“Per amore o per denaro?” di Daphne Clair – Recensione

[Titolo originale: Infamous Bargain]

Il mio giudizio in breve:

Breve ma piacevolissimo romanzo rosa che pur partendo da una premessa un po’ scontata riesce a svilupparsi con situazioni non banali e dialoghi interessanti. Non un capolavoro, non originalissimo, ma nel complesso una lettura leggera migliore di tanti chick-lit più pubblicizzati.

perAmoreOPerDenaro

Parto con una duplice premessa: ho letto questo libro pochi giorni fa, quando ho dovuto rimanere in ospedale con mio figlio che aveva subito un intervento. Non ero quindi nella più serena delle disposizioni d’animo, mi ero dimenticata di portare qualcosa per passare il tempo e gentilmente una signora mi ha prestato uno dei suoi libri, un Harmony – collana da me parecchio bistrattata perché da ragazza ne avevo letto qualche volume e li avevo giudicati tutti troppo simili e improbabili nello svolgimento. Ebbene, “Per amore o per denaro?” pur senza essere chissà quale capolavoro si lascia leggere molto volentieri, la trama è prevedibile ma al lieto fine si giunge dopo una buona caratterizzazione dei personaggi e qualche svolta inattesa. Insomma, mi ha fatta quasi ricredere in merito agli Harmony.

Forse se avessi letto questo romanzo in un altro momento avrei dato un giudizio diverso, non saprei dirlo con certezza, ma – e qui vengo alla seconda considerazione – ciò che più ho apprezzato di questo libro è stata la sua “sincerità”: non siamo di fronte ai “Promessi sposi” né all’opera di un premio Nobel, il romanzo è una lettura leggera e non si contrabbanda per qualcosa di diverso. Ma proprio per questo l’ho apprezzato, perché non è differente da quanto ci si aspetta che sia.

Mi ha ricordato un calzante passaggio del divertentissimo Regency “Allegra” (che ho recensito in questo post): “ricordava Chatt Park quando lui corteggiava la sorella del signor Colbridge, una piacevole dimora di campagna circondata da campi di grano e pascoli e senza alcuna pretesa di assomigliare a un castello gotico o a qualunque cosa non fosse una piacevole dimora di campagna“. A differenza dell’ingannevole Chatt Park, “Per amore o per denaro?” è esattamente quello che appare fin dalla copertina, una lettura di quelle spesso definite da spiaggia, una pausa di due ore scarse per svagarsi lasciando riposare il cervello.

La storia come accennavo già prima non è certo un concentrato di originalità: Briar e Kynan si conoscono perché l’uomo è un imprenditore di alto livello proprio come il padre della ragazza, che lo ha invitato ad uno dei suoi party. Nonostante qualche incomprensione iniziale sembra che i due stiano bene insieme, si frequentano saltuariamente per alcune settimane, finché il mondo di Briar non le crolla letteralmente sotto i piedi quando scopre che il padre, gravemente malato di cuore, ha dei serissimi problemi con il fisco. Pronta a tutto pur di salvare i propri cari non solo dalla bancarotta ma probabilmente anche dalla prigione, Briar accetta l’infame proposta di Kynan (ovvero l’Infamous Bargain del titolo originale) e acconsente a sposarlo purché lui saldi i debiti paterni.

Potrebbe essere l'attore Ian Somerhalder un buon volto per Kynan?
Potrebbe l’attore Ian Somerhalder essere un buon volto per Kynan?

Perché negarlo, ho letto molti libri la cui trama ruota intorno ad una bella donna che sposa un uomo ricco per salvare la propria famiglia, e probabilmente ancora di più legati più in generale al matrimonio di convenienza, eppure non ho avvertito alcuna sensazione di sgradevole ripetizione in “Per amore o per denaro?“. Avendo scelto un’ambientazione contemporanea per la sua vicenda (che immagino comunque risalente a una ventina d’anni fa, visto che non vi compaiono né internet né i telefoni cellulari), la Clair non può giustamente presentare i classici imprevisti, scontri ed incomprensioni che animerebbero una situazione analoga vissuta uno o due secoli prima. La coppia è una coppia moderna, il matrimonio viene consumato la prima notte di nozze come è lecito aspettarsi, le incomprensioni ci sono ma non del tipo a cui potrebbe dar luogo una dimora principesca riempita da uno stuolo di domestici.

Il pregio maggiore del libro risiede, a mio parere, nella generale credibilità dei protagonisti. Kynan è fra i due il mio preferito: bello ma mai descritto coi toni lirici che si potrebbero usare per l’uomo più affascinante dell’intero pianeta, carismatico ma anche pungente, gentile ma con un certo temperamento. Pur essendo eccezionalmente ricco (e di conseguenza anche potente in senso lato) non ha una vita anormale; occupa un appartamento elegante ma non una villa hollywoodiana, guida una bella auto ma non ha lo chauffeur. Sicuramente è un po’ cinico e, nonostante tutto, ha delle difficoltà a relazionarsi con le donne perché ha risentito del divorzio dei genitori avvenuto quando era ragazzo, ma -per fortuna sua e delle lettrici – non ne è uscito psicopatico né sadico. E’ un uomo poco al di sopra della media, apparentemente non ha tutte le qualità che Briar avrebbe desiderato nel proprio marito (comprensione, compassione, fiducia), ma si vede che – con pregi e difetti come ogni persona normale – si impegna per far funzionare il suo matrimonio.

E Amber Heard una credibile Briar?
E Amber Heard una credibile Briar?

Anche Briar è un personaggio credibile, non una martire votata al supplizio (anche se ha scelto di sacrificare le sue aspirazioni per aiutare il padre e la matrigna), non una moglie-zerbino petulante e sempre pronta a piangersi addosso, ma nemmeno una donna sprezzante o aggressiva. Mi è piaciuto il modo in cui la sua dignità non è stata né sottovalutata né esasperata, anche se trovo non sempre ragionevole il modo in cui ha continuato a fraintendere il comportamento del marito rifiutandosi di pensare che lui potesse amarla davvero. D’altra parte entrambi hanno dovuto “crescere” per superare le difficoltà del loro rapporto e il modo in cui le reciproche famiglie fanno capolino nelle pagine del romanzo aumenta l’aura di plausibilità della storia nella quale il (prevedibile) finale non appare esagerato o sconcertante.

Lo stile della Clair è sobrio, pulito, essenziale. Le descrizioni senza avere un dettaglio cinematografico riescono comunque a ricreare la giusta atmosfera e i dialoghi sono ben costruiti, briosi quelli fra i protagonisti, più ricchi di riflessioni e interiorizzazioni quelli con i comprimari. Questo romanzo, che mi sento di definire un rosa contemporaneo visto che lo scarso spazio dato agli aspetti più passionali non lo rende un romance ma gli manca anche l’aspetto “donna in carriera” che caratterizza usualmente i chick-lit, è in definitiva una lettura perfetta per un pomeriggio di pioggia o una mattinata tranquilla. Nulla di spettacolare ma una dolce, simpatica, credibile storia d’amore contemporanea.

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6 thoughts on ““Per amore o per denaro?” di Daphne Clair – Recensione

    1. Ciao wwayne, ho letto il post che hai dedicato a “Il nostro infinito momento” di Lauren Myracle, autrice che non conosco e della quale in effetti non ho letto nulla. Dalla tua presentazione sembra un romanzo intrigante, soprattutto perché – come evidenzi bene – non è la storia di due protagonisti perfetti ed irrealistici, ma una vicenda romantica più plausibile. La mia wish list è lunga e il tempo per leggere meno di quanto vorrei, ma ho aggiunto anche questo titolo alla lista!

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      1. Anche questo sembra un film interessante, benché io (soprattutto ultimamente) sia più un tipo da lettura che da sala cinematografica. L’ultimo spettacolo che sono andata a vedere al cinema risale allo scorso settembre, “Operazione U.N.C.L.E.”, una spy story ricca di charme che mi ha molto divertita.

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      2. In effetti secondo me la Vikander, insieme a Henry Cavill e Armie Hammer, in questo film offre davvero una bella prova di recitazione, il terzetto ha molta chimica e tiene bene la scena. Più in generale l’intera pellicola, molto anni ’60 in dialoghi e ambientazione, è simpatica, scanzonata, con un ritmo sempre serrato: non dico che sia un capolavoro ma sicuramente te lo consiglio. E nel frattempo ricambio di cuore gli auguri di Buona Pasqua!

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