“Gino, piccolo grande girino” di Giuliano Ferri – Presentazione

Sono incappata in questo libro quasi per sbaglio: mia figlia (che si sta avvicinando al quinto compleanno) alterna momenti in cui vuole essere trattata “da grande” ad altri in cui scimmiotta i bambini più piccoli, così speravo di trovare una lettura che la aiutasse ad accettarsi così com’è ora, senza pensare troppo al passato o al futuro. Non è esattamente questo il messaggio di “Gino, piccolo grande girino” tuttavia la storia è molto dolce, le immagini suggestive, la morale positiva ed educativa, quindi ho deciso di parlarne comunque sul blog.

La copertina
La copertina

Questo volume, copertina rigida e 23 pagine nel formato 22×29 cm, pubblicato dalla Nord-Sud Edizioni nel 2007, narra la storia di un girino che – proprio come figlia – sta crescendo: dopo essere nato e vissuto nel suo stagno, insieme ad altri girini e in un ambiente familiare, un giorno Gino si accorge che qualcosa sta cambiando. Prima sembrano spuntargli delle zampette, poi la sua codina scompare … turbato l’animaletto chiede un po’ a tutti costa stia accadendo e la risposta è sempre la stessa, lui sta evolvendosi da girino a ranocchietta. La mamma e tutti gli altri sembrano giudicare questo cambiamento bello, e gli consigliano di avere pazienza, ma Gino non è altrettanto felice né fiducioso, lui rivorrebbe la sua vecchia coda. E questo malinconico rimpianto lo accompagna fino al momento in cui proprio le sue nuove zampe gli salveranno la vita.

Un racconto dunque che non si limita, come spesso tendono a fare gli adulti, a rassicurare un bambino che il cambiamento è positivo e suggerirgli semplicemente di aspettare o di adeguarsi. L’autore infatti spende la maggior parte del libro proprio per descrivere il disagio di Gino di fronte al modificarsi del suo corpo, la sua difficoltà nel vedersi cambiare giorno dopo giorno (come gli appaiono sgraziate le sue lunghe zampe in confronto alla bella coda persa!). Dopotutto Gino era abituato a muoversi grazie alla sua forte e dinamica coda, ragion per cui avere delle nuove zampe – a cui deve ovviamente abituarsi – sembra un peggioramento e non certo un miglioramento: non è forse proprio questa l’impressione che spesso le novità generano nei più piccoli?

Mi è piaciuto che Giuliano Ferri abbia evidenziato questo senso di sconforto e rimpianto, il desiderio di non crescere che si impadronisce del nostro minuscolo protagonista quando capisce che il cambiamento è irreversibile. Mi è piaciuto perché anche quando non abbiano problemi oggettivi ma solo paure più o meno inconsce ed istintive, per i bimbi non è sempre facile passare da una fase all’altra della vita e il libro descrive con semplicità ed immediatezza tali sensazioni, favorendo nei piccoli ascoltatori (o lettori) l’immedesimazione con ciò che viene narrato.

A confronto due dettagli che illustrano prima lo sconforto e poi la gioia di Gino
A confronto due dettagli che illustrano prima lo sconforto e poi la gioia di Gino

Giudico particolarmente interessante soprattutto il finale: non solo Gino si rende conto che la crescita gli ha permesso di sfuggire all’infido serpente, ma le zampe che prima tanto disprezzava e sdegnava gli consentono – come mostrano efficacemente le tavole conclusive – di scoprire un ambiente che non aveva mai potuto esplorare finché come girino viveva dentro lo stagno. Ecco allora che essere diventato una rana schiude letteralmente un mondo di possibilità e di meraviglie e questo piccolo “Peter Pan” che ri rifiutava di crescere è all’improvviso felice di essersi trasformato in una vivace ranocchia.

Le illustrazioni poi sono un complemento perfetto al testo, evocative e piene di grazia. Avevo già apprezzato il disegno di Ferri nel libro “Il Bambino di Betlemme“, recensito lo scorso dicembre (qui il riferimento): in “Gino, piccolo grande girino” l’ambientazione ed il tono del racconto sono diversissimi ma lo stile mantiene inalterato tutto il suo fascino. Il tratto tondeggiante e morbido usato sia per gli animali (i girini in primis) sia per gli sfondi , le delicate sfumature, la luminosità diffusa in ogni tavola, tutto concorre a rendere ovattate ed intime le scene rappresentate. L’autore poi è stato abilissimo a far trasparire, soprattutto attraverso gli occhietti ora furbi, ora perplessi, ora tristi del piccolo Gino, le emozioni che di volta in volta l’animaletto sperimenta.

Una delle illustrazioni a pagina intera
Una delle illustrazioni a pagina intera

Ogni coppia di facciate presenta una grande illustrazione a pagina intera e una più ridotta, alla quale è affiancata la parte testuale. L’insieme è così ben studiato che dopo la prima lettura i bambini potranno quasi ripassare da soli la storia semplicemente facendo riferimento ai disegni, che fissano ciascuno dei momenti cardine della narrazione.

La mia esperienza: ho letto questo libro a mia figlia una sera, dopo che per metà del pomeriggio aveva ripetuto che lei era grande. Devo dire che la storia di Gino l’ha appassionata (soprattutto nel momento in cui il girino vedendosi diverso crede di essere diventato un mostro), commentava spesso il fatto che non si sentisse a suo agio con le zampe ed è stata contenta di vederlo nuovamente felice alla fine della storia. Non saprei dire se questa lettura l’ha aiutata a sentirsi più a suo agio lei stessa con la sua età, con il suo crescere e il suo cambiare, sicuramente però è stata una bella esperienza e credo che “Gino, piccolo grande girino” diventerà uno di quei volumi che teniamo a lungo sul comodino.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 4 anni e mezzo – lettura autonoma dai 7 anni

Valutazione: acquisto consigliatissimo! 03-reading-a-book

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