“La morte mi ama” di Ruth Rendell – Recensione

[Titolo originale: Make Death Love Me]

Il mio giudizio in breve:

Un giallo psicologico relativamente insolito, dove il crimine iniziale è noto in tutto e se ne devono seguire gli sviluppi più emotivi e caratteriali che non polizieschi. Molta tensione del tipo che si trovava nei film di Hitchcock, un libro con poca suspense investigativa ma un’eccellente introspezione dei personaggi e delle dinamiche criminali.

morteMiAma

Esattamente un anno fa, il 2 maggio 2015, moriva la nota scrittrice britannica Ruth Rendell, autrice di best-seller polizieschi, del mistero e romanzi psicologici; e poiché di recente ho letto uno dei suoi romanzi ho scelto di recensirlo proprio oggi come omaggio alla scrittrice. L’opera a cui mi riferisco è “La morte mi ama“, libro appartenente al filone dei gialli psicologici in quanto non si tratta tanto di capire “chi” ha commesso il crimine, ma “perché”.

Protagonista del romanzo è Alan Groombridge, un uomo qualunque intrappolato in una vita di noia domestica e deprimente routine. Marito di una donna che non gli piace, padre di due figli che non ha realmente voluto, direttore di una piccola filiale bancaria dove nessuno stimolo movimenta le sue giornate, tutto ciò che lo sostiene nell’affrontare il grigiore dell’esistenza è una fantasia quasi folle: rubare abbastanza soldi della banca per permettersi un anno di libertà, un anno in cui vivere un diverso tipo di vita. Naturalmente questo è poco più di un sogno ad occhi aperti, almeno gino a quando un giorno la banca viene derubata e due degli impiegati scompaiono. Ecco allora che d’improvviso quello che era sempre stato un luogo di noiosa e triste ripetitività diventa teatro di un brutale incubo agghiacciante che potrebbe non finire mai …

Senza svelare oltre la trama, che se in una recensione di libri d’amore o d’avventura può non essere un problema nel caso dei gialli è assolutamente da evitare, quello che posso dire è che la Rendell in questo romanzo è riuscita a far coesistere brillantemente un complicato intreccio di gente comune che circostanze ed emozioni pongono in una situazione straordinaria. La storia procede per la maggior parte della narrazione lungo due linee distinte, che naturalmente convergono alla fine, ma con un una violenza imprevedibile ed in un certo senso inaspettatamente visto il modo in cui si susseguono gli eventi. Ne deriva una trama ben strutturata, leggera nel suo inizio ma sulla quale pian piano si innestano i giusti tocchi di sorpresa, confusione, sconcerto, terrore.

Un gran peso nell’economia del romanzo è dato (ovviamente) dai personaggi, che sono credibili e interessanti. Verso Alan è quasi immediato provare una forte empatia fin dall’inizio, il lettore si sente istintivamente dispiaciuto di fronte alla sua frustrazione ed alla constatazione di come un individuo essenzialmente simpatico sia intrappolato in un matrimonio senza amore (e in una vita senza emozioni) dalle convenzioni sociali ma anche dalla sua mancanza di coraggio. E quando Alan coglie l’occasione che l’inattesa rapina in banca gli offre per cambiare le cose, non ho potuto fare a meno di tifare per lui, esempio quasi straziante di una desolante esistenza borghese ingabbiata e limitante.

Alla storia di Alan si intrecciano presto le vicende dei maldestri Neil e Marty, due giovani quasi troppo deboli e impulsivi per essere autentici criminali. Ed infatti la Rendell riesce a far trasparire molto bene la loro vita interiore, la loro storia, le circostanze casuali che li portano oltre il limite della legalità. Joyce, la cassiera, è probabilmente la figura meno approfondita fra quelle principali, ma anche di lei l’autrice fornisce un ritratto tutt’altro che superficiale, facendo emergere la sua personalità soprattutto attraverso i dieloghi e le relazioni con Neil (il bravo ragazzo finito sulla cattiva strada) e l’alcolista Marty.

In effetti, il libro presenta una manciata di personaggi così ricchi di sfumature, così vividamente disegnati che il ritmo della narrazione diventa testo ed e inquietante man mano che si vede come il destino influenzi le loro vite portandoli a fare scelte discutibili. In “La morte mi ama” la Rendell ha esplorato, in sottofondo ma con eleganza, proprio il tema delle conseguenze (alcune tragiche, qualche volta soddisfacenti, spesso inaspettate) che derivano dall’esitazione a “fare la cosa giusta” in una situazione in cui ci i protagonisti avvertono un conflitto.

In molti punti del romanzo se un personaggio si fosse comportato diversamente le cose si sarebbero risolte senza le conseguenze terribili che invece si realizzano, ma le persone continuano a fare le scelte sbagliate, anche se come lettori possiamo davvero credere alle ragioni per cui nei contesti della loro situazione individuale prendono una decisione al posto di un’altra. In tutto il libro è l’esitazione delle persone a fare la cosa giusta nei momenti decisivi che guida la storia in complesse ramificazioni fino ad una conclusione che con giustizia quasi poetica, anche se un po’ triste, lega tutti i fili che si erano intrecciati durante il progredire della narrazione.

Senza dubbio la storia, così com’è stata elaborata dalla Rendell, risulta oggi molto datata – aspetto che inizialmente mi aveva spinta a valutare il libro con un giudizio un pochino inferiore – ma in effetti la sua prima pubblicazione in inglese risale al 1979 e il libro va letto tenendo presente questo aspetto. Così come si deve considerare che il romanzo, pur avendo un reato al centro della propria trama, non è un mistery in senso stretto, quanto piuttosto un racconto sulle tensioni e le emozioni, sui pensieri e le scelte, una storia profondamente umana e a suo modo persino tragica.

La morte mi ama” è dunque un interessante thriller psicologico, reso particolarmente buono per il modo in cui combina taglienti intuizioni psicologiche con una trama tortuosa e accuratamente sviluppata.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccola

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