“Il barbaro” di Renato Moriconi – Presentazione

Come argomento per il post di oggi non ho potuto fare a meno di scegliere un libro che ho visto per la prima volta ieri sera e che mi ha letteralmente conquistata per la sua particolarità di riuscire a raccontare una storia senza parole, solo attraverso le immagini. Di solito non amo troppo questo genere di volumi perché anche se le illustrazioni sono ricche e curate mi sembra che manchi sempre qualcosa, quel qualcosa in più che sarebbe derivato dalle parole. Ma ieri mi sono imbattuta in un libro che ha lasciato a bocca aperta entrambi i miei figli: “Il barbaro” di Renato Moriconi.

Copertina del silent-book "Il barbaro"
Copertina del silent book “Il barbaro”

Parto con una premessa doverosa: in questa presentazione svelerò il grande colpo di scena che caratterizza la trama, dunque se preferite conservare la sorpresa (e gustarvi insieme ai vostri figli la prima lettura di “Il barbaro“)

NON LEGGETE OLTRE

fidatevi e semplicemente acquistatene una copia. Se invece non vi disturba troppo avere uno spoiler, allora proseguite e capirete perché il libro mi ha tanto affascinata. Ma il mio consiglio è decisamente di riservare la lettura di questo articolo ad un momento successivo, così da non perdere lo shock positivo del primo impatto con questo albo davvero geniale.

Il barbaro“, pubblicato da Gallucci, è opera di Renato Moriconi, autore brasiliano nato nel 1980 che nel 2014 ha vinto il premio Monteiro Lobato de Literatura Infantil, e rientra a pieno titolo nella categoria dei cosiddetti “silent book”, ovvero i libri senza parole che si affidano ad altri mezzi per raccontare la propria storia. E così fa con grande abilità questo volume insolitamente alto e stretto (le sue dimensioni sono infatti 15×32 cm) che sceglie di focalizzarsi sulla piccola immagine riportata anche in copertina: la figurina di un barbaro a cavallo con gli occhi chiusi, cavallo e cavaliere ritratti sempre nella stessa posizione ma catapultati in diverse avventure grazie al mutare degli altri elementi visivi di contorno.

Tra frontespizio e prima pagina incontriamo entrambi i protagonisti di questa delicatissima fiaba: un barbaro dalla chioma fluente, equipaggiato con elmo spada e scudo, ed il suo cavallo, un elegante destriero dai finimenti verdi. Correndo il barbaro monta in sella e la coppia parte all’avventura, che le pagine seguenti mostreranno caratterizzata da ogni genere di incontro e di pericolo: uccelli blu, serpenti, ciclopi, piante dall’aspetto strano, piogge di frecce, draghi ed arpie. E’ interessantissimo notare come Moriconi sia riuscito a conferire ritmo alle varie pagine sfruttando la sequenza regolare con cui sono sistemati spazialmente il barbaro e il suo cavallo, che vanno in su e poi scendono in giù, prima in alto a destra e poi in basso a sinistra. Nient’altro della coppia muta a parte la sua posizione: il braccio e la spada del cavaliere, così come le zampe o la criniera dell’animale, sono sempre identici a se stessi.

 

Esempio di due pagine interne da cui si vede l'alternarsi della posizione del protagonista, in basso a sinistra e in alto a destra
Esempio di due pagine interne da cui si vede l’alternarsi della posizione del protagonista, in basso a sinistra e in alto a destra

Ma ecco che dopo parecchie doppie pagine di questa alternanza quasi ripetitiva giunge la prima sorpresa nella sceneggiatura (se mi passate questa parola) del racconto: una pagina bianca. Alla quale, fattore ancor più sorprendente, ne seguono altre due. Anche i protagonisti paiono sorpresi: il barbaro ha aperto gli occhi, la coda del cavallo è floscia. Dopo aver assuefatto il lettore ad un incontro nuovo ad ogni pagina, l’autore lo ha spiazzato con questa sequenza atipica e ha interrotto il ritmo quasi cinematografico del racconto facendo salire la tensione.

Finalmente dopo le tre pagine vuote (che non sono poche in un libro che di pagine ne ha solo una trentina) ecco apparire un nuovo elemento: un gigante, al cui cospetto il barbaro piange disperatamente. Non possono fare a meno di sorgere mille domande: chi è questo gigante? perché la sua comparsa sconvolge a tal punto l’impavido guerriero? Ed ecco che l’ultima pagina – con un colpo di genio assoluto – svela un finale totalmente inaspettato: sono dipinti infatti una giostra ed un bambino piangente la cui bocca e testa sono nella stessa posizione di quelle del barbaro.

Ed ecco la conclusione della storia!
Ed ecco la conclusione della storia!

Con un’unica scena conclusiva Moriconi riesce a far capire al lettore ogni cosa: l’apparente viaggio del barbaro si snodava nel regno del fantastico, un mondo immaginato dal bambino, mentre in realtà il protagonista cavalcava il cavallo di una giostra. Ecco spiegato l’alto e il basso regolarmente alternati e gli occhi chiusi del cavaliere (chiusi sulla realtà ma aperti sulla fantasia). Le pagine bianche hanno segnato l’arresto della giostra e il ritorno nel mondo reale, l’arrivo del genitore il momento in cui si viene strappati al mondo del sogno da parte dell’adulto inconsapevole dei meravigliosi viaggi che l’immaginazione ha compiuto nel frattempo.

Non credo che siano necessarie altre parole per commentare questo interessantissimo lavoro di Renato Moriconi: io sono rimasta sbalordita dall’inatteso finale del libro, anche i miei figli hanno confessato di aver pensato a tante possibilità per quel barbaro impavido che affrontava coraggiosamente ogni pericolo, ma non la conclusione – a mio parere commovente e toccante – immaginata dall’autore. Perché quando un bambino chiude gli occhi lasciando spaziare la fantasia può diventare chiunque desideri – anche un barbaro che cavalca in un universo immaginario – e finché la magia non svanisce può portare anche altri con sé. Solo quando si perde la magia, o questa termina perché la giostra si ferma, allora la pagina è bianca e non c’è più fantasia.

La mia esperienza: come accennavo nell’apertura del post non mi sono mai troppo appassionata ai silent book, ma questo “Il barbaro” mi ha attratta già con il suo insolito formato straordinariamente alto e stretto, quasi a suggerire di poterlo portare sotto il braccio. E dopo averlo sfogliato non ho potuto che confermare la buona prima impressione: non solo le tavole sono ottimamente realizzate, simili ad una sequenza di affreschi minimali eppure curatissimi, ma Moriconi è stato capace di indurre con le sue immagini il lettore a fantasticare di epiche avventure quando poi la realtà risulta essere più semplice del previsto, più vicina e familiare.

Età per cui lo suggerisco: lettura (!) dai 3 anni

Valutazione: acquisto decisamente consigliato! 03-reading-a-book

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