“La parola alla difesa” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: Sad Cypress]

Il mio giudizio in breve:

Un po’ contorti in genere i moventi delle false testimonianze e come spesso accade con la Christie il colpevole è difficile da sospettare perché la sua personalità è ben camuffata; il libro comunque si legge con piacere e nella prima metà l’atmosfera di pericolo incombente è davvero ben resa.

ParolaAllaDifesa-cover

Questo post, come altri dedicati ai libri della Christie e al suo investigatore Poirot, fa parte di una “serie” di articoli collegati al telefilm attualmente in onda il sabato pomeriggio in televisione: questo il link al post che ricapitola l’argomento.

Il romanzo si apre in un’aula di tribunale, durante il processo per omicidio a carico della giovane Eleanor Carlisle, accusata di aver avvelenato Mary Gerrard. La graziosa, distaccata, impenetrabile imputata ha tutto contro: non solo un movente, forse anzi addirittura due, ma anche l’occasione. Sembra infatti lei l’unica ad aver potuto commettere l’omicidio ed alla luce di questo fatto ogni sua espressione, gesto, affermazione risalente al giorno del delitto e alle settimane precedenti viene rivalutata – dal pubblico se non dalla giuria – con atteggiamento critico. Una sola persona non sembra disposta a credere (o a rassegnarsi) alla colpevolezza di Eleanor, un uomo così deciso a capovolgere il verdetto più probabile da rivolgersi al più celebre ed abile investigatore d’Inghilterra: Hercule Poirot.

La parola alla difesa” è sicuramente uno dei più classici fra i libri della Christie, un’opera che racchiude in sé tre degli aspetti chiave delle più riuscite trame della regina del giallo: il suo famoso investigatore dalla testa d’uovo, un delitto commesso nella opulenta ma un po’ decadente cornice di una vasta dimora di campagna, indagini compiute quando ormai l’omicidio è stato già dato praticamente per risolto dalle autorità. Questo schema, che in tutto o in parte ha già costituito la base di moltissimi romanzi dell’autrice, viene sviluppato con consumata esperienza in “La parola alla difesa” e nemmeno una sbavatura viene a rovinare la perfetta concezione del suo svolgersi.

Dopo un brevissimo prologo ambientato durante il processo, giusto per far capire al lettore chi saranno i protagonisti indiscussi della storia (vittima, presunto colpevole, geniale detective), la narrazione si divide in tre parti nettamente diverse fra loro. Nella prima parte si sviluppa il resoconto, visto in larga misura attraverso gli occhi di Eleanor, della morte di sua zia e successivamente di quella della giovane Mary; seguono poi il racconto delle investigazioni di Poirot (consistenti in pratica in lunghe chiacchierate coi vari personaggi che abitavano o lavoravano nella dimora dove il delitto ebbe luogo) ed infine la sequenza conclusiva in tribunale, nuovamente presentata soprattutto dal punto di vista di Eleanor.

La narrazione è fluida, scorrevole, caratterizzata – come è proprio dello stile della Christie – da un connubio fra qualche scarna descrizione fisica di luoghi e persone ad apparentemente casuali incursioni nei sentimenti, opinioni, giudizi (e pregiudizi) dei vari personaggi che entrano via via in scena. Questi ultimi vengono tratteggiati molto bene, acquistano col procedere della lettura una caratterizzazione ben approfondita e credibile, che non si esaursice col loro ruolo nella vicenda soprattutto per quanto riguarda i protagonisti del tragico triangolo amoroso che sembra aver portato addirittura al delitto.

Benché l’omicidio si verifichi abbastanza tardi, circa a metà del romanzo, l’atmosfera che lo precede è forse ciò che ho preferito in assoluto di tutto il libro: una sensazione di pericolo incombente, di minaccia che si avvicina e si fa più pesante, di oscurità che si addensa … la Christie in questo è stata maestra più che in altre opere simili dove fin dall’inizio è nota l’identità della vittima, forse perché la gioventù dei protagonisti e la pace apparente della grande casa di campagna creavano uno stridente contrasto con il dramma che si avvicinava sempre più.

Anche la componente sentimentale, quasi sempre presente nei libri della scrittrice ma a volte appena accennata e raramente troppo esasperata, è calibrata con notevole successo in “La parola alla difesa“. Da un lato abbiamo un fidanzamento iniziale in apparenza sereno e privo di forti emozioni, poi due colpi di fulmine quasi in parallelo, uno fatto soltanto intuire e l’altro evidenziato perché destinato a sconvolgere tre vite e forse anche di più … insomma, in questo titolo non si assiste solo ad un casuale innamoramento che tinge di rosa il giallo senza avere gran peso nello svolgersi della vicenda, qui capire il rosa è essenziale per dipanare il giallo.

Ciò che mi impedisce di dare a questo libro un giudizio migliore è proprio la parte investigativa in senso stretto: da un lato le ragioni per cui tutti – indistintamente – mentono a Poirot, dall’altro l’identità del colpevole. Che menzogne grandi e piccole abbondino nelle deposizioni, ufficiali e ufficiose, è normale in un giallo, ma in questo volume la Christie non è sempre riuscita a rendere ragionevoli i motivi per cui le varie persone nascondono la verità. Questo atteggiamento è il più delle volte coerente col personaggio – come nel caso di Eleanor, che finge un’indifferenza che non prova nell’idea che una passione forte sarebbe sgradita a Roddy – ma ci sono altre figure che si comportano con minor chiarezza. E soprattutto non mi ha convinta la spiegazione del delitto: plausibile, eppure non convincente. Perché se mi sta bene che sia insospettata l’identità dell’assassino, pure vorrei che fosse ragionevole, mentre l’impressione ricevuta in “La parola alla difesa” è che la Christie si sia fatta forte di due indizi davvero minuscoli per giustificare la svolta data alla trama investigativa.

Non voglio aggiungere altro per non guastare la lettura a chi ancora non conosca il romanzo, dirò soltanto che il difetto di “La parola alla difesa” sta tutto nella conclusione. Il libro è iniziato molto bene, mantenendo acceso il mio interesse anche nella lunga parte antecedente al delitto, offrendo meravigliose intuizioni sulla natura umana e i sentimenti, garantendo una serie di possibilità abbastanza variegata per i sospetti su identità movente e modo del killer. Purtroppo però la realtà inerente il colpevole è sembrata provenire dal nulla, con legami davvero molto flebili alla storia raccontata sino a quel momento. Credo proprio che avrei dato a questo libro una recensione entusiastica se il finale fosse stato diverso.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccola

 

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