Opinioni su uno scrittore: Barbara Cartland

Ho scelto di dedicare un post a Barbara Cartland, prolifica e famosa autrice di romanzi d’amore, sulla spinta della pubblicazione di alcune sue opere inedite (per lo meno in Italia) in formato elettronico da parte di Harmony History nel corso degli ultimi mesi. E ho scelto di farlo proprio oggi perché è stato esattamente 16 anni fa, il 21 maggio 2000, che è morta questa famosissima regina del rosa. A quanto ho potuto capire l’iniziativa di pubblicare alcune opere finora inedite in Italia è stata avviata a fine dello scorso luglio, rendendo disponibile il titolo “Una moneta per un bacio“, a cui è seguito un mese dopo “Il valzer dell’amore” ed alla fine di settembre “La sposa imprevedibile“. Non mi risulta che ci siano state ulteriori pubblicazioni nei mesi successivi, ma non è da escludere che nel periodo estivo la collana Harmony History si arricchisca anche quest’anno di qualche nuovo titolo.

Barbara Cartland
Barbara Cartland

Io, che per anni ho faticato a reperire libri di questa autrice, acquistandoli online e spesso ricorrendo al mercato inglese in lingua originale, non posso che apprezzare l’iniziativa della scorsa estate, anche se ho notato che i volumi pubblicati ultimamente mi sembrano meno appassionanti di quelli vintage, ed ecco quindi la ragione del mio approfondimento in merito.

Barbara Cartland, scomparsa come ho detto nel 2000 giusto un paio di mesi prima di compiere 99 anni, scrisse nella sua lunga vita oltre 700 opere, delle quali quasi 650 sono romanzi romantici ma ad essi si affiancano anche biografie storiche, autobiografie (addirittura sei!), lavori teatrali, libri di ricette ed altro ancora. La Cartland scrisse il suo primo libro a 21 anni, ma fu soprattutto fra i 70 e 95 anni che incrementò notevolmente la propria produzione artistica, arrivando nel 1983 a pubblicare ben 23 romanzi, impresa che le permise di entrare nel Guinness dei primati come più alto numero di libri scritti in un solo anno. A metà degli anni ’90, quando aveva ormai venduto oltre un miliardo di libri, Vogue la definì la vera regina del romance e la scrittrice era un autentico pilastro dei media popolari, apparendovi spesso coi suoi caratteristici abiti rosa acceso e gli stravaganti cappellini piumati.

Ovvio che una produzione così vasta non possa brillare per originalità, ma in un certo senso questo è stato uno dei motivi che decretò il successo della Cartland: le sue lettrici sapevano cosa aspettarsi ancor prima di avere aperto un suo libro. Sontuose residenze nobiliari, buone maniere, cavalieri in scintillante armatura, incantevoli fanciulle bisognose di un eroe forte e intrepido che si prendesse cura di loro, parenti malvagi la cui crudeltà viene punita dopo difficili prove, l’amore che trionfa ed il prevedibile lieto fine. Si tratta di libri di puro intrattenimento in cui le disavventure non sono mai tali da inorridire, il protagonista (se pure in partenza pare uno sfrenato libertino) si redime grazie all’affetto di una pura e dolce donzella, le effusioni vanno raramente oltre qualche bacio dall’ineffabile rapimento.

Un canovaccio assolutamente scontato, ma sul quale la scrittrice (soprattutto nei primi anni) ricamò con notevole fantasia, fermo restando alcune caratteristiche fondamentali che non mancano mai e riguardano soprattutto la caratterizzazione dei protagonisti. Prima fra tutte la bellezza fisica: fanciulle minute e sottili, con capelli solitamente biondi (chiome nere le hanno eroine francesi e talvolta scozzesi, mentre i capelli ramati sono prerogativa delle restanti beltà scozzesi o delle giovinette del Centro Europa), enormi occhi espressivi che dominano un visino a forma di cuore, figura aggraziata e una leggiadria pari a quella delle ballerine di professione. Altrettanto splendido è l’eroe di turno, quasi sempre alto, prestante, con capelli ed occhi scuri. Ad un aspetto formidabile si accompagnano poi una mente acuta e pronta, la passione per la lettura la filosofia e le lingue antiche, una notevole abilità a cavallo.

Una delle più famose fotografie della scrittrice, spesso stampata sul retro di copertina delle edizioni anni '80 dei suoi romanzi
Una delle più famose fotografie della scrittrice, spesso stampata sul retro di copertina delle edizioni anni ’80 dei suoi romanzi

Dal punto di vista caratteriale le giovinette sono innocenti (non solo caste, ma anche assai ignoranti sui fatti della vita e sugli aspetti meno edificanti dell’umanità), altruiste, generose. Talvolta si dimostrano intraprendenti quanto basta per inventarsi un’occupazione vagamente servile che permetta loro di sopravvivere (una farà la cuoca per i più facoltosi amici del principe reggente, un’altra si fingerà cameriera per sfuggire dalla Francia rivoluzionaria, un paio venderanno ricami oppure dipingeranno), più spesso però rimangono inermi di fronte alle circostanze avverse e solo l’intervento maschile le salva da una fine triste e miserabile.

I compagni di queste squisite fanciulle sono uomini maggiori di loro di una decina d’anni, assai più pratici di come va il mondo, molto spesso induriti da qualche triste vicenda familiare o sentimentale al punto da essere diventati cinici e indifferenti (solo una minoranza si discosta dal cliché dell’affascinante libertino e presenta al contrario lo stereotipo dell’inflessibile uomo d’onore).

Poiché inoltre è più gradevole parlare di ricchi aristocratici che alternano scampagnate ai balli, piuttosto che di servitori occupati a lavorare da mattina a sera, questi incantevoli protagonisti sono anche nobili e ricchi, o per lo meno lo è uno di loro. Nella quasi totalità dei casi in effetti lo sono entrambi (soprattutto gli uomini è rarissimo che non abbiano titoli altisonanti ed antichi), anche se spesso la giovane eroina è stata privata del proprio denaro (da un parente disonesto o anche solo dalla improvvisa morte dei genitori) e talvolta può non appartenere strettamente alla nobiltà (ma è comunque per via materna imparentata con le migliori famiglie del regno).

Lo sfondo su cui si muovono tali meravigliosi protagonisti è forse la nota meno ripetitiva scelta dall’autrice. Ci sono i romanzi ambientati a Londra (prevalentemente nelle eleganti dimore dei nobili, ma con qualche orrorifica irruzione nella povertà del quartiere di Saint Giles), quelli agresti (che presentano una idilliaca campagna inglese fatta di prati coltivati, dimore antiche circondate dai boschi e dai laghetti, villini ricoperti di edera e caprifoglio), altri che si spingono fin nella remota Scozia (della quale la Cartland è maestra nel descrivere le forre nebbiose, le distese di erica in fiore, i tetraoni che si lanciano richiami, i castelli inespugnabili). Molte altre storie si svolgono in nazioni fittizie della Mitteleuropa, con monti dalle cime innevate, steppe che ricordano l’Ungheria, cittadine con fiori sui balconi; spesso la scena si sposta in Francia, soprattutto a Parigi (durante i difficili momenti successivi al Terrore oppure durante la guerra contro la Prussia) o nelle assolate regioni del Sud. Non manca infine il filone esotico: India, Ceylon, Cina, Russia, Hong Kong, Dakar, la Cartland spazia un po’ in tutto il mondo e spesso prende spunto dal luogo prescelto per caratterizzare in maniera diversa l’abituale trama di amore contrastato.

Copertina di alcuni dei romanzi editi da Mondadori negli anni '80
Copertina di alcuni dei romanzi editi da Mondadori negli anni ’80

Quali sono gli aspetti che preferisco nei romanzi di questa scrittrice? Innanzitutto il fatto che dipingano una società forse non del tutto realistica ma piacevole, un mondo dorato a cui guardare con un certo rimpianto pensando che in quell’epoca e in quei luoghi poteva davvero accadere che un matrimonio di convenienza si trasformasse nell’amore perfetto. Non sarà vero, la parte razionale di me se ne rende conto, ma se voglio svagarmi e sognare preferisco leggere di principesse salvate dai briganti cavalcando a briglia sciolta piuttosto che un veritiero ma deprimente resoconto delle condizioni di vita dei minatori o delle lavandaie ottocenteschi.

Altro fattore che mi attira molto è il fatto che (in molti se non in tutti i libri della Cartland) l’affetto si sviluppi sulla base di qualcosa che va oltre il semplice aspetto fisico. Sono le virtù e i comportamenti dei personaggi a farli innamorare, le loro azioni a spingerli l’uno verso l’altro, non la sola attrazione. A volte l’autrice esaspera addirittura questo aspetto, presentando un sentimento mistico, che trasfigura i protagonisti in una luce quasi divina, ma rispetto a quelle coppie che si saltano reciprocamente addosso senza scambiarsi praticamente parola, allora preferisco l’esagerata spiritualità.

Edizione DVD polacca dei 4 film tratti da altrettanti libri dell'autrice: Passione sotto la cenere, La bella e il bandito, Un fantasma a Montecarlo, Duello di cuori
Edizione DVD polacca dei 4 film tratti da altrettanti libri dell’autrice: Passione sotto la cenere, La bella e il bandito, Un fantasma a Montecarlo, Duello di cuori

Ma soprattutto una è la caratteristica che apprezzo profondamente: un comportamento dei personaggi coerenti con l’epoca in cui sono ambientate le vicende narrate. Sono stanca di nobili giovinette medievali che tirano con l’arco meglio dei loro fratelli, di virginali signorine vittoriane che nel giro di una notte diventano amanti appassionate e insaziabili, di beneducate contessine che per scommessa si tuffano nel Tamigi davanti ad una folta schiera di gentiluomini divertiti (e non vengono messe alla berlina dalla buona società). Le eroine della Cartland sono spesso eccessivamente ingenue, non prendono molte iniziative, ma quello che fanno è di solito credibile: pur se ridotte in miseria non si danno al teatro e non si vendono all’asta in una casa di piacere, semplicemente mettono a frutto la loro abilità nel ricamo, nel canto o nel cucito. E per sfuggire a qualche tutore disonesto animato da loschi propositi raramente vanno oltre l’audacia di vestirsi da ragazzo e coprire con un cappellaccio la propria chioma fluente.

Un aspetto che al contrario non apprezzo per niente sono le fanciulle fisicamente quasi infantili che spesso la scrittrice pone come protagoniste del romanzo. Ci sta che una giovane in fuga si travesta indossando abiti maschili, ma per quanto snella e poco prosperosa mi aspetto che possa ingannare il conducente della diligenza, il proprietario di una locanda, degli occasionali passanti. Non può vivere fianco a fianco con l’eroe per giorni e giorni senza che lui scopra l’inganno! Così come non può essere tanto minuta da sembrargli una bambina e farlo persino sentire un depravato perché si sta innamorando di una dodicenne (accade per esempio in “Una clandestina a bordo” ma anche in “Nel segreto del cuore“). Una protagonista così è denutrita, anoressica, malata: non ha bisogno di trovare l’amore ma un medico (e il suo amato ci fa la figura dello sciocco a dir poco).

Mi dispiace anche che i libri della Cartland siano relativamente sottili (non raggiungono mai le 200 pagine e spesso le edizioni degli anni ’80 italiane superano di poco le 100). In questo modo capita che un inizio promettente si evolva troppo poco o troppo in fretta per appassionare davvero, perdendo così gran parte delle sue potenzialità: i personaggi non riescono ad essere ben approfonditi, i dialoghi fra loro (la parte che io preferisco di solito nei romanzi di questa autrice) sono ridotti all’osso, le difficoltà che inizialmente li tenevano lontani si appianano troppo semplicisticamente.

Altri volumi pubblicati negli anni '80
Altri volumi pubblicati negli anni ’80

Ma il difetto peggiore che ho riscontrato, soprattutto nei romanzi pubblicati negli ultimi anni, è la davvero eccessiva ripetitività delle storie. Va bene parlare di duchi e marchesi, se non di principi e re; va bene avere protagonisti belli e affascinanti, fanciulle in pericolo, eroi forti, ma alcune storie assomigliano davvero troppo ad altre già lette.

E se non si assomigliano le trame nel loro complesso, l’evento decisivo che porta al lieto fine ha troppo in comune con qualcosa descritto in romanzi precedenti. Tante, troppe volte, la protagonista affascina l’eroe per la sua bravura a cavallo; spesso gli salva la vita, o fisicamente o comunque mettendolo in guardia contro qualche nemico; spesso i due si conoscono quando lei finge di avere un’identità fasulla e scoprire quella reale annullerà molti se non tutti gli ostacoli che si frapponevano alla loro felicità.

Ho chiuso il post riportando quelli che considero i difetti dei libri di Barbara Cartland, tuttavia personalmente leggo spesso i suoi libri (tranne forse i più recenti) e li consiglio a chi desideri una lettura leggera, non impegnativa, che riserva qualche gradita sorpresa pur rispettando appieno il classico schema delle storie romantiche. Per tutte le donne che vogliano sognare un’oretta, e tornare ad essere anche loro per un po’ fanciulle ingenue bisognose di essere salvate, un romanzo della Cartland è quasi una garanzia, uno svago che raramente deluderà.

Copertine di alcuni dei volumi più recenti, pubblicati dopo il 2000
Copertine di alcuni dei volumi più recenti, pubblicati dopo il 2000

 

I miei romanzi preferiti:

Luce d’Apollo – Theola, nipote povera e disprezzata di un duca ricco e pomposo, riceve l’ordine di accompagnare la cugina, futura regina di Kavonia, in questo lontano Paese. Il re è però completamente disinteressato ai problemi della popolazione e l’erede dell’antica famiglia reale guida un gruppo di rivoluzionari a palazzo e scacciando gli stranieri. Theola, abbandonata dai propri parenti si ritrova prigioniera del nuovo re, che sulla spinta di un’antica leggenda kavoniana le farà una proposta a dir poco inaspettata.

Magia d’amore – Alita è tollerata nel castello del duca suo zio solo perché molto abile nell’addestrare i cavalli che il duca alleva. La monotona vita della giovinetta verrà improvvisamente travolta dall’arrivo di un ricchissimo americano intenzionato ad acquistare i cavalli del duca. Notate le sue doti di amazzone, l’uomo obbliga infatti la fanciulla a partecipare ad uno spettacolo di equitazione, incurante dei suoi vecchi abiti rammendati e della sua accentuata ritrosia.

Matrimonio a sorpresa – Un duca, inaspettatamente serio e studioso, in viaggio per la Scozia decide suo malgrado di dare un passaggio ad una anziana gentildonna sulla propria carrozza ma in meno di un giorno si ritrova sposato per nuncupazione con una fanciulla tutt’altro che anziana e decisamente irruenta, che lo trascinerà in Francia e lo costringerà ad una mirabolante fuga da Parigi. 

Melodia d’amore – Benché scozzese, il duca di Strathnarn vive in Inghilterra da quando è scappato da casa giovanissimo, tuttavia è costretto a tornare in Scozia per salvare il giovane nipote ed erede, rapito da un clan nemico. Il prezzo da pagare per il riscatto è un’alleanza, suggellata dal suo matrimonio con la figlia del capo dei Kilcraig. La fanciulla, inaspettatamente affascinante e sensibile, saprà non solo vincere l’indifferenza e l’astio del marito, ma anche proteggere il nipote e persino sventare un complotto ai danni del re.

 

I libri che mi sono piaciuti meno:

Una clandestina a bordo – Ecco il classico esempio di forte e prode gentiluomo che compie un’intera traversata dal Portogallo all’Inghilterra con la sua bella ed intelligente eroina e per tutto il tempo crede che lei abbia 12 anni.

Catturare una stella – Questo libro non sarebbe brutto, parla di come una fanciulla per sfuggire ad un matrimonio che non desidera si trovi a conoscere un famigerato libertino, fuggito anni prima all’estero con la moglie di un vicino: peccato che il libro mi abbia ricordato troppo “Venetia” della Heyer, rispetto al quale appare come una copia sbiadita.

Il volto dell’angelo – un romanzo banale dove tutto è troppo per essere credibile: una fanciulla talmente maltratta dalla matrigna (mentre il padre guarda non si sa bene dove) che rischia di morire per frustate e fame, ma che si preoccupa soprattutto della sopravvivenza di un cagnolino; magie nere ed esotiche dietro le rispettabili porte delle residenze londinesi; un conte libertino che non si sa come è sorprendentemente affascinato da una timida giovinetta con cui ha scambiato appena poche parole.

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