“Il mistero del treno azzurro” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: The Mystery of the Blue Train]

Il mio giudizio in breve:

Giallo abbastanza interessante ma nel complesso non mi ha colpita e avvinta come fanno di solito i romanzi della Christie. La vicenda, insolita rispetto al “classico” omicidio in una aristocratica villa della campagna inglese, vede diminuire molto del suo mordente se come me il lettore conosce già il racconto “L’espresso per Plymouth” del quale questa storia sembra un ampliamento. In definitiva non certo uno dei romanzi dell’autrice che consiglierei

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Questo post, come altri dedicati ai libri della Christie e al suo investigatore Poirot, fa parte di una “serie” di articoli collegati al telefilm attualmente in onda il sabato pomeriggio in televisione: questo il link al post che ricapitola l’argomento.

La trama de “Il mistero del treno azzurro” ruota intorno alla figura di un’ereditiera americana, Ruth Kettering, figlia di un noto milionario ed infelicemente sposata ad cacciatore di dote. La situazione precipita durante un viaggio a bordo del famoso treno azzurro, il treno che attraversa la Riviera francese: all’arrivo alla stazione di Nizza infatti la donna viene trovata morta, strangolata con un cordone, il suo volto è sfigurato e mancano dal suo bagaglio i preziosissimi rubini che Ruth portava con sé. Molte sono le persone sospettate, fortunatamente anche il sagace investigatore belga Poirot era sul treno e l’afflitto padre della vittima deciderà di affidare a lui le indagini. Sarà necessario molto tempo, ma Poirot verrà infine a capo del mistero e saprà consegnare l’assassino alla giustizia.

Questo romanzo possiede tutti gli elementi che possono rendere avvincente un libro: Poirot (che io non amo ma che è sicuramente un personaggio carismatico), un complotto internazionale, un gioiello apparentemente maledetto con una storia intrisa di sangue, intrighi e tradimenti romantici, una trappola elaborata per catturare l’assassino. Insomma, “Il mistero del treno azzurro” dovrebbe essere un capolavoro, invece personalmente non lo ritengo tale, anche se ammetto che il mio giudizio è in parte oscurato da una circostanza importante: il fatto che questo romanzo riprende molto un precedente racconto della stessa autrice.

Mi riferisco a “L’espresso per Plymouth“, racconto pubblicato per la prima volta nel 1923 nella raccolta “I primi casi di Poirot” (il romanzo risale invece al 1928), che con questo libro non condivide soltanto l’ambientazione in treno ma anche la struttura di base dell’intreccio. Naturalmente il racconto è per forza di cose più stringato, e sono minori i personaggi che vi compaiono, ma a chi abbia già letto “L’espresso per Plymouth” non sfuggiranno le notevoli rassomiglianze presenti ne “Il mistero del treno azzurro“. Io purtroppo avevo già letto il racconto e quindi non ho apprezzato molto il romanzo.

Preso in sé “Il mistero del treno azzurro” non è un brutto giallo, anche se difficilmente lo considererei comunque uno dei migliori lavori della Christie, soprattutto perché l’assassino non risulta essere un personaggio interessante. Fin dall’inizio ho trovato molto difficile credere che un marchese avrebbe ucciso la figlia di un noto ed influente miliardario americano per rubarle i gioielli, per quanto di valore; e dopo la risoluzione finale ho pensato che non ci fosse nulla nella personalità del vero omicida per suggerire che non è quello che sembra e giustificare il suo comportamento a lettura conclusa.

Il personaggio migliore del libro è a mio parere Katherine Grey, una donna forte dall’acuto spirito di osservazione e una mente sveglia, ma sventuratamente non è ragionevole annoverarla fra i sospettati e dunque per quanto sia una figura interessante non aggiunge molto al progredire delle indagini. Anche Derek Kettering, il vedovo donnaiolo, è abbastanza simpatico, con una certa ingenuità che spinge il lettore a schierarsi dalla sua parte quando scopre di avere un interesse sentimentale per Katherine, ma né lui né lei mi sembrano personaggi tali da giustificare la paterna preoccupazione di Poirot nei loro riguardi.

Nell’insieme la storia ha un po’ troppo il sapore della soap opera: infedeltà su entrambi i fronti, divorzi preannunciati, ricatti, un’ereditiera estranea alla famigllia, dei preziosi rubini rubati. La Christie ha introdotto molti comprimari in questo romanzo, ma senza caratterizzarli come fa di solito con personalità incisive e sottrotrame avvincenti. Per un centinaio di pagine “iniziali” non fa che presentare le figure coinvolte nel delitto e nelle indagini, eppure tutto questo spazio concesso ai personaggi sembra quasi spazio sprecato perché tutti rimangono poco più che sagome senza spessore.

Anche nella seconda parte del romanzo, al di là delle tipiche interviste di Poirot ai sospettati, trascorre molto tempo fra il delitto e la sua risoluzione: tempo che potrebbe aver costituito un valore aggiunto se i personaggi fossero stati più interessanti e se lo spazio dato loro avesse portato ad una crescita e ad uno sviluppo degli stessi. Invece nulla davvero degno di nota accade loro nel periodo che intercorre fra l’omicidio e il momento in cui Poirot denuncia il colpevole, ed anche quest’ultimo colpo di scena avviene senza la teatralità che di solito accompagna le spiegazioni del meticoloso investigatore dalla testa d’uovo.

D’altra parte anche la presenza di Poirot si rivela atipica in “Il mistero del treno azzurro“: la struttura del libro pare piuttosto quella di un mistero focalizzato sui sospettati, come “Dieci piccoli indiani” o – per fare un paragone con la medesima ambientazione – “Assassinio sull’Orient-Express“. E’ come se la Christie avesse deciso di inserire Poirot all’ultimo minuto, innestandolo nella storia ma senza concedergli di dominarla come è sua abitudine. Analogamente anche le sottotrame legate ai personaggi secondari sono troppe e non ben gestite, come se l’autrice le avesse inserite un po’ a forza solo per allungare la storia originale – che nella sua essenzialità funzionava molto meglio nel breve racconto “L’espresso per Plymouth“.

Probabilmente quello che più risulta interessante in questo romanzo è il suo essere datato, è il modo in cui presenta una realtà vecchia ormai di quasi cent’anni. Esso descrive uno stile di vita che è ormai lontanissimo dal nostro, nel quale il divorzio è visto come scandaloso, nel quale per le donne le opportunità sono limitate. Il più grande difetto del libro trovo sia invece legato al fatto che non l’ho sentito come un romanzo della Christie: molte delle scene e dei personaggi si avvertono come inutili, Poirot sembra stranamente sottotono. Nella maggior parte dei suoi altri libri, la Christie non spreca parole di troppo nell’attenta impostazione della componente mistery; qui, invece, ci sono diversi capitoli superflui (per esempio la lunga introduzione di Katherine, o le parti sull’amante di Kettering) ed al contrario l’autrice trascura elementi importanti legati al crimine. Per esempio, il fatto che il volto di Ruth è sfigurato al punto da risultare quasi irriconoscibile è un punto abbastanza importante, ma pur spiegando perché è successo, il lettore non sa chi o con quale strumento, abbia fatto ciò.

In sostanza, “Il mistero del treno azzurro” non è un romanzo che io mi sento di consigliare nella vasta produzione della Christie, soprattutto a chi abbia già letto “L’espresso per Plymouth“. A tutti comunque suggerirei di orientarsi su altri romanzi dell’autrice, per esempio il sicuramente più avvincente “Assassinio sull’Orient-Express.

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