“Snob” di Julian Fellowes – Recensione

[Titolo originale: Snobs]

Il mio giudizio in breve:

Decisamente diverso da come lo aspettavo, sia nello stile narrativo sia nella trama. Tutto sommato una lettura piacevole, difficile da classificare: non proprio un romanzo, e sicuramente non d’amore, forse quasi un diario. Mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca la fine, non mi aspettavo l’inganno di Edith, ma in fondo ci sta con il personaggio.

snobFellowes

Io seguo con interesse la serie anglo-americana in costume “Downton Abbey“, con il suo miscuglio di drammi ed inganni ugualmente dispensati sia ai piani alti che fra la servitù del conte di Grantham, dunque ho acquistato questo romanzo con grandi aspettative quando ho scoperto che è opera dell’autore della serie, Julian Fellowes. Come spesso accade quando si hanno speranze “preconcette”, la lettura non è stata divertente come mi auguravo e soprattutto nel primo terzo del libro avevo spesso la sensazione (purtroppo disattesa) che entro poche pagine la storia sarebbe diventata più coinvolgente.

Non è stato così perché (e questo ritengo sia il difetto maggiore del romanzo) la trama è poco sviluppata, sembra più un pretesto – ideato dall’autore per mostrare un mondo del quale vuole svelare la reale natura – che non una storia ben concepita nella quale Fellowes (e di conseguenza i lettori) sviluppino attaccamento per i personaggi ed il desiderio di sapere cosa accadrà loro in seguito.

Snob” mostra l’ascesa, la caduta e la finale rinascita di Edith Lavery, una graziosa biondina inglese con grandi occhi e belle maniere la quale crede che la sua vita sarà soddisfacente e facile se si sposerà “bene”, migliorando la propria condizione sociale ed economica. Narrato da un arguto e grande osservatore amico della ragazza, un attore, il libro segue Edith in questa ricerca di un marito adatto e nel suo successivo matrimonio con un conte al quale sembra accomunarla ben poco. Edith si ritroverà infatti in breve tempo vittima della noia e della sensazione di essere intrappolata in un mondo nel quale non si sente del tutto la benvenuta e che non è “dorato” come credeva, il che la spingerà ad una serie di decisioni non in linea con l’iniziale scelta di sposarsi per denaro anziché per amore.

La storia è dunque molto semplice e pare come dicevo destinata soprattutto a far da sfondo ad un più ampio affresco della società e delle sue diverse classi, dell’arrivismo e dello snobismo. In questo senso la voce narrante costituita dall’ironico e spigliato attore amico di Edith descrive bene la ripida salita (e la quasi altrettanto rapida discesa) della donna, delineandola attraverso una sequenza di cene e incontri sociali che testimoniano il peso dell’apparenza e delle tradizioni nel mondo elitario cui Edith aspira. Il problema è che questo narratore è a sua volta un personaggio del libro, ma non un protagonista, perciò si trova spesso a trattare argomenti che realisticamente non potrebbe conoscere, casi in cui o Fellowes forza un po’ la mano tirando in ballo qualche confidenza poco credibile o strane coincidenze, oppure alterna la scrittura in prima persona con una più convenzionale narrazione onnisciente, volta a raffigurare episodi e conversazioni estranei all’attore.

Un altro difetto che ho riscontrato nella narrazione è legato al fatto lo schema espositivo dopo aver descritto un po’ di azione generalmente si ferma a spiegare – in modo talvolta condiscendente – perché l’aristocrazia inglese si comporta in questo modo, oppure per introdurre dei commenti a sfondo sociologico. Entrambe queste caratteristiche hanno come effetto di generare una battuta d’arresto nel ritmo, già abbastanza pacato, delle vicende, il che rallenta eccessivamente lo sviluppo della storia.

Un aspetto positivo del libro è dato invece dai personaggi, forse non del tutto tridimensionali ma sicuramente ben delineati e assai più che unidimensionali caratteri solo buoni o cattivi. Edith non è decisamente una normale eroina: spesso superficiale, possiede tuttavia una grande consapevolezza di se stessa e le sue scelte, nonostante qualche incertezza, sono dominate dalla determinazione di entrare a far parte di un rarefatto mondo privilegiato a cui per nascita e classe sarebbe stata estranea. Charles mostra due lati che raramente si associano alla medesima persona: una certa ottusità (o quantomeno mediocrità) e la capacità di un amore profondo e forte. Lady Uckfield poi è il mio personaggio preferito in assoluto, con manierismi e ostentazioni che si scoprono essere più profondamente vissuti del previsto e con una ammirevole tenacia nel mantenersi fedele al tipo di vita scelto.

Un’altra caratteristica che ho apprezzato di “Snob” è la sua ricchezza di osservazioni sottilmente taglienti, di sofisticati ritratti degli stereotipi dell’aristocrazia inglese tramutati in personaggi più reali, con una dimensione umana, così che il libro diviene un piacevole ed arguto dipinto di uno stile di vita del tutto estraneo alla maggior parte delle persone non britanniche, ritraendo i riti e il senso “di classe” della nobiltà con perspicacia e spirito. Nonostante Fellowes semini qua e là nel libro commenti satirici e pungenti riguardo alla natura snob e frivola della upper class inglese, il tono generale si mantiene leggero e distaccato, mai incattivito o esasperato.

Concludendo, ritengo che questo libro – pur senza essere un titolo di quelli che si leggono ansiosamente con la frenesia di girare un’altra pagina per scoprire cosa l’autore ci ha riservato – si caratterizzi come un divertente, a tratti ironico e provocante, ritratto della moderna società britannica, con le sue vecchie tradizioni un po’ sorpassate ed un vago snobismo di fondo. Come libro non mi ha entusiasmata, al contrario credo che (con gli attori giusti) se ne potrebbe trarre un film delizioso.

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