“Un dono dal cielo” (“Beau Wyndham”) di Georgette Heyer – Recensione

[Titolo originale: The Corinthian]

Il mio giudizio in breve:

Trama avventurosa e piena di imprevisti, dialoghi garbati e ironici, doveroso lieto fine sono le componenti fondamentali di quest’opera frizzante e spiritosa. Nel libro si respira più avventura che romanticismo e l’unione delle due componenti origina una trama davvero riuscita, il cui ritmo vivace non subisce neppure la più piccola battuta d’arresto.

donoDalCielo

Ho scelto di pubblicare questo post oggi per due motivi: festeggiare il primo “compleanno” del blog (e quale scelta migliore di un libro della stessa autrice alla quale dedicai il primo post?) e soprattutto recensire un volume più intrigante del noioso polpettone del quale ho parlato ieri.

Veniamo dunque al punto, e facciamo conoscenza con i protagonisti di “Un dono dal cielo“. Sir Richard Wyndham, epitome dell’uomo alla moda, favorito dalla natura che gli ha concesso sia fascino che ricchezza, giunto alla soglia dei trent’anni sembra costretto a prendere in considerazione un matrimonio di convenienza con una gentildonna di nascita impeccabile ma carattere gelido. Terribilmente annoiato dalla propria vita in generale e sconsolato per l’imminente fidanzamento, Sir Richard riceve letteralmente fra le braccia un giovane monello che si sta calando dalla finestra di una casa. Scoperto che il ragazzo è in verità una fanciulla travestita, sir Richard decide di soccorrere la signorina Penelope Creed, ereditiera non ancora presentata in società, che è ricorsa a quella drastica fuga per allontanarsi dalla dimora degli zii.

Su questo inizio ingannevolmente semplice la Heyer innesta un labirintico susseguirsi di eventi sempre più contorti, confusi ed esilaranti. Tra collane di diamanti rubati, borseggiatori inseguiti dalle guardie, una imprevista coppia di innamorati e una zia alla tenace ricerca della nipote scomparsa, la trama diventa in breve assai complessa e piena di colpi di scena. Numerosi spunti narrativi e sotto-trame convergono e si sovrappongono con gran mutevolezza, per poi completarsi e risolversi con assoluta precisione nel finale.

La trama della storia è dunque leggera e divertente, un sapiente groviglio di avventure e disavventure del quale l’autrice non perde mai il controllo e che condisce d’umorismo e di qualche sfumatura romantica. Si potrebbe addirittura affermare che questa trama sia esile nella sua leggerezza e nel suo prevedibile lieto fine, d’altronde sembra quasi che la vicenda in sé diventi secondaria rispetto all’arguzia, allo spirito, al meraviglioso senso del ridicolo con cui la Heyer la svolge pagina dopo pagina.

In parte farsa, in parte mistero, in parte commedia romantica oltre che degli equivoci, “Un dono dal cielo” rappresenta una lettura di puro intrattenimento in cui l’eleganza e l’umorismo non vengono mai meno. Se a questo si aggiunge che lo stile della Heyer, il quale ricorda Jane Austen eppure si ammanta di una ancora più colorata ed accattivante atmosfera, non è sorprendente come quasi tutti i suoi libri (e di certo questo) siano veramente deliziosi.

Valendosi di un linguaggio attentamente studiato per adattarsi all’epoca Regency in cui le vicende si svolgono, la scrittrice riesce a proporre dialoghi di straordinario realismo, mentre i dettagli relativi alle consuetudini, alla moda, all’atteggiamento e al comportamento delle persone grazie alla loro esaustiva accuratezza storica ricreano alla perfezione il mondo della Buona Società di inizio Ottocento. I frequenti scambi di idee fra i due protagonisti sono effervescenti, a tratti esilaranti, colmi di spirito e affetto, mirabili nel sottolineare la disparità (non solo in termini di età) che contraddistingue Pen e Richard.

I dialoghi sono come ho detto deliziosi (un esempio fra tutti le conversazioni tra Pen e la sciocca Lydia Daubenay) e la Heyer manipola i variegati elementi introdotti nella vicenda con aplomb e sicurezza, completando il tutto con personaggi assolutamente credibili e coinvolgenti. Sir Richard sembra essere esattamente il prototipo dell’aristocratico che si annoia perché ha avuto troppo dalla vita, eppure non è ancora stato reso cinico dalla disillusione. Spesso gli eroi della Heyer sono figure complesse con tratti sgradevolmente sarcastici e quasi brutali; in questo caso il protagonista maschile è sì sarcastico ma mai condiscendente, elegante nei modi oltre che nell’aspetto, intelligente benché apparentemente letargico. Pen da parte sua con la propria innocenza, la fertile immaginazione, lo sguardo ridente con cui osserva il mondo, il desiderio di aiutare gli altri, costituisce la donna perfetta per risvegliare il cuore del suo mondano accompagnatore.

Attorno a loro ruota poi una ricca messe di comprimari squisitamente caratterizzati: la languida lady Wyndham e la sua autoritaria primogenita, l’impulsivo Cedric, il disonesto Beverly, l’orgogliosa Melissa, la tirannica zia Almeria e lo sciocco cugino Fred, il poco raccomandabile Jimmy Yarde, il collerico maggiore Daubenay e la sua insipida figlia, il rigoroso Piers. La sagace caratterizzazione operata dalla Heyer per ciascuna di queste figure le rende vive, autentiche persone reali per le quali non si può fare a meno di provare interesse.

La scrittrice è straordinariamente abile per esempio nel far intuire, sin dalle prime pagine, come un partito straordinariamente desiderabile quale è il concreto sir Richard non abbia ancora trovato una donna sufficientemente interessante da desiderare sposarla perché nel profondo alberga un animo romantico. O nel mostrare come il giovanile entusiasmo di Pen le permetta di accettare con serena noncuranza le apparentemente secche osservazioni del suo indolente compagno di viaggio.

Se un appunto si può fare a questo brioso libro ricco di eventi inaspettati e battute splendide, è probabilmente il fatto che la Heyer nell’accostare due convenzioni care alla narrativa rosa (la fuga in abiti maschili della protagonista per vanificare le trame matrimoniali del proprio tutore, e il soccombere di un ricco ma annoiato eroe al fascino giovanile e ingenuo di una fanciulla assai meno navigata di lui) ne ricava un’avventura affascinante, ma una storia d’amore appena tratteggiata. Richard è troppo gentiluomo per mostrare i suoi sentimenti finché Pen è sotto la sua protezione e lei trascorre la maggior parte del tempo sotto le mendaci spoglie di un ragazzo, due fattori che impediscono il pieno sviluppo di una trama sentimentale di primo piano.

Questo romanzo ha costituito per me una lettura rilassante e divertente che mi ha coinvolta dalla prima all’ultima pagina, senza che ci fosse mai un momento di noia: come per un effetto domino, eventi e figure inizialmente indipendentemente si sono pian piano legati e risolti con lo sviluppo di una trama sempre in evoluzione. Non posso quindi fare a meno di consigliare “Un dono dal cielo” soprattutto a chi desideri leggere una storia avvincente che non sia soltanto una vicenda d’amore ma che intessa anche misteri, inganni, fughe ed inseguimenti.

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