“Tutto ma non il mio tailleur” di Cecile Bertod – Recensione

Il mio giudizio in breve:

Ecco l’ennesimo caso editoriale che non riesco a spiegarmi, un romanzo che viene definito brillante e spumeggiante ma personalmente mi ha fatta quasi sbadigliare. La trama è tutt’altro che originale, i personaggi antipatici e non molto approfonditi, i dialoghi noiosi. Decisamente un libro che ho faticato a leggere e che non consiglierei.

La copertina della prima edizione, auto-pubblicata dall'autrice solo in formato elettronico
La copertina della prima edizione, auto-pubblicata dall’autrice solo in formato elettronico

Avevo acquistato questo ebook diversi mesi fa, mi pare approfittando di una delle offerte di Amazon, poi gli impegni e altre letture che aspettavano già da tempo lo avevano fatto passare come si dice in cavalleria. Ultimamente i chick-lit non mi hanno molto soddisfatta e così ero restia a scegliere proprio questo titolo fra gli altri della mia wish-list: il fattore decisivo è stato scoprire che i libri della Bertod erano stati ritirati dopo la pubblicazione del suo recente “Non mi piaci ma ti amo“, a seguito del cui successo i diritti delle opere precedenti erano stati acquistati dalla Newton Compton Editori per curarne un’edizione elettronica rinnovata ed anche una cartacea – previste entrambe per il prossimo marzo.

Mi sono detta ottimisticamente che se una casa editrice di rilievo aveva fatto questa scelta evidentemente i romanzi della Bertod erano interessanti e validi, così mi sono buttata sulle avventure di Trudy, caparbia donna in carriera protagonista di “Tutto ma non il mio tailleur“. Come recitava l’originaria presentazione del romanzo, Trudy è a un passo dal tagliare i più importanti traguardi della sua vita, personale e lavorativa: “Sono ciò che desidero essere. Sono dove desidero essere. Sono con chi desidero essere. Tre parole per descrivermi? Realizzata. Professionale. Consapevole.”

Il lavoro è decisamente la priorità per Trudy, che dedica gran parte del proprio tempo alla sua promettente carriera di avvocato e ha in effetti una promozione in vista, ma la nostra protagonista è anche soddisfatta perché sta per sposarsi con Horace, fidanzato perfettamente adatto ai suoi ritmi e alle sue esigenze, un uomo che come lei non si perde in frivolezze. Peccato che poco prima del fatidico sì Trudy scopra che il fidanzato la tradisce: non si può dire esattamente che la sua esistenza vada in frantumi, ma un po’ di cocci da raccogliere ci sono e per di più la donna viene scelta come direttrice di una remota filiale bancaria in un remoto paesino della Scozia …

La trama non è molto originale, i chick-lit sono quasi saturi di decise e spigliate donne all’apice del successo che per una delusione amorosa si ritrovano a dover rivedere le proprie scelte di vita, così come sono frequentissime le storie in cui l’eroina si trova sradicata dal suo ambiente (raffinato, metropolitano, occupato quasi solo dal lavoro) per finire in una cittadina dove gli abitanti si conoscono tutti per nome e in cui i negozi sono pochi edifici sulla via principale. La mancanza di originalità potrebbe essere sopportabile, secondo me, se poi le vicende fossero movimentate, insolite, divertenti: niente di tutto ciò si verifica per le vicissitudini di Trudy.

Avevo visto un paio di settimane prima la pellicola “New in Town – Una single in carriera” con Renée Zellweger: questo romanzo mi ha ricordato tantissimo (troppo) le disavventure della bionda e intraprendente dirigente single che dalla Florida finisce nelle nevi del Minnesota. Non avevo terminato la visione del film perché lo giudicavo noioso e privo di brio, mi sono sforzata di giungere all’ultima pagina del libro della Bertod ma la conclusione è la medesima, una storia assolutamente scontata che non diverte, non sorprende, non coinvolge.

La copertina della nuova edizione curata dalla Newton Compton
La copertina della nuova edizione curata dalla Newton Compton

Mi ha deluso trovarmi per l’ennesima volta di fronte allo stereotipato binomio brillante avvocato londinese abituato a una vita elegante e rude uomo di campagna con lavoro e abitudini molto meno elitari. Se i romanzi ambientati nell’Ottocento hanno la tendenza a mostrare cinici libertini redenti dall’amore per belle e virtuose fanciulle, i libri d’ambientazione contemporanea ruotano altrettanto spesso sullo scontro fra la raffinatezza cittadina e la primitiva vita di campagna. Perché se si va in Scozia devono per forza scoppiare le tubature? A Londra è impensabile e capita solo in quegli sperduti villaggi che non sanno (nel 2015) cosa sia una connessione wi-fi?

Non ho trascorso la vita dividendomi fra Londra e la Scozia, ma mi sembra che questa estremizzata visione dei due mondi sia troppo forzata e lontana dalla realtà. Non mi è parsa credibile, come se l’autrice avesse sempre calcato la mano per sottolineare quanto ogni aspetto della vita di Trudy venisse messo in discussione dal suo trasferimento a Turriff. La parte più interessante e realistica dell’intero romanzo è stata probabilmente quella relativa ai tentativi di salvare la banca, tutto il resto si è perso in una noiosa sequenza di scontri più o meno inverosimili.

Capisco che i contrasti alimentino la storia, ed in effetti avevo molto apprezzato per esempio “La regina della casa” della Kinsella (qui la recensione) che vede proprio l’opposizione di Samantha, abile avvocato incapace di cuocere un uovo, e un bel giardiniere che odia Londra con tutto il suo essere e gestisce invece il pub di famiglia, eppure “Tutto ma non il mio tailleur” non riesce a creare nessuna situazione interessante da questa premessa di estrema diversità.

Nè mi hanno interessata i protagonisti: Trudy è cinica, eccessivamente algida nei confronti di chiunque, piena di pregiudizi verso la vita che si potrebbe condurre a Turriff; Ethan viene introdotto con un dialogo che ho trovato banale e pieno di stereotipi: si incontrano in un pub ed il nostro eroe invita questa perfetta sconosciuta ad andare a letto con lui, ignorando gli insulti più o meno palesi che ottiene in risposta per ammiccare osservando con strafottente compiacenza maschile che non gli è mai capitato “che durasse solo un’ora“.

Pur non essendomi piaciuto il primo incontro fra i due, ammetto che almeno c’era qualche modestissima scintilla di interesse data dal contrapporsi di caratteri. Speravo che a quel punto la narrazione acquistasse mordente, invece il successivo sviluppo del rapporto fra i protagonisti è praticamente inesistente: Ethan non è al centro dei pensieri di Trudy (e questo non mi dispiaceva, perché almeno è in carattere con il personaggio), i due finiscono a letto insieme per un classico incidente-equivoco, non c’è nessun approfondimento di cosa pensino vicendevolmente o dell’influenza che esercitano l’uno sull’altra.

Lo stile è scorrevole ma tutt’altro che divertente – io per lo meno non ho riso nemmeno una volta. Nelle recensioni online si parlava di sospiri, risate, battute acute e irriverenti, grande ironia: sarò di gusti difficili ma in questo libro non ho trovato nulla del genere. Non ho apprezzato lo stile perché freddo nelle descrizioni e spesso troppo colloquiale nei dialoghi; non mi aspetto proprio che una donna perfettina – la quale col fidanzato programma persino a che ora o giorno fare sesso – risponda “Ti butta male” ad un estraneo.

Insomma, un romanzo che ho davvero faticato a finire e che ha costituito una lettura tutt’altro che godibile o rilassante. La maggior parte del tempo avrei voluto che i personaggi si comportassero in maniera diversa, che parlassero in modo diverso, che dessero una svolta ad una storia che si è trascinata monotona e prevedibile fino ad una conclusione scontata e banale.

Voto: gifVotoPiccola

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