“Re Valdo e il drago” di Peter Bently e Helen Oxenbury – Presentazione

Ho scelto di dedicare il post di oggi ad un volume pubblicato poco più di un anno fa dalla casa editrice Il Castoro: “Re Valdo e il drago“, un albo illustrato che mi ha intrigata soprattutto per il soggetto del racconto narrato, ovvero un lungo gioco di fantasia dei bambini, dal suo momento iniziale (la partenza per l’avventura) fino alla sua conclusione quando giunge la sera.

La copertina di questo albo illustrato pubblicato nel 2015 dalla casa editrice Il Castoro
La copertina di questo albo illustrato pubblicato nel 2015 dalla casa editrice Il Castoro

Il protagonista è Valdo, un bel bambino biondo di circa quattro o cinque anni, che sin da subito sia per i suoi due amici – Teo, un coetaneo scuro di pelle e capelli e Berto, un bebè con tanto di ciuccio in bocca – sia per i lettori è da subito Re Valdo, come testimoniano la corona e la spada di legno o cartone. Il libro si apre mostrando i tre che, in fila ordinata, vanno a costruire un castello con i materiali che ognuno di noi ha usato nella propria infanzia: una grande scatola, un lenzuolo, vecchi mattoni, un’asta sulla quale far sventolare uno straccio a mo’ di bandiera. Quando tutto il necessario è pronto, Valdo e i suoi compagni possono immergersi completamente nella nuova realtà creata dalla loro immaginazione e dar quindi battaglia a draghi e mostri, costringendo entrambi alla ritirata.

Purtroppo però giocando il tempo è passato e si avvicina la sera, così nonostante la decisione di Valdo di dormire tutti insieme nel loro glorioso castello di lenzuola e cartone, prima Teo poi anche Berto – nonostante le reiterate proteste – vengono riportati a casa dai genitori. Il protagonista resta dunque solo a difendere la sua roccaforte, che non vuole abbandonare nonostante tutto perché l’immedesimazione nel regno creato dalla fantasia è troppo grande. Ed anche se il gioco non è più diverte, anzi si fa quasi pauroso, Valdo resiste con coraggio all’oscurità che si fa sempre più fitta. Finché – e l’apice del pathos narrativo è affidato all’unica pagina priva di illustrazioni di tutto il libro – “all’improvviso (arriva) una cosa con quattro piedi“: un drago, forse? Fortunatamente non sarà un mostro ad avvicinarsi, ed il finale del racconto risulta giustamente rassicurante, in modo che la paura si risolva senza drammi.

Le 32 pagine che costituiscono il volume sono occupate sia dal testo (tendenzialmente in rima o comunque composto in maniera da conferirgli la cadenzata musicalità di una filastrocca) sia dalle illustrazioni, che ritengo siano il vero tratto caratterizzante del libro. Si alternano infatti non solo scene a facciata intera se non addirittura doppia (queste ultime decisamente poche nel complesso) a figure più piccine inframmezzate alla componente scritta, ma anche sequenze monocolori ed altre più sfumate, come se l’illustratrice Helen Oxenbury avesse destinato ad ogni disegno una funzione ben precisa e minuziosamente studiata. La prospettiva è quasi sempre quella ad “altezza bambino” per esempio, il che significa che gli adulti sono in un certo senso equiparati a giganti e ne viene mostrata solo la parte inferiore del corpo, proprio quella che vederebbe un bambino di pochi anni dalla sua limitata statura.

Esempio di illustrazioni a matita
Esempio di illustrazioni a matita

Analoga attenzione sembra sia stata dedicata alla concezione delle diverse scene: le tavole a pagina doppia sono panoramiche; le più piccole sequenze di immagini in bianco e nero (o per essere più precisi in una non troppo scura sfumatura grigio-marrone, dal tratto morbido e delicato) raccontano i passaggi da un momento all’altro e rappresentano momenti in cui la tensione si allevia rispetto alle illustrazioni colorate ad acquerello, che sempre si accompagnano ad attimi di grande attenzione narrativa ed emozionale. L’unica eccezione a questo ritmo è data come accennavo prima dal momento topico del racconto, per descrivere il quale gli autori hanno scelto di usare soltanto parole: uno sfondo bianco sul quale svettano grandi caratteri neri, che variano in dimensione per sottolineare gli elementi su cui focalizzare l’attenzione.

Notevole è poi il modo in cui il paesaggio stesso viene chiamato ad accentuare l’acuirsi o il rarefarsi della tensione: quello che inizialmente sembrava un semplice giardino dietro casa diventa quasi un bosco durante le immaginarie battaglie coi mostri, si fa ancora più buio e selvaggio mentre l’oscurità cala sul piccolo Valdo, quindi le sagome spettrali ritornano ad essere più definite e familiari quando i genitori del protagonista compaiono alla sua ricerca.

Una delle tavole a colori
Una delle tavole a colori

La mia esperienza: ho sfogliato questo libro a casa di una coppia di amici, quindi non posso certo affermare di averne ricavato un’esperienza esaustiva, tuttavia ho notato che non solo la storia ma il ritmo delle parole e quello grafico dato dall’alternarsi di illustrazioni a colori e in bianco e nero ha attratto l’attenzione dei bambini. Direi quindi che il volume è una buona pubblicazione, anche se fra testi con impostazione simile personalmente continuo a preferire gli splendidi libri scritti da Julia Donaldson ed illustrati da Axel Scheffler.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 30 mesi – lettura autonoma dai 6 anni e mezzo02-reading-a-book

Valutazione: acquisto consigliato

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