“La sagra del delitto” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: Dead Man’s Folly]

Il mio giudizio in breve:

Da un originale spunto di sagra paesana con caccia al delitto, si sviluppa un buon romanzo carico di personaggi e vicende. Poirot è meno onnipresente del consueto e divide gli onori con l’alter ego della Christie. Piacevolissima lettura nella quale una finta caccia all’assassino si trasforma nella ricerca di un vero omicida.

sagraDelitto

Questo post, come altri dedicati ai libri della Christie e al suo investigatore Poirot, fa parte di una “serie” di articoli collegati al telefilm attualmente in onda il sabato pomeriggio in televisione: questo il link al post che ricapitola l’argomento.

La festa campestre di beneficenza organizzata dal ricco Sir George Stubbs non è una fiera come quelle che di solito raccolgono piccola aristocrazia e contadinotti: niente ritrita caccia al tesoro, questa volta il mistero prevede un finto cadavere e un finto omicida da scoprire. Trattandosi di un delitto – anche se finto – la nota scrittrice Ariadne Oliver invita anche il suo amico Poirot, la cui presenza si rivelerà quanto mai pertinente quando il gioco si trasformerà in realtà e Marlene, la vittima designata, sarà uccisa davvero.

La premessa da cui prende avvio il romanzo è in qualche modo una novità per la Christie, che per la maggior parte caratterizza i suoi libri con omicidi domestici, dove il colpevole è sicuramente “uno di famiglia” anche quando l’ambientazione è esotica e straniera. Questo libro, pur con il suo spunto originale, segue in realtà lo stesso schema dei classici best-seller dell’autrice in quanto l’assassino è chiaramente da ricercarsi fra gli invitati alla villa di sir George, tutti curiosamente restii a dire sempre la verità. Anche se, a ben guardare, sarebbe meglio non ignorare i forestieri che soggiornano nel vicino ostello, ed anche qualche altra persona che vive in paese e potrebbe saperne, sul delitto, più di quanto non appare.

Questo cast di personaggi vari e affascinanti è proprio tipico della scrittrice e non manca nemmeno in “La sagra del delitto“: una moglie-trofeo scioccherella ed appassionata di gioielli, un signorotto di campagna con tante ambizioni sociali, l’efficiente segretaria, la precedente (e misteriosa) proprietaria della tenuta, un esotico cugino straniero che nessuno attendeva, un’adolescente scialba che tira sempre su col naso. Queste figure, tutte ben disegnate, insieme con gli altri comprimari formano lo sfondo sul quale Poirot e la signora Oliver seguiranno gli indizi che porteranno in luce prima vecchi peccati ed infine l’identità di un killer spietato.

Naturalmente si può obiettare che il bonario signorotto di campagna, la bella egocentrica, la zitella acidula, la segretaria innamorata del suo principale e la gran dama del maniero sono stereotipi, ma Agatha Christie riesce a rendere profonde e vive anche queste figure. Non solo perché le accosta e le fa interagire con brio ed originalità, ma anche perché alcune di queste persone si riveleranno più o meno diverse da quello che sembrano.

Poirot in questo romanzo, come già in “Poirot e la strage degli innocenti” (questo il link alla mia recensione), è affiancato dall’alter ego della Christie, la scrittrice che ama sgranocchiare mele, Ariadne Oliver. Se del preciso investigatore belga questo libro non ci offre molto di più rispetto a ciò che già conosciamo (la sua fiducia nel lavoro delle cellule grigie, la precisione quasi maniacale, la cura per il proprio aspetto), la signora Oliver è il vero fulcro delle investigazioni – non foss’altro che per la consapevolezza del lettore che in lei la Christie si rivede, sicché il suo personaggio rappresenta l’autrice stessa che balza nel mistero per fornire indizi e confondere le idee. D’altra parte questa figura distratta, eccentrica, spesso dichiaratamente esausta ma sempre scaltra, chiaramente intesa come una parodia dei romanzieri mistery in generale e della Christie stessa in particolare, possiede un fascino che per quanto mi riguarda è decisamente superiore a quello del minuzioso ed irritante Poirot. E mi pare che l’introduzione di Ariadne Oliver abbia permesso alla scrittrice non solo di prendere in giro le proprie eccentricità (reali o presunte), ma soprattutto di rendere la vita un inferno al brillante ma poco accattivante investigatore.

Eccoci dunque di fronte ad un volume che vanta una storia avvincente, dialoghi spiritosi, personaggi affascinanti, una situazione sufficientemente intricata da lasciar perplesso il lettore. Che cosa dunque non funziona in pieno nel romanzo? A mio parere il suo principale se non unico problema nasce verso la fine. Con l’eccezione di Ariadne Oliver, della signora Folliat e dell’incomparabile Poirot, gli altri caratteri si rivelano in parte deludenti rispetto alle aspettative che avevano generato nella prima parte del libro.

Ho sempre apprezzato l’analisi psicologica dell’assassino operata dall’autrice; il motivo per cui è spesso difficile indovinare il colpevole non è tanto la contraddizione celata negli indizi ritrovati ma il fatto che la spietatezza è sempre così ben nascosta nelle profondità del carattere del killer. Tuttavia, in questa particolare storia, i caratteri non sono ben sviluppati come dovrebbero essere; sono persone interessanti e plausibili, ma piuttosto semplici e non celano quell’oscurità interiore che li rende possibili assassini. Questo porta ad una soluzione un po’ artificiosa, che inoltre non riesce a legare efficacemente la caccia all’omicidio con il racconto parallelo del delitto vero e proprio: l’iniziale caccia all’omicidio ha costituito unon spunto originale ed emozionante, ma alla fine non ha generato nessun particolare sviluppo nella trama.

Sembra quasi che la scrittrice si sia divertita a scrivere la storia che le passava per la mente senza darsi troppa pena di trasformarla in un autentico giallo. In realtà il libro è un mistery, e fra i più tipici, perché spinge il lettore a mettersi in gara con Poirot e la Oliver per giungere alla soluzione del delitto, ma non disdegna di perdersi anche in qualche considerazione di contorno che è più di costume (o che serve per caratterizzare i personaggi). Come quando Poirot lamenta i cambiamenti nella moda femminile, chiedendosi dubbioso in che modo le fanciulle pensino di poter attrarre gli uomini se per vestirsi si conciano così …

Concludendo il romanzo è ben scritto e scorrevole, e pur non potendo essere annoverato fra i grandi classici della Christie, rappresenta una lettura piacevole per gli appassionati del genere: mostra tutte le astuzie e le idiosincrasie di Poirot, descrive splendidamente la campagna inglese, presenta dei personaggi interessanti. Insomma, un libro che i giallisti possono sicuramente apprezzare.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccola

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...