Non è un libro ma … Recensione di un gioco da tavolo: “Caccia al fantasma”

Quando ho pubblicato il mio post sul gioco in scatola per famiglie “La torre degli incantesimi” (questo il riferimento) pensavo che avrebbe costituito un’eccezione nell’ambito del blog, dichiaratamente dedicato ai libri e alla lettura. Poi però scorrendo le statistiche ho notato che proprio quel post un po’ fuori dalle solite impostazioni era stato fra i più letti delle ultime settimane, così ho pensato di dare un’altra chance all’argomento giochi in scatola dedicando loro un secondo articolo.

Vista frontale della scatola del gioco
Vista frontale della scatola del gioco

Quest’oggi ho scelto di parlare di “Caccia al fantasma” (pubblicato anch’esso da Clementoni, nel 2012): un gioco nel quale i partecipanti impersonano investigatori (pittorescamente abbigliati alla Sherlock Holmes) impegnati a scovare diversi tipi di fantasma all’interno del castello che fa da ambientazione al tutto.

Peculiarità di questo titolo è il fatto che la scatola stessa diventa parte integrante della plancia di gioco in quanto, aggiungendovi una serie di paretine di cartone rigido (da incastrare l’una nell’altra seguendo apposite scanalature), si viene a ricreare un castello suddiviso in otto stanze ed al cui centro si alza una bella torretta tridimensionale. Anche qui infatti, come già in “La torre degli incantesimi“, gli autori hanno voluto regalare un colpo d’occhio scenografico e di sicuro effetto per i più piccoli (ed anche in questo caso noi abbiamo scelto di non smontare la struttura e lasciarla sempre già assemblata e pronta all’uso).

Prima di concludere la fase di preparazione di una partita, si seleziona un set di carte fantasma (sono disponibili tre set, corrispondenti a crescenti gradi di difficoltà) che vanno sistemate nelle porte e finestre presenti nella struttura del castello: esse rappresentano i fantasmi che infestano la dimora e che verrano visti, più o meno di sfuggita, dagli intrepidi investigatori.

L’idea del gioco è che all’inizio della partita – e poi più volte nel corso della stessa – ad ogni partecipante è attribuita una carta obiettivo, raffigurante un tipo di fantasma che egli dovrà individuare fra quelli che infestano il castello muovendosi nelle varie stanze ed osservando, con l’aiuto di una lente colorata, se uno dei fantasmi disegnati sulle carte incastrate nei muri della stanza in cui si trova in quel momento. Detto così non sembra un gran obiettivo, ma l’identificazione è complicata dal fatto che le carte fantasma posizionate nei muri sono ricoperte da un reticolo rosso che rende meno facile distinguere cosa vi sia disegnato (la lente aiuta molto in questo senso) ed anche dal fatto che, essendo sistemate fra porte e finestre, non tutta la carta è visibile, ma solo una sua porzione più o meno grande.

 

Il castello è stato assemblato e la partita può iniziare ...
Il castello è stato assemblato e la partita può iniziare …

 

Quando un giocatore ha individuato il suo fantasma, preleva tre palline fantasma dalla riserva e, facendole cadere attraverso i buchi nella sommità della torre, cercherà di farli cadere nel proprio bicchierino contenitore (posto all’interno della torre). Il gioco termina quando finiscono le carte obiettivo o le palline-fantasma: chi avrà più palline nel proprio bicchierino avrà vinto.

Pur essendo consapevole di aver dato solo una panoramica generale delle regole di gioco, non voglio dilungarmi oltre su questo aspetto, anche perché tutte le regole e possibili varianti di gioco sono riportate con chiarezza nel breve manuale allegato al gioco. Preferisco, come già fatto nel post precedente, soffermarmi su altri aspetti del gioco stesso.

L’ambientazione (relativamente classica) della dimora infestata è ben resa e la grafica (secondo me calzante) ha il peso di essere molto allegra e scanzonata, così da non spaventare – nonostante il tema da brividi che una caccia al fantasma tende ad evocare – nemmeno i bambini più piccoli.

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A partire da destra la foto mostra una delle schede fantasma che il giocatore deve ritrovare, una tessera di quelle sistemate nelle porte del castello, la medesima tessera vista attraverso la lente rossa

La componentistica è buona per la fascia di prezzo del prodotto (intorno ai venti euro): molte strutture di cartoncino spesso per comporre pareti e torre del castello, 30 palline fantasma, segnaposti, un dado, le due lenti rosse, i tre set di carte obiettivo e corrispondenti carte fantasma rosse. Sarebbe stato simpatico avere magari una lente a testa per ciascun giocatore, ma il fatto di scambiarsi le due disponibili non rende lo svolgimento della partita meno gradevole.

Le meccaniche di gioco sono essenzialmente di tre tipi: riconoscimento, memoria, destrezza. Il riconoscimento è la fase iniziale di ogni turno di gioco, in quanto i partecipanti devono capire se le carte che vedono ai lati di una stanza coincidono con la propria carta obiettivo, ma sono costretti a farlo in condizioni più o meno disagevoli (l’angolazione di quella stanza, il fatto che non si veda tutta la carta, la limitazione di tempo per osservare) e sanno che in caso di errore rischiano di avvantaggiare un altro giocatore. La memoria viene stimolata perché chi si ricorda di aver già visto un certo fantasma in una determinata stanza sarà facilitato a ritrovarlo durante il corso della partita. La destrezza infine è richiesta per far finire le palline fantasma nel proprio bicchierino e non in quelli altrui.

Quello che ho particolarmente apprezzato in questo titolo è la modularità che gli autori hanno cercato di conferirgli grazie ai tre diversi mazzi di carte obiettivo, ad altrettanti differenti pavimenti per la sommità della torre (con buchi più o meno piccoli entro cui lanciare le palline), alla presenza del fantasma e del tiro di dado che si possono introdurre nella variante “esperti”. Insomma, le logiche del gioco non saranno molto tattiche e non daranno molta soddisfazione ad un adulto, ma si nota l’impegno per creare un prodotto che riesca a coinvolgere più spesso che un paio di volte l’anno.

La nostra esperienza: ai miei figli è piaciuto, lo giochiamo (più o meno saltuariamente) da anni, penso da quando mio figlio ne aveva circa 4 – che ritengo sia l’età giusta per iniziare, senza fantasma aggiuntivo e permettendo ai bambini di estrarre le carte fantasma dai muri in modo da osservarle meglio e nella loro interezza. Non posso dire che a 8 anni mio figlio ami molto questo titolo (d’altra parte lui ormai gioca più volentieri a prodotti da adulti come “Le leggende di Andor“, “Drakon” o “Cartagena“), ma qualche partita in compagnia della sorellina la fa ancora – divertendosi – e dunque una longevità di 4 anni circa non mi pare male per un titolo destinato ai più piccoli.

 

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Queste le caratteristiche riportate sulla scatola:
Gioco da 2 a 4 giocatori
Età dai 5 anni in su
Durata di una partita: 15 minuti

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