“Sono un’assassina?” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: Third girl]

Il mio giudizio in breve:

Romanzo interessante, diverso dal canone usuale: il delitto non c’è, o almeno non si sa se ci sia stato davvero per oltre la metà del libro. Si ricercano quindi indizi ma non nel classico schema investigativo quanto piuttosto per definire meglio la sfuggente personalità e l’ambiente che circonda la protagonista. Sono comunque presenti circostanze misteriose, vaghe allusioni, sospetti, tante persone e tante possibilità di commettere un crimine, persino un accenno di storia romantica. 

Una datata edizione Harchette: credo sia la copertina italiana che preferisco
Una datata edizione Hachette: credo sia la copertina italiana che preferisco

Questo post, come altri dedicati ai libri della Christie e al suo investigatore Poirot, fa parte di una “serie” di articoli collegati al telefilm attualmente in onda il sabato pomeriggio in televisione: questo il link al post che ricapitola l’argomento.

Il romanzo si apre mentre un Hercule Poirot decisamente invecchiato assapora una tazza di cioccolata calda: la sua colazione viene infatti interrotta dall’intrusione improvvisa di una giovane donna sulla ventina, sciatta e nevrotica agli occhi del meticoloso investigatore, che afferma di aver forse commesso un omicidio ma che si rifiuta di dire altro ritenendo l’uomo troppo vecchio. Ferito dall’osservazione della giovane ma paradossalmente ancora più intenzionato – proprio per questo – a far luce sulla cosa, Poirot inizia ad indagare assistito dall’amica scrittrice Ariadne Oliver. Insieme i due riescono a dare un nome (Norma) alla ragazza, che vive a Londra dividendo un appartamento con due coetanee e la cui situazione familiare non sembra felicissima in quanto si è ravvicinata da poco al padre dopo oltre 15 anni di di lontananza ed ha un pessimo rapporto con la matrigna.

La situazione è confusa perché nessun delitto sembra aver avuto luogo nell’ambiente frequentato da Norma (anche se la giovane potrebbe aver cercato di avvelenare la matrigna, che poco tempo prima era stata male senza un motivo chiaro), ma si complicherà davvero quando effettivamente la ragazza sarà sorpresa sulla scena di un delitto con un coltello in mano, pronta ad affermare di essere stata lei ad uccidere la vittima. Per fortuna della sventurata Norma, Poirot non sarà affatto convinto dalla sua confessione e riuscirà in breve a risolvere l’intricata rete di inganni e menzogne che circonda la presunta assassina.

Quando inizio una lettura, so che mi piacciono soprattutto le storie in cui i personaggi principali sono interessanti e di conseguenza le loro vicende risultano ancora più avvincenti; e questo è doppiamente vero nel caso di una saga o una serie, nella quale i protagonisti tendono a venir riproposti. Per questo motivo difficilmente adoro alla follia i romanzi con Hercule Poirot: è un uomo troppo egocentrico e vanitoso, troppo pieno di sé. In contrasto coi modi pacati e la modestia di miss Marple sembra voler letteralmente sbandierare ai quattro venti la sua bravura e la sua infallibilità, caratteristiche che mi impediscono di apprezzarlo del tutto e che quindi condizionano sicuramente il mio giudizio sulle sue avventure.

Ovviamente quando il caso è intricato ed entusiasmante giudico positivamente il romanzo, ma se – come per “Sono un’assassina?” – la trama non mi convince fino in fondo allora la presenza di Poirot rende ancora meno godibile la lettura. Il maggior problema di questo libro, oltre alle eccessive eccentricità del metodico ometto, sono legate credo proprio al gran spazio che è dato alle sue deduzioni e meditazioni durante le indagini. Di solito la Christie non fornisce troppi dettagli sulle considerazioni a cui i suoi investigatori giungono nel corso del romanzo, proprio perché tutto viene spiegato con il colpo di scena conclusivo. In questo libro invece, probabilmente per non far disperdere troppo l’attenzione del lettore fra i numerosi comprimari e le possibili alternative sul “delitto” di cui Norma si autoaccusa, spesso Poirot fa il punto della situazione con la sua abituale sicumera.

Copertina di una più recente edizione Mondadori
Copertina di una più recente edizione Mondadori

Questo spezza il ritmo narrativo. Non sempre è ovvio, ma a lungo andare le ripetute pagine in cui l’investigatore ricapitola i fatti e le conclusioni a cui è giunto fino a quel momento diventano pesanti e lente, senza aggiungere nulla di significativo allo sviluppo della storia. Si amalgamano invece meglio con la trama le disincantate descrizioni della swingin’ London anni ’60 vista dagli occhi di una persona anziana che ricorda ben altri tempi. Chiaramente la Christie, attraverso le affermazioni di Poirot e della Oliver (qui meno divertente del solito) esprime la sua personale perplessità per una gioventù senza regole, capellona, dove i ragazzi somigliano drammaticamente alle ragazze mentre le ragazze con le loro gonne striminzite sembrano delle senzatetto. L’autrice offre uno spaccato interessante dell’epoca, con le droghe a portata di chiunque e dei genitori che non hanno più il controllo dei loro figli; forse quello della scrittrice è un quadro un po’ esasperato ma rende bene l’idea della Beat-generation e delle sue follie.

La mia impressione leggendo “Sono un’assassina?” è stata però che la Christie, abilissima nel costruire un delitto nell’ambiente chiuso di una casa di campagna, di una nave da crociera o di un treno ed altrettanto abile in quelle situazioni ad approfondire adeguatamente i personaggi e l’atmosfera senza eccedere e senza rimanere troppo vaga, non riesca a pianificare con altrettanta precisione una storia dallo sfondo più vasto. In questo romanzo hanno fatto la loro comparsa tante figure, il delitto è stato per molte pagine un sospetto esso stesso più che una realtà, le nevrosi di Norma – a cui hanno fatto ampio riferimento praticamente tutti coloro che sono stati intervistati sulla ragazza – dominavano con la loro imprevedibilità una trama che ha faticato ad ingranare.

Il libro non è brutto perché comunque l’impostazione insolita e la stessa protagonista, tormentata e inquieta, è resa dalla Christie un personaggio al tempo stesso convincente e struggente. Anche la risoluzione finale è un momento intrigante, forse il più significativo del romanzo, purtroppo però appare un po’ forzato soprattutto perché alucne delle conoscenze sciorinate da Poirot il lettore non poteva averle e dunque non poteva sicuramente giungere alla corretta conclusione. Resta comunque notevole il capovolgimento portato dalle spiegazioni conclusive, che letteralmente smascherano degli insospettabili e riabilitano definitivamente la perseguitata Norma.

Sono un’assassina?” è dunque un libro gradevole ma non entusiasmante, sicuramente non il primo che consiglierei a chi non abbia mai letto altre opere della Christie. Forse non è neppure un romanzo che acquisterei (lo prenderei piuttosto in prestito in una biblioteca), ciononostante è un giallo che si legge volentieri, scorrevole, pieno di misteri e di sospetti, di tradimenti e di inganni. Un giallo dove domina soprattutto l’insolito interrogativo “chi è la vittima di cui Norma si addossa l’uccisione?” tiene il lettore – oltre che Poirot e la Oliver – avvinto fino all’ultima pagina.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccola

 

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