“Racconti d’avventura illustrati” della casa editrice Usborne – Presentazione

Già da parecchio ero alla ricerca di qualche edizione dei classici d’avventura, ritenendo che ormai l’età di mio figlio (otto anni lo scorso maggio) gli permettesse di apprezzarne non solo i colpi di scena ma – più in generale – il ritmo narrativo sempre vivace e la prosa curata. Tempo fa avevamo acquistato un volume della collana dedicata dalla casa editrice Dami alla rivisitazione di classici come Robin Hood, I cavalieri della tavola rotonda, I tre moschettieri, ma dopo aver letto appena qualche pagina mio figlio ha abbandonato il libro che probabilmente risultava ormai un po’ troppo infantile per lui.

La copertina del volume
La copertina del volume

Cercando ancora ho scoperto l’esistenza di molte collane che prendendo spunto dai capisaldi della letteratura per ragazzi hanno dato origine a storie più o meno ampiamente riviste, ma quasi sempre mi sono scontrata con una caratteristica comune che non mi entusiasmava, ovvero il fatto che i protagonisti fossero stati trasformati in animali antropomorfizzati. Era stato così anche per la collana “Primi classici per i più piccoli” di Tony Wolf a cui accennavo prima, in cui sia il testo che le colorate illustrazioni vedevano l’alternarsi di conigli, leoni, gatti, topi e orsi: un approccio probabilmente perfetto per bambini intorno ai 5 anni, ma io preferivo orientarmi su qualcosa di diverso.

Stavo quasi per gettare la spugna quando finalmente ho trovato il volume “Racconti d’avventura illustrati” della casa editrice Usborne, che già conoscevo per svariate altre pubblicazioni dedicate ai bambini (primo fra tutti il magnifico “Racconti per sognare” al quale ho dedicato il mio primo post in cui presentavo un libro per l’infanzia). E con gran gioia ho notato che qui i personaggi sono uomini e donne normali, il che mi ha spinta ad acquistare immediatamente il volume.

Che dire, non me ne sono proprio pentita. “Racconti d’avventura illustrati” – come illustrato sul retro di copertina – racchiude, nelle sue 336 pagine di formato 15×20 cm, cinque appassionanti classici dell’avventura: Il Conte di Montecristo, Il prigioniero di Zenda, Don Chisciotte, I tre moschettieri e I trentanove scalini. Completano il volume le brevi biografie degli autori di queste storie, ovvero Alexandre Dumas, Sir Anthony Hope Hawkins, Miguel de Cervantes Saavedra e John Buchan.

Le storie – la cui traduzione è opera di Laura Tammaro – sono state riadattate rispettivamente da Rob Lloyd Jones (ed illustrata da Victor Tavares), Sarah Courtauld (ed illustrata da Simona Bursi), Mary Sebag-Montefiore (ed illustrata da Andy Catling), Rebecca Levene (ed illustrata da Victor Tavares) e Russel Punter (ed illustrata da Matteo Pincelli).

Trattandosi di un’antologia non è semplice dare un commento che comprenda tutte e cinque i racconti, ovviamente molto diversi fra loro già nell’originale e quindi anche in questo adattamento per bambini. Quello che mi sento di indicare come distintivo dell’opera è il fatto che il linguaggio è sicuramente non banale, forse non colloquiale (sono presenti alcune parole che i più piccoli difficilmente conosceranno già) ma questo, unito al tono complessivo della narrazione, fa si che le storie mantengano il pathos originale e il messaggio globale dell’opera. La riduzione rende necessariamente un po’ lacunoso qualche passaggio, ma il ritmo è comunque scorrevole e non ci sono fastidiosi “buchi di trama”.

Una pagina tratta dal racconto dedicato a Don Chisciotte
Una pagina tratta dal racconto dedicato a Don Chisciotte

Il volume è probabilmente destinato a bambini intorno ai 7-8 anni (che possono affrontare la lettura in autonomia), ma dalla mia esperienza posso dire che spiegando le parti più complicate sono leggibili anche ad un bambino sui 5 anni – se lette a voce alta queste diverse avventure richiedono un tempo oscillante fra i 20 e 25 minuti. Da quella che è stata la nostra esperienza posso dire inoltre che, nonostante normalmente si associno storie avventurose ad un pubblico maschile (e storie di principesse alle bambine), questo volume ha appassionato quasi allo stesso modo sia mio figlio che sua sorella; lei si è distratta forse un pochino di più dalla narrazione e ha focalizzato l’attenzione sulle figure, ma credo che ciò sia dipeso più dall’età che non dal sesso.

Ottima è poi la miscela di testo ed illustrazioni, che risulta sempre ben bilanciata: ogni pagina presenta una figura, ma ad eccezione di poche tavole a facciata intera è raro che lo spazio maggiore sia dedicato al disegno. Di solito una pagina contiene fra le 15 e le 20 righe, il che permette (nelle circa 60 pagine che costituiscono i singoli racconti) di sviluppare adeguatamente la storia.

Le illustrazioni come dicevo sono numerose ma non invasive e si accompagnano bene agli eventi narrati in quel momento, cui fanno da completamento. Personalmente lo stile che mi è piaciuto di più è quello dell’artista Victor Tavares (che ha illustrato “Il Conte di Montecristo e “I tre moschettieri“), seguito da quello di Matteo Pincelli (illustratore de “I trentanove scalini“), ma per ciascuna storia riconosco che lo stile era uniforme, accurato, colorato senza risultare troppo “forte” come in certi cartoni animati e fumetti.

Illustrazione presa dal sito della Usborne del primo capitolo de "Il conte di Montecristo"
Illustrazione presa dal sito della Usborne del primo capitolo de “Il conte di Montecristo”

L’unica cosa che ancora mi preme puntualizzare, non tanto perché io la consideri un difetto ma perché ritengo importante esserne a conoscenza prima di dare il libro in mano a un bambino, è il fatto che tanto nel testo quanto nelle illustrazioni è presente – esplicitamente – una certa dose di violenza. Il volume racchiude infatti racconti d’avventura e come tali ci troviamo a sentir narrare di duelli, sparatorie, morte. Ne “Il prigioniero di Zenda” per esempio c’è una scena (e la corrispondente descrizione) in cui un uomo ha un coltello puntato alla gola … né io né i miei figli (compresa la più piccola, di nemmeno 5 anni) siamo stati disturbati da questi fattori, tuttavia bambini particolarmente sensibili potrebbero non apprezzare questo aspetto.

La mia esperienza: abbiamo regalato questo libro a mio figlio perché, dopo che aveva divorato i vari episodi di Geronimo Stilton nel Regno della Fantasia, speravamo di indirizzarlo verso letture più classiche. Quello che ci è piaciuto di questo libro e ce lo ha fatto preferire ad altri è che le storie, seppure riviste, sono fedeli all’originale, e corredate di squisite illustrazioni. Inizialmente mio figlio non ha dedicato al volume troppa attenzione, lasciandolo per diverse settimane chiuso sullo scaffale, ma quando poi ha iniziato la lettura del primo racconto (l Conte di Montecristo) se ne è talmente appassionato da mimare duelli e fughe mirabolanti in giro per casa con la complicità della sorella minore.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 5 anni – lettura autonoma dai 7 anni e mezzo

Valutazione: acquisto assolutamente consigliato! 03-reading-a-book

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