“La principessa e il drago” di Robert Munsch e Michael Martchenko – Presentazione

8 marzo, giornata dedicata in tutto il mondo a celebrare la donna.

Invece di un mazzo di mimose virtuali, ho pensato di dare il mio contributo a questa ricorrenza in maniera diversa, recensendo un libro che celebra le donne perché mostra come una di loro, ribaltando tutti gli schemi precostituiti, possa essere davvero artefice del proprio destino. Il volume a cui mi riferisco è “La principessa e il drago“, titolo che avevo acquistato lo scorso fine settimana attratta dalla buffa illustrazione della copertina e dalla brevissima presentazione riportata sul retro: “Un principe poco principesco. Un drago presuntuoso. Una principessa coraggiosa.

PrincDrago-copertinaIl libro, nelle sue 28 pagine ricche di illustrazioni, racconta la vicenda di Elizabeth, una principessa in procinto di convolare a nozze con il suo Principe Azzurro, e che invece perde tutti i suoi beni a causa di un drago che attacca e dà alle fiamme il suo castello, rapendo per soprammercato il suo promesso sposo. La protagonista non si fa abbattere: rimasta senza abiti né denaro si infila un sacchetto della spesa addosso e va alla ricerca del drago, che sfida con originalità ed astuzia fino ad esaurirne le forze, riuscendo così a liberare il principe. Ci si potrebbe a questo punto attendere un finale del tipo “e vissero per sempre felici e contenti”, invece le superficiali e sciocche osservazioni del principe faranno capire alla coraggiosa principessa di meritare di meglio di quel fatuo ed antipatico bellimbusto, sicché il racconto termina con una conclusione felice ma inattesa, senza alcun matrimonio.

Che dire, la storia è decisamente anticonvenzionale, come ormai ne vengono pubblicate spesso nel panorama della letteratura per l’infanzia; leggerla per mia figlia mi ha fatto ricordare per esempio un testo di ispirazione simile che avevamo acquistato oltre un anno fa, “La principessa il drago e il prode cavaliere“, del quale avevo parlato anche qui sul blog. In un certo senso quindi, pur discostandosi molto dalle favole tradizionali, questo libro non si può tuttavia definire del tutto innovativo – anche se ho scoperto che l’originale fu pubblicato nel 1980, quando sicuramente il mercato era meno “aperto” di oggi. Il successo di quest’opera comunque deriva a mio avviso soprattutto dal modo umoristico e brioso con cui l’autore sa dipanare la storia, rendendola godibile per i bambini al di là dei messaggi che le sono sottesi.

Sicuramente l’aspetto che più salta agli occhi degli adulti durante la lettura è la maniera assoluta e totale in cui il racconto si pone in contrapposizione con tutti i più classici stereotipi di genere: è il principe a venir rapito, non la principessa, e sarà proprio la fanciulla a trovare la forza, il coraggio e l’intelligenza per uscire dalla difficile situazione in cui erano entrambi. Non una prevedibile storia dal sapore pre-femminista in cui la donna fragile e indifesa deve essere salvata dall’eroe di turno, ma una simpatica rivisitazione al contrario, in cui la protagonista si protegge da sola. E non lo fa con la forza (tipicamente associata all’uomo), ma con l’astuzia e il buon senso, che risultano (insieme alla determinazione e all’impegno) pagare più della mera potenza fisica.

Una delle immagini d'apertura del libro
Una delle immagini d’apertura del libro

Sotto questo punto di vista non posso che consigliare il più caldamente possibile di far leggere (o leggere) questa storia ad ogni bambino: alle femmine perché si rafforzi in loro l’idea che le donne – esattamente come gli uomini – possono essere in grado di gestire la propria vita, superando gli ostacoli e scegliendo ciò che desiderano fare e chi desiderano avere accanto; ai maschi perché imparino il rispetto e la gentilezza (non dimostrati affatto dal borioso principe Ronald). Non sarà un libro a cambiare la società o il futuro dei nostri figli, ma sono convinta che le discriminazioni nascano anche perché una persona respira fin da piccola una certa “atmosfera”, arrivando a considerarla normale e giusta, dunque un racconto che spinga a riflettere sulla stereotipata visione dei due sessi non può che aiutare a formare personalità equilibrate e tolleranti.

Munsch ha saputo esporre con chiarezza, ma senza perdersi in un tono cattedratico o noioso, il concetto che maschi e femmine sono da considerarsi uguali nella capacità di affrontare le difficoltà, di cavarsela da soli, di mettere in campo intelligenza e buon senso per risolvere un problema. Un messaggio importante che anche i più piccoli potranno fare proprio attraverso questo bel racconto (imprevedibile e ricco anche di colpi di scena, soprattutto nella parte centrale che descrive la sfida fra la principessa e il drago) che secondo me può essere letto già intorno ai 3 anni di età.

Destinato a lettori un po’ più grandi direi che è invece l’altro importante concetto veicolato dal libro, ovvero che non si deve giudicare dalle apparenze (come fa il principe) e che è meglio lasciare qualcuno che non ci apprezza piuttosto che accettarlo perché era quello che ci si aspettava. Io credo che questo secondo messaggio sia altrettanto formativo della riflessione sugli stereotipi sessisti, ma un po’ più difficile da far comprendere ai bambini in età prescolare perché per fortuna in quel momento l’apparenza non è ancora molto rilevante per loro.

La principessa e il drago in una delle tavole conclusive
La principessa e il drago in una delle tavole conclusive

Se dunque il testo, con la sua principessa anticonvenzionale, è istruttivo oltre che piacevole, le illustrazioni opera di Martchenko sono davvero ben fatte e squisitamente adeguate al tono del racconto. A prima vista sembrano, per impostazione e stile, disegni “da fiaba classica” ma ad uno sguardo più attento rivelano la loro capacità di combattere i pregiudizi e sovvertire gli schemi precostituiti proprio come fa la componente narrativa.

Ecco dunque che alla fanciulla elegante e pacata delle prime pagine si sostituisce col progredire della trama una giovinetta spettinata e sporca di fuliggine che però non si perde d’animo e spinge il drago a sputar fuoco fino a stordirsi dalla stanchezza. O ancora una protagonista felice e soddisfatta dopo aver dato (metaforicamente, ma nemmeno troppo) un calcio ad un matrimonio indesiderato, preferendogli la propria libertà. Le tavole a tutta pagina ricche di dettagli trasmettono sempre una grande sensazione di movimento, cambiamento, azione, e costituiscono un efficace contraltare all’ironia del testo scritto.

La mia esperienza: confesso che una delle mie favole preferite in assoluto è “La Bella Addormentata nel bosco“, non solo la versione disneyana con le splendide musiche riadattate da Cajkovskij ma proprio il racconto in sé, con l’eroe valoroso e audace che sconfigge ogni nemico per amore. Solo di recente però mi sono resa conto che raccontandola ai miei figli inconsapevolmente portavo avanti una discriminazione di genere basata sull’idea che è il maschio forte e capace a salvare l’indifesa donzella in pericolo, che da sola non saprebbe come comportarsi. Non penso di bandire “La Bella Addormentata nel bosco” o “Cenerentola” dalle nostre letture, ma mi ha fatto piacere scoprire testi alternativi come quest’opera di Munsch e Martchenko. E il fatto che anche i miei figli l’abbiano apprezzata, ridendo per gli stratagemmi messi in opera da Elizabeth ed applaudendo la sua decisione finale di abbandonare al suo destino il fatuo principe Ronald, mi ha convinta a cercare altri titoli anticonformisti come questo.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 3 anni – lettura autonoma dai 7 anni03-reading-a-book

Valutazione: acquisto assolutamente consigliato!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...