più intrigante dal fatto che la Christie, non contenta di mettere insieme la sua vittima e soltanto quattro possibili assassini (il cosiddetto di delitto in camera chiusa), controbilancia lo schema ponendo nella stanza accanto altrettanti investigatori – ufficiali o dilettanti, che costituiranno alcuni dei suoi personaggi ricorrenti più riusciti. Oltre a Poirot infatti alla macabra cena hanno partecipato anche la svampita scrittrice di gialli Ariadne Oliver (che fa qui, cronologicamente parlando, la sua comparsa ma della quale io ho già parlato ad esempio in “Poirot e la strage degli innocenti“), il sovrintendente di Scotland Yard Battle (che era già stato protagonista de “Il segreto di Chimneys“, opera risalente al 1925), il colonnello Race (membro dei servizi segreti che appare ad esempio in “Assassinio sul Nilo“, opera pubblicata nello stesso anno di “Carte in tavola“).

Il sovrintendente Battle ha l’incarico ufficiale di risolvere il crimine, ma è sufficientemente realistico da intuire un possibile fallimento ed accetta dunque il contributo degli altri tre invitati che come lui erano presenti alla cena. Inutile dire che i quattro investigatori dispiegheranno gli approcci più diversi, ognuno conducendo le proprie indagini nella maniera più congeniale alle proprie attitudini e al proprio carattere. Ed altrettanto fuor di dubbio sarà Poirot a ricostruire correttamente come si sono svolti gli eventi grazie alla comprensione (della quale si è sempre abbondantemente vantato) delle menti criminali.

In molti romanzi gialli infatti, anche alcuni della Christie, trovare l’assassino è relativamente facile: ci si deve concentrare sulla persona che era meno probabile avesse commesso il reato. “Carte in tavola” non è quel tipo di libro, questo è probabilmente uno dei casi più adatti al metodo cerebrale e puntiglioso di Poirot, al suo attento ed inesausto scavare nella psicologia dell’assassino affidandosi alle tanto celebrate cellule grigie. In un momento o un altro durante il progredire della lettura, man mano che l’autrice rivela qualcosa della storia dei presunti colpevoli, tutti i sospettati sembreranno di volta in volta il meno probabile o addirittura l’assassino, o per occasione o per movente, e solo un’attenta analisi dei fatti riuscirà ad individuare il vero omicida.

I quattro possibili assassini compongono una buona varietà di personaggi: c’è la distinta signora Lorrimer, giocatrice di bridge eccellente che ricorda l’intera partita perfettamente, ma rammenta decisamente poco di quanto accaduto nella stanza dove si teneva il gioco; il dottor Roberts, noto e stimato medico che sembra disperatamente intenzionato a nascondere qualche scandalo del suo passato; il maggiore Despard, piacente esploratore con un carattere pronto a esplodere; la giovane Anne Meredith, conosciuta in Svizzera dal defunto signor Shaitana, apparentemente ingenua e insospettabile.

Copertina del DVD e cast della versione cinematografica di "Carte in tavola", realizzata nel 2005 con David Suchet nel ruolo di Poirot. La pellicola non è molto fedele al romanzo, per esempio nel film TV muore un personaggio che invece nel libro si salvava e si salva un personaggio che invece nel libro moriva.
Copertina del DVD e cast della versione cinematografica di “Carte in tavola”, realizzata nel 2005 con David Suchet nel ruolo di Poirot. La pellicola non è molto fedele al romanzo, per esempio nel film TV muore un personaggio che invece nel libro si salvava e si salva un personaggio che invece nel libro moriva.

Il ritmo narrativo è sempre alto anche perché, vuoi per le indagini attuali, vuoi per i risvolti sul passato degli indagati, pare quasi di trovarsi di fronte ad un romanzo che parli di più di un omicidio soltanto, anche perché la teoria è raccontata da una discreta varietà di punti di vista. Inoltre per poter risolvere il mistero che avvolge la morte del signor Shaitana, si dovrà far luce anche sul passato – e il tutto in una serrata gara contro il tempo, fermando l’assassino prima che colpisca di nuovo. Insomma, soprattutto nell’ultimo quinto del romanzo è davvero difficile interrompere la lettura!

Oltre all’accurata presentazione (ed approfondimento) dei personaggi, ho particolarmente apprezzato l’inizio del libro, che sembra seguire quasi un implicito rituale, come una danza tradizionale giapponese. Splendido poi che la soluzione finale non abbia quel sapore di piccolo inganno come trovo accada, per esempio, in “Assassinio sull’Orient-Express” o “L’assassinio di Roger Ackroyd” – che sono gialli molto belli e piacevoli da leggere ma al termine lasciano leggermente con l’amaro in bocca perché il mistero si rivela essere stato un po’ fuori dalla portata del lettore.

Carte in tavola” con la sua atmosfera quasi surreale ed un subdolo Poirot sempre pronto a vedere significati reconditi nelle parole dei propri interlocutori, somiglia secondo me un po’ a “Dieci piccoli indiani” per il modo in cui mantiene serrato il ritmo e cattura l’attenzione, invogliando a proseguire la lettura. L’unica ragione per cui non gli assegno una valutazione completamente positiva è legata al peso massiccio che il gioco del bridge riveste nell’economia del romanzo: se non si conosce il bridge e non si ha familiarità con le sue regole, risulta più complesso (anche se non proprio impossibile) venire a capo della soluzione.

E’ vero che la Christie non da per scontata una conoscenza approfondita del gioco da parte dei suoi lettori, tant’è che inserisce nel libro alcune digressioni sulbridge. Ma queste descrizioni, che in parte rallentano purtroppo il ritmo della narrazione, se da un lato contribuiscono a chiarire alcuni punti sul bridge, dall’altro non sono comunque sempre chiare per un neofita e finiscono per confonderlo un po’ o essere ignorate.

Carte in tavola” è comunque una lettura estremamente piacevole, con diversi colpi di scena interessanti che lasciano a volte perplesso persino il famoso Poirot, spesso sul punto di fare l’ammissione (per lui vergognosa) di aver commesso un errore. Un libro in definitiva che consiglio caldamente ad ogni appassionato di gialli, e della Christie in particolare.

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