“Partita a quattro” di Elizabeth Rolls – Recensione

[Titolo originale: The Unruly Chaperon]

Il mio giudizio in breve:

Non un romanzo indimenticabile, ma decisamente sopra la media. Piacevoli le schermaglie dell’eroina coi suoi parenti, buoni i dialoghi fra i due protagonisti, il rapporto fra i due si evolve e le incomprensioni per quanto prevedibili non sono inverosimili né trascinate per troppo tempo, ben delineati anche i personaggi secondari.

partitaAQuattro

Le quattro figure che danno origine al titolo italiano del libro (in originale “The unruly chaperon“) sono Tilda, Crispin, Milly e Guy: una ricca ed affascinante vedova venticinquenne, costretta dagli zii a sposarsi poco dopo il debutto in società con un uomo molto più anziano di lei al quale comunque si era sinceramente affezionata; un cinico duca che ritenendo giunto il momento di prender moglie sceglie una giovinetta in modo da poterla plasmare per farne la sposa che più gli aggrada; una diciassettenne vivace che nonostante il titolo del suo quasi fidanzato è molto restia a legarsi per la vita a un uomo che le incute più timore che affetto; un giovane spigliato che si scopre innamorato della promessa sposa del suo ben più ricco e titolato cugino.

La trama è, nelle sue linee generali, facilmente intuibile: Tilda accompagna come chaperon la giovane e attraente cugina Milly nella tenuta di campagna del duca di St Ormond, che pare sul punto di chiedere la mano della fanciulla. Tra cene informali, scampagnate e pomeriggi musicali Milly si innamora invece, ricambiata, del cugino del duca, Guy, mentre Tilda e Crispin continuano a scontrarsi verbalmente, in teoria perché la bella vedova non ritiene che un matrimonio con quell’uomo renderebbe felice sua cugina, in realtà (i lettori lo capiscono subito) perché quell’apparente disaccordo cela un’attrazione sempre crescente fra i due.

Come dicevo la trama non è molto originale e basata in larga parte su un grande, duplice equivoco fra i protagonisti: Crispin pensa che Tilda (decisa a non sposarsi più per non perdere la relativa libertà offertala dalla condizione vedovile) abbia intrecciato una relazione con Guy; Tilda invece, dopo l’iniziale scetticismo, crede che Crispin provi sentimenti più profondi di quanto si immaginava per la sua giovane cugina. Un intreccio già letto nei Regency, ma il merito della Rolls è secondo me tutto nel modo in cui ha trasformato questo spunto di base in una vicenda vivace, credibile, con personaggi simpatici e incisivi.

Giudico particolarmente ben delineata la protagonista: pur senza svelarne subito tutto il passato, l’autrice è riuscita a motivare l’opinione di Tilda che Crispin non rappresentasse il marito giusto per la cugina. Anche la mancanza di fiducia di Tilda verso il duca era comprensibile, e nel complesso non ho trovato forzato nemmeno che in un secondo momento lei ritenesse l’uomo innamorato di Milly. Anche quando è stato chiaro che Crispin non si sarebbe dichiarato e al contrario avrebbe spianato la strada per le nozze di Guy e Milly, penso che non fosse scontato per la protagonista superare i propri dubbi e i pregiudizi che il passato le aveva lasciato addosso, motivo per cui il suo fraintendere le intenzioni dell’eroe non mi è apparso mai fuori luogo.

Crispin è un protagonista altrettanto forte, anche se un po’ meno approfondito; pur essendo il classico eroe da romanzo rosa (bello, ricco, un po’ libertino, arrogante ma affascinante, amante impareggiabile e così via), la Rolls ne evidenzia l’umanità sviluppando il suo rapporto coi familiari e soprattutto con Anthea, la figlioletta di Tilda. Gli scambi di battute fra i l’uomo e Tilda sono sempre frizzanti, ben dosati, a volte un pochino piccanti eppure mai eccessivi. Quando poi Crispin realizza che l’atteggiamento distaccato della sua amata nasconde una segreta vulnerabilità è interessante notare il suo diverso atteggiamento verso di lei, l’addolcirsi dei suoi modi e il desiderio di proteggerla dalla crudeltà o dal risentimento degli zii.

Questa storia dolce e romantica di malintesi e corteggiamenti fittizi, acquista spessore grazie ai numerosi e ben tratteggiati personaggi secondari. La numerosa famiglia del duca di St Ormond (la duchessa vedova è deliziosa) rende perfettamente l’idea del calore e della complicità che ci si augura regnino fra persone che si vogliono bene, mentre i Pemberton esemplificano altrettanto bene la freddezza e la crudeltà che sono all’estremo opposto nella sfera dei rapporti interpersonali.

In definitiva ho trovato “Partita a quattro” un libro dal buon ritmo, ricco di emozioni e dialoghi movimentati, con un dipanarsi della vicenda sufficientemente contrastato per mantenere viva l’attenzione del lettore ma non esasperando i fraintendimenti al punto da scadere nell’inverosimile. Le scene sensuali (abbastanza dettagliate ma mai volgari) sono anch’esse funzionali all’evolversi dei sentimenti fra i protagonisti, mentre la presenza del piccolo mistero legato alle trappole per bracconieri aggiunge alla storia un tocco piacevolmente inaspettato.

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