“Gli elefanti hanno buona memoria” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: Elephants can remember]

Il mio giudizio in breve:

Struttura buona ma non del tutto avvincente per un giallo che sembra risolversi grazie ad una parrucca ed ai frammentari ricordi racimolati da un investigatore molto attivo (non Poirot, ovviamente) ed una scrittrice intraprendente ma un po’ eccentrica. Non mi è piaciuto molto lo stile, a tratti decisamente frammentario e poco organico, né il fatto che le indagini condotte da Poirot e da Ariadne Oliver sono state più “di contorno” che non propriamente legate al misterioso omicidio-suicidio.

elefantiBuonaMemoria

Questo post, come altri dedicati ai libri della Christie e al suo investigatore Poirot, fa parte di una “serie” di articoli collegati al telefilm attualmente in onda il sabato pomeriggio in televisione: questo il link al post che ricapitola l’argomento.

Quando ha acconsentito a partecipare ad un pranzo letterario, la giallista Ariadne Oliver si aspettava di dover fronteggiare ammiratori e lettori curiosi, invece si imbatte in una sconosciuta che la avvicina per chiederle ragguagli sulla disgrazia avvenuta oltre un decennio prima ai genitori di una figlioccia della Oliver. I corpi dei coniugi Ravenscroft infatti erano stati ritrovati su una scogliera nei pressi della loro villa in Cornovaglia, entrambi uccisi da un colpo di pistola, arma che giaceva fra i loro corpi e sulla quale si trovavano solo le loro impronte. Le indagini della polizia non erano riuscite a stabilire chi dei due avesse ucciso l’altro per poi togliersi la vita, ma proprio questo è l’interrogativo davanti al quale è posta la signora Oliver, che dopo essere stata chiamata in causa suo malgrado non resiste alla curiosità e cerca di ricostruire i fatti interrogando chi era stato vicino alla coppia poco prima della tragedia ed invocando anche il geniale aiuto di Hercule Poirot.

La Christie aveva già presentato al suo pubblico romanzi imperniati sulla coppia Poirot-Oliver, per esempio “La sagra del delitto” oppure “Sono un’assassina?” (ho già recensito entrambi sul blog, rispettivamente in questo e questo post) ed analogamente aveva già dato in pasto ai suoi protagonisti detective la risoluzione di misteri passati dati per risolti dalle autorità – basti pensare a “Fermate il boia” (recensito qui) oppure “Addio miss Marple” (del quale avevo parlato in uno dei miei primi post). Effettivamente “Gli elefanti hanno buona memoria” mi ha ricordato soprattutto l’ultima indagine di miss Marple, perché entrambe le vicende richiedono di ricostruire fatti ormai abbastanza remoti interrogando (con pretesti più o meno calzanti) persone che in fondo del delitto riportano più che altro le proprie sensazioni e i propri ricordi. Ma mentre “Addio miss Marple” è a mio parere uno dei romanzi migliori della Christie, al contrario “Gli elefanti hanno buona memoria” non si solleva oltre la mediocrità.

L’autrice in questo romanzo non segue il solito canovaccio che viene utilizzato in buona parte dei romanzi gialli in generale e dei suoi in particolare: questa volta la protagonista è Ariadne Oliver e Poirot per quanto sia colui che fisicamente risolve il caso non compare più di tanto nelle investigazioni condotte per appurare la sorte dei coniugi Ravenscroft. Siccome io non amo particolarmente il borioso investigatore belga sempre molto compiaciuto di sé, non è questo l’aspetto che mi ha disturbata nella lettura, quanto piuttosto il fatto che le vicende non scorrono agilmente come accade quasi sempre nei libri della Christie.

Proseguendo il paragone con “Addio miss Marple” non posso fare a meno di notare che mentre le domande di Jane e dei suoi “aiutanti” sono sempre ben mirate a portare in luce un certo aspetto del passato chiaramente collegato o rimandabile al delitto, invece in “Gli elefanti hanno buona memoria” la Oliver chiacchiera molto e conclude poco. Certo, non si può domandare a un vecchio conoscente di punto in bianco cosa ne sa di un tragico fatto di cronaca avvenuto dodici anni prima, ma le chiacchierate di Ariadne Oliver sono spesso inconcludenti. Parla a persone anziane che confondono nomi e luoghi, che si fissano su dei dettagli (alcuni poi significativi ma persi in un mare di ricordi sconclusionati), che tirano in ballo altre questioni ma sempre in modo confuso e poco lineare.

Questo giallo non mi ha tenuta col fiato sospeso come capita spesso coi libri della Christie perché lo trovavo troppo vago: la trama in sé sarebbe anche buona, ma è spesso povera di particolari e alcuni spunti fondamentali per proseguire le indagini e avere le giuste deduzioni piovono un po’ dal cielo senza grandi legami col resto. Per esempio la vera ragione che spinge la signora Burton-Cox ad interpellare Ariadne è un elemento che si rivela del tutto estraneo alla trama principale, così come il fatto che Celia e Desmond si fossero già conosciuti da bambini, eppure la Christie spende per queste parentesi più spazio di quanto non faccia per introdurre la gemella di lady Ravenscroft. Analogamente l’autrice passa gran parte della narrazione a descrivere gli sforzi spesso non molto proficui della Oliver ma poi sono i fugaci interventi di Poirot a permettere di contattare il paio di persone davvero utili a spiegare ciò che accadde.

Il libro è breve e scorrevole, lo si legge in un paio di pomeriggi e certo non annoia, ma nemmeno entusiasma. Dopo un inizio un po’ forzato, non c’è azione, non ci sono veri indizi su cui ragionare (a parte la metafora fin troppo insistita degli elefanti ed il particolare delle quattro parrucche) e i colpi di scena sono giusto un paio. Anche i personaggi, che solitamente aggiungono notevole spessore alle vicende narrate, sono in questo caso appena abbozzati. Scopriamo qualcosa dei coniugi Ravenscroft proprio al termine del romanzo, Celia è descritta come una donna forte e decisa, la madre di Desmond sembra avere un carattere intrigante, ma non si va oltre. Persino Poirot e la Oliver appaiono sottotono, quasi malinconici, come se la vecchiaia li stesse in parte consumando. E forse era ciò che accadeva realmente all’autrice, visto che quest’opera fu scritta nel 1972, quando la Christie aveva ben 82 anni.

In definitiva dunque il romanzo non è brutto ma sicuramente fra i tanti libri della Christie se ne trovano di migliori. Questo titolo a mio parere può essere scelto dagli appassionati che abbiano già letto i suoi libri più appassionanti, mentre di certo non lo consiglierei a chi per la prima volta si accosta a questa prolifica ed acclamata scrittrice.

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