“Il ritratto di Elsa Greer” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: Five Little Pigs o anche Murder in Retrospect]

Il mio giudizio in breve:

Trama avvincente, si capisce subito che l’accusata era innocente ma è ugualmente facile lasciarsi fuorviare dall’indizio più chiaro e non arrivare alla giusta soluzione. Un bel libro, che si legge volentieri e dove infine tutti gli indizi si completano e la spiegazione appare perfetta. 

ritrattoElsaGreer

Questo post, come altri dedicati ai libri della Christie e al suo investigatore Poirot, fa parte di una “serie” di articoli collegati al telefilm attualmente in onda il sabato pomeriggio in televisione: questo il link al post che ricapitola l’argomento.

Per la giuria non ci sono dubbi: il brillante pittore Amyas Crale è stato avvelenato dalla moglie Caroline, gelosa per l’interesse mostrato dall’uomo verso la sua giovane modella. Non solo le prove sono schiaccianti, ma la donna accetta remissivamente il verdetto emesso contro di lei. Tuttavia sedici anni dopo la figlia dei Crale riceve una lettera della madre (morta in carcere) nella quale Caroline proclama la propria innocenza. A risolvere il caso viene chiamato Poirot, che non riesce proprio a togliersi dalla mente una filastrocca su cinque porcellini perché a lui sembra che proprio cinque siano le persone che avrebbero potuto compiere il delitto facendo poi ricadere la colpa sulla vedova di Amyas: la sorella minore di Caroline che avrebbe avuto l’opportunità di procurarsi il veleno; una conoscente erborista per passione che si lascia andare a poco lusinghieri commenti sul defunto; il migliore amico della vittima, curiosamente dominato da un’esasperata ostilità verso Caroline; la pluridivorziata Elsa del titolo italiano, che riferisce di aver udito all’epoca un’animata discussione tra moglie e marito; la devota governante che invece aveva visto Caroline ripulire le impronte da una bottiglia di birra mentre era vicina al cadavere.

Pubblicato per la prima volta nel 1942 con il titolo originale “Five little pigs” (ovvero i cinque piccoli porcellini a cui Poirot paragona i suoi indiziati), questo romanzo fa parte del gruppo di opere della Christie che potremmo etichettare come “omicidi nel passato”. Non è il mio preferito (credo che la palma in tal senso spetti ad “Addio, Miss Marple“, che ho già recensito nel blog), ma trovo che questo libro sia comunque molto ben scritto, interessante soprattutto perché la scrittrice è riuscita a comporre un racconto corale, in cui i cinque protagonisti danno ognuno la proprie versione della presunta assassina, del suo movente, del suo rapporto con la vittima.

L’aspetto più ragguardevole del romanzo per quanto mi riguarda è proprio questa impostazione multipla in cui ciascuno dei sospettati di Poirot fornisce una sintesi degli eventi riguardanti l’omicidio, basandosi non solo sul proprio personale punto di vista ma soprattutto sulla necessità (da parte del colpevole) di mascherare il proprio coinvolgimento. Dopo aver letto i cinque resoconti, il pubblico possiede le stesse informazioni alle quali ha accesso l’investigatore e dovrebbe dunque essere in grado di risolvere il caso, ma questo non è scontato perché in “Il ritratto di Elsa Greer” non è solo il suo proverbiale intuito a guidare Poirot, ma soprattutto l’analisi della psiche dei protagonisti.

Questo giallo è notevole perché la sua trama risulta intricata e difficile da sbrogliare non a causa di qualche pretestuoso colpo di scena, ma proprio in virtù dei racconti coi quali i personaggi descrivono una morte avvenuta 16 anni prima. Perché questi racconti presentano ognuno una storia con qualche particolare differente (e tanti sono complessivamente questi particolari da passare al setaccio): possibile che stiano mentendo tutti? E perché lo fanno? Forse per lo stesso motivo per cui durante il processo Caroline aveva passivamente accettato una sentenza destinata a mandarla in prigione?

Pur senza perdersi in troppe descrizioni (non sarebbe il suo stile), la Christie è molto brava nel tratteggiare personaggi tridimensionali ed interessanti e nel dipingere un’atmosfera cupa che evoca un senso di dolore latente. Il romanzo pur mantenendo un ritmo abbastanza serrato possiede anche un respiro tragico e solenne, che inizia nella presentazione di un’eroina forte e dignitosa nell’accettare il proprio destino e si chiude con una certa giustizia poetica non disgiunta da una nota di amarezza.

I personaggi come ho detto sono ben approfonditi, come se l’autrice avesse sfruttato le parole di uno per svelare qualcosa degli altri, a livello caratteriale, di comportamento o aspirazioni. Anche se l’uso di reconti scritti e flashback limitano l’interazione dei sospettati con Poirot e dilatano, allontanandola dal tempo presente, la prospettiva con cui approcciarsi ai personaggi, la Christie li sviluppa comunque con cura. Si ha davvero un forte sviluppo dei diversi caratteri e la sensazione complessiva è che la scrittrice introduca il fattore omicidio come un mero pretesto per osservare e riflettere sulle persone.

Copertina del DVD dell'episodio omonimo tratto dal romanzo ed interpretato da David Suchet
Copertina del DVD dell’episodio omonimo tratto dal romanzo ed interpretato da David Suchet

Dal punto di vista narrativo l’impianto del romanzo è una meraviglia per il modo in cui la Christie incorpora tanti punti di vista e dissemina gli indizi in dialoghi che il lettore tende a non valutare nella giusta ottica perché riportati indirettamente in manoscritti redatti dai vari sospettati. Ne risulta una storia scorrevole che si tinge presto di amore, passione e gelosia, una storia in cui non più che mai poco chiaro quanto di ciò che appaia corrisponda alla realtà. Io ero persino arrivata a sospettare in un certo momento che il delitto avesse potuto essere stato causato, involontariamente, dalla bambina …

Il punto debole di questo libro, l’unico di rilievo che io abbia riscontrato, sta paradossalmente nella sua stessa struttura corale: dopo un po’ la narrazione diventa infatti ripetitiva e per questo meno emozionante. Il pubblico col procedere della trama si trova a leggere le descrizioni degli stessi eventi, quasi parola per parola, più volte, proprio come Poirot sente ripetere a sua volta da ogni testimone. Queste conversazioni, sia per il loro tono sia per gli eventi in sé, non sono sufficientemente affascinanti per rendere a lungo andare piacevole una simile ripetizione.

Anche il fatto che l’unica interazione fra i vari sospettati sia con Poirot (e non fra loro) limita lo svilupparsi della storia e l’approfondimento a tutto tondo dei personaggi (che pure come ho detto non sono mal delineati, tutt’altro). Di solito nei libri della Christie vi è parecchia interazione (anche solo verbale) fra i protagonisti, mentre ne “Il ritratto di Elsa Greer” tale interazione si perde parecchio, finendo per penalizzare soprattutto Poirot, che non ha l’abituale mordente perché gli manca l’occasione di lasciarsi andare alle sue tipiche digressioni e osservazioni.

Nonostante ciò il romanzo è comunque molto intrigante e, avendolo apprezzato personalmente, non posso che suggerirne la lettura a tutti gli amanti della Regina del giallo.

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