“L’importanza di essere sposata” di Gemma Townley – Recensione

[Titolo originale: The Importance of Being Married]

Il mio giudizio in breve:

Questo libro mi aveva colpita per la copertina coloratissima e ben disegnata e per il titolo, a mio avviso intrigante e promettente. Si è poi rivelato un romanzo carino, anche se sinceramente mi aspettavo di meglio. Pur essendo in certe parti abbastanza divertente non riesce mai ad essere davvero spumeggiante né imprevedibile e i personaggi non sono sufficientemente approfonditi per risultare credibili.

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Jessica, la protagonista di questo romanzo, ha deciso che almeno per il momento le conviene accantonare i sogni d’amore e dedicarsi al lavoro. Soltanto quando va a trovare la nonna, ricoverata in una casa di cura, si lascia andare un po’ alla frivolezza e stringe amicizia anche con un’altra ospite dell’istituto, l’anziana e dolce Grace. Quando poi sua nonna muore, Jessica continua a far visita a Grace, inventando persino una storia d’amore fittizia per compiacere la vecchina che non ama saperla single. Se la storia è finta, reale è però l’identità del suo preteso marito, il cui ruolo è stato assegnato dalla fervida fantasia di Jessica proprio al suo capo, il ricco Anthony Milton, abituato ad uscire solo con modelle e attrici.

I problemi iniziano per Jessica alla morte di Grace, quando si scopre che la donna ha lasciato la sua considerevole fortuna proprio a lei, ma indicandola nel testamento come signora Milton. A questo punto Jessica ha cinquanta giorni di tempo per farsi sposare da Anthony o sarà costretta a rinunciare all’inattesa eredità.

Nella vita reale se mai una donna si trovasse in una situazione analoga immagino che sceglierebbe la via più semplice, quella dell’onestà: confesserebbe l’accaduto al suo inconsapevole “marito” e gli chiederebbe di sposarsi davvero, così da potersi spartire i milioni della defunta lady Hampton. Jessica però è la protagonista di un romanzo e dunque preferisce invischiarsi in una rete di bugie ed inganni, cercando di affascinare e sedurre il suo capo per spingerlo a farle una vera e sentita proposta di matrimonio.

Assistiamo dunque ad una variegata serie di tentativi messi in opera da questa ragazza, tutto sommato semplice e persino un po’ goffa, per diventare una vera femme fatale, capace di interessare un uomo mondano (e superficiale) come Anthony. Non paga dell’aiuto che le fornisce il suo amico e compagno d’appartamento, Jessica arriva addirittura ad ingaggiare una escort d’alto bordo perché le insegni qualche trucco del mestiere capace di renderla più smaliziata e disinvolta, e dopo un inizio un po’ lento la narrazione si fa più spedita, incalzante, mostrando il buffo e divertente susseguirsi di gaffe in cui la protagonista incorre pur di raggiungere il proprio scopo.

Per quanto a tratti un po’ troppo irrealistica, questa parte centrale del romanzo è probabilmente la più interessante: pur nella sua sostanziale assurdità non scade nel trito cliché della dipendente innamorata del proprio principale e anche se Jessica (inizialmente un personaggio a mio avviso credibile) perde sempre più realismo, riesce comunque a divertire e le sue vicende invogliano a proseguire la lettura.

Quello che credo sia il difetto maggiore del libro è legato proprio al fatto che la storia è subordinata più ai colpi di scena della trama che non allo sviluppo dei personaggi, che restano fondamentalmente monodimensionali e poco caratterizzati. Così quando finalmente Jessica ottiene la sospirata domanda di matrimonio, la narrazione si spegne un po’ e la seconda metà del volume è divisa quasi soltanto fra la poco coinvolgente pianificazione delle nozze e il sempre crescente struggimento per un uomo che (come facilmente prevedibile) non è Anthony.

L’introduzione di questo “elemento di disturbo” nei piani accuratamente concepiti da Jessica rende meno negativo il suo personaggio, che finora era sostanzialmente quello di una incosciente che si mette nei guai per colpa delle proprie bugie e persiste a ingannare per trarsi fuori dai guai. Ma nonostante questa virata sull’esplorazione del suo carattere, e nonostante il titolo davvero evocativo, il romanzo continua a non parlare davvero di romanticismo né di amore. Anche la considerazione conclusiva a cui la protagonista giunge, che l’amore è più importante dei soldi e che i valori di una persona contano più del suo aspetto fisico o del modo in cui si veste, pare più un finale scontato che una presa di coscienza della direzione che stava dando alla sua vita.

Nel complesso mi è piaciuta questa versione moderna, stravagante e a tratti illogica di Cenerentola (un giorno vorrei leggerlo un libro in cui è il protagonista a essere povero in canna mentre l’eroina è ricca sfondata); l’opera di restyling messa in opera da Jessica per trasformarsi da normale ragazza lavoratrice della middle-class ad ammaliante sirena è birichina e fa sorridere, ma nell’insieme tutta la trama mantiene una sua coerenza interna e un buon ritmo.

Io non amo particolarmente la caratteristica comune alla maggior parte dei chick-lit che ho letto fino ad ora, ovvero il fatto che la protagonista dopo essersi messa nei pasticci a causa di qualche bugia perseveri nella strada dell’inganno (finendo per inguaiarsi sempre più nelle difficoltà) anziché capire che una svolta verso l’onestà sarebbe preferibile, ma “L’importanza di essere sposata” riesce a gestire questo comportamento sciocco senza farlo diventare troppo fastidioso. Pur nella sua poca credibilità Jessica non raggiunge i livelli patologici della più famosa Becky Bloomwood di “I love shopping“, che accumula fatture non pagate per mesi finendo per indebitarsi sempre più e negando di avere dei problemi: Jessica agisce spesso con poca sensatezza ma sembra almeno consapevole che sta sbagliando qualcosa e che deve in qualche modo cambiare la propria situazione.

Il libro di Gemma Townley risulta in definitiva un buon compromesso fra una vivace sequenza di inganni, il racconto delle follie di una protagonista simpatica ed una abbastanza prevedibile storia romantica in cui alla fine l’amore trionfa sul denaro e sull’apparenza. Una lettura non memorabile ma gradevole che sa strappare al lettore qualche risata, il che in un chick-lit fa sempre piacere.

Questo romanzo è il primo di una trilogia incentrata sulla figura della protagonista (i volumi seguenti sono “Occhio allo sposo Jessica Wild!” e “Una moglie ideale“): nonostante questo primo titolo non mi sia tutto sommato dispiaciuto non mi ha lasciata con l’ansia di sapere cosa accadrà a Jessica nel futuro e dunque non credo che leggerò i sequel. Sicuramente non lo farò nell’immediato e se mai accadrà immagino che anziché acquistarli come ho fatto con “L’importanza di essere sposata” cercherò – più economicamente – di prenderne una copia in prestito in biblioteca.

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