La collana “Storie di una principessina” di Tony Ross – Presentazione

L’argomento del post di oggi è la collana “Storie di una principessina“: una serie di volumi scritti ed illustrati dall’artista britannico Tony Ross negli anni fra il 1986 e il 2012, una mezza dozzina dei quali sono stati tradotti e pubblicati in Italia dalla casa editrice Lapis nel 2014. L’autore è molto conosciuto a livello mondiale sia per aver illustrato altri libri per bambini (la serie “Horrid Henry” di Francesca Simon, la serie “Amber Brown” di Paula Danziger, la serie “Dr. Xargle” di Jeanne Willis, la serie “Harry The Poisonous Centipede” di Lynne Reid Banks) sia per questa collana “Little Princess” dedicata ai bambini di 3-4 anni ed alle problematiche caratteristiche di questa età.

Due diverse edizioni del volume "Voglio il mio ciuccio"
Due diverse edizioni del volume “Voglio il mio ciuccio”

Pare che “Little Princess” sia ormai considerata quasi un classico moderno della letteratura per l’infanzia, tanto che in Inghilterra è diventata anche l’oggetto di una serie televisiva pluri-premiata. Io ho sfogliato quattro volumi soltanto, tuttavia credo di rappresentare la voce fuori dal coro in questo panorama di entusiastica ammirazione e personalmente non solo non acquisterei questi libri, ma nemmeno mi sento di consigliarli.

Il formato scelto dalla casa editrice è uno di quelli importanti: copertina cartonata e lucida, dimensioni di tutto rispetto (circa 23×26 cm), 32 pagine per volume; purtroppo le pagine interne sono “sottili”, non particolarmente solide, e vista la dimensione è relativamente facile che i bambini più piccoli sfogliandole rischino di strapparle in corrispondenza della rilegatura o a metà della lunghezza della pagina stessa. Questo perché, nonostante la casa editrice suggerisca i libri come indirizzati a lettori dai 4 anni in su, secondo me i volumi di Tony Ross, sia per stile che per contenuti, sono più adatti fra i 2 e i 4 anni (al massimo).

Infatti è questa l’età in cui i bambini tipicamente cominciano a sperimentare il proprio egocentrismo e i capricci davvero ingestibili (non si dice d’altronde proprio che è la fase dei terrible two?), perciò ritengo che sia il momento migliore in cui proporre delle storie che mostrano proprio quegli stessi atteggiamenti vissuti da una moderna principessina. La protagonista dei racconti di Ross è infatti una piccola peste dalla camiciola bianca che una coroncina identifica proprio come principessa; ma a differenza delle tradizionali principesse delle favole, questa bimba tremenda non si comporta né con regalità né con educazione: strilla e urla, non vuole andare a letto, pretende di avere o fare tutto ciò che le passa per la testa.

Questa principessina ostinata, volubile, disobbediente, che mette la casa sottosopra, ignora le raccomandazioni, tiranneggia gli adulti che le stanno vicino è sicuramente una figura familiare sia ai bambini – che in questi sgradevoli atteggiamenti indulgerebbero spesso intorno ai 2-3 anni, sia ai loro stanchi ed esasperati genitori. Questa infatti è proprio l’età tipica per le prime ribellioni, quando i piccoli sperimentano e reclamano la propria autonomia in maniera forte, drastica, testarda. Lo spirito che da vita ai vari libri della collana “Storie di una principessina” è dunque un lodevole intento educativo, ma il grande difetto che mi impedisce di valutare positivamente questi volumi è legato al modo in cui sono affrontati questi capricci e queste ribellioni.

Sicuramente i bambini possono facilmente ritrovarsi nella giovane e pestifera protagonista, ed i loro genitori negli afflitti adulti che vivono al castello; è vero anche che i personaggi di contorno sono spesso molto divertenti, così come l’ambientazione è intrisa di umorismo tipicamente britannico, ma il messaggio trasmesso dai libri che ho letto non coincide con quello che personalmente desidero trasmettere ai miei figli, né con il modo in cui cui a suo tempo scelsi insieme a mio marito di affrontare i loro capricci.

Pagine che presentano alcuni dei personaggi secondari della collana (dall'edizione inglese)
Pagine che presentano alcuni dei personaggi secondari della collana (dall’edizione inglese)

Prendiamo per esempio “Voglio due compleanni!” nel quale la piccola principessa urla e strepita perché, non accontentandosi di celebrare un compleanno soltanto vorrebbe due giorni di festa: la storia si apre con il primo ministro che acconsente a questa pretesa e dichiara due, poi tre, quattro, infiniti compleanni per la insaziabile protagonista. I bambini devono dunque credere che urlando, facendo capricci e lamentandosi possono ottenere tutto ciò che vogliono, ancora e ancora? Non mi sembra un messaggio positivo questo.

E’ vero che, quando i compleanni occupano ormai tutti i giorni, la principessa capisce che sono diventati monotoni, senza contare che gli invitati hanno smesso di presentarsi alle sue feste perché non possono comprarle altri regali e che lei stessa si sta stancando di essere sempre elegante e pulita per quelle giornate speciali, ma nemmeno questa mi pare una conclusione molto educativa. Se la principessa, nonostante tutto, avesse preferito vestirsi con nastri e fiocchi e mangiare ogni giorno i dolci di compleanno, cosa sarebbe successo?

Non condivido neppure lo sviluppo del volume “Voglio il mio ciuccio“: in questo caso la protagonista perde ripetutamente il suo regale ciuccio, che viene comunque ritrovato ogni volta dagli adulti che si occupano di lei perché la principessina urla, piange e batte i piedi se lo vuole e non lo ottiene. Di nuovo l’autore ha scelto di mostrarci che i capricci sono soddisfatti e quando alla fine la piccola rinuncia al ciuccio non lo fa per un motivo “serio”, perché qualcuno le ha fatto capire che è meglio così, ma soltanto perché il cugino le ha detto con un misto di indifferenza e derisione che con il ciuccio lei ha un’aria stupida … Come nel libro precedente la risoluzione del conflitto è quasi casuale ed in più viene implicitamente lasciato intendere che è normale (forse persino buffo) prendere in giro le altre persone dicendo loro che sono buffe e stupide per qualcosa che fanno, senza preoccuparsi di ferire i loro sentimenti.

Un pochino più positiva è stata la mia impressione di “Non voglio lavarmi le mani“, libro in cui per lo meno la decisione finale di lavarsi viene presa dalla principessa non più per capriccio ma perché una cameriera le ha spiegato che lo sporco permette ai germi di resistere più facilmente e di entrare nel nostro organismo. Tuttavia anche in questo caso non posso fare a meno di chiedermi perché per quasi tutto il libro l’autore abbia scelto di proporre una ridda di imponenti e autorevoli personaggi che hanno sempre e soltanto detto “va a lavarti” (ordine che peraltro non veniva mai ascoltato): possibile che nessuno prima abbia pensato all’utilità di spiegare perché si deve fare una certa cosa? Forse che imporla pareva dare un qualsiasi – anche minimo – risultato?

Sempre dalle edizioni inglesi, una pagina con la nostra capricciosa protagonista
Sempre dalle edizioni inglesi, una pagina con la nostra capricciosa protagonista

L’ultimo libro che ho letto è stato “Voglio la luce accesa!“, nel quale è affrontata la paura del buio (dei mostri, dell’ignoto); ecco, questo è stato fra i quattro il mio libro preferito ma, per quanto simpatico ed educativo sia il messaggio che una situazione che ci spaventa può a sua volta causare timore anche in chi fa paura a noi, non posso fare a meno di osservare che è un approccio ormai tutt’altro che originale. Non è forse proprio l’esperienza vissuta da Mike e Sully in “Monster & co.” quando hanno tanto terrore di una piccola bimba umana? O anche una vicenda davvero molto simile a quella su cui si impernia il libro “Una strana creatura nel mio armadio” di Mercer Mayer, scritto addirittura nel 1968?

I libri di questa collana hanno indiscutibilmente i loro pregi: i racconti sono semplici e veloci da leggere, le vivaci illustrazioni divertenti ed evocative, la principessina simpatica nel suo essere non convenzionale e tutt’altro che perfetta (una vera esplosione di fantasia ed energia creativa), gli affannati personaggi secondari ben caratterizzati nelle loro stramberie. Eppure questi pregi non sono – secondo me – sufficienti a controbilanciare gli aspetti negativi di queste pubblicazioni. Apprezzo l’idea di scegliere delle letture che aiutino i bambini a superare i propri momenti di egocentrismo e capricci, ma esistono molti titoli migliori sotto questo punto di vista, una fra tutte la collana dedicata a Topo Tip, della quale avevo recensito un volume alcuni mesi fa (questo il link).

La mia esperienza: ho sfogliato questa collana mentre ero in libreria con un’amica che cercava un libro da leggere alla sua bambina per spingerla a rinunciare al ciuccio, argomento trattato appunto in uno dei libri di Ross. Già a prima vista devo dire che lo stile non mi aveva entusiasmata, ma sapendo che spesso ai bambini piacciono illustrazioni che io non amo ho voluto leggere anche il testo per farmi un’idea più precisa del contenuto del volume. Come ho scritto più sopra non mi sono ritrovata nel messaggio che il libro propone e pur avendo sfogliato qualche altro titolo della serie non ne ho trovato nessuno che avrei voluto acquistare.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 2 anni

Valutazione: acquisto non consigliato perché il carattere della protagonista è davvero pestifero ed il modo in cui gli adulti reagiscono ai suoi capricci non è, a mio modo di vedere, particolarmente educativo.Acquisto non consigliato

Volumi della collana:
Non voglio andare a letto
Non voglio lavarmi le mani
Voglio la mia pappa
Voglio due compleanni!
Voglio la luce accesa!
Voglio la mia mamma
Voglio il mio vasino
Voglio il mio ciuccio
Voglio il mio dentino

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