“A cena dalla regina” di Rutu Modan – Presentazione

Nel post di oggi voglio parlare di un album a fumetti (non mi sento di classificarlo altrimenti nonostante la copertina rigida) pubblicato nell’ottobre 2014 dalla casa editrice La Giuntina che mi ha incuriosita quando l’ho visto in libreria ma che alla fine della mia esplorazione è rimasto sullo scaffale invece di passare alla mia borsa. Mi riferisco al volume “A cena dalla regina” di Rutu Modan.

La copertina
La copertina

Nelle sue 32 pagine questo albo propone un tema che con i bambini è sempre attuale: quello delle buone maniere. L’autore infatti mostra una ragazzina dai capelli rossi, Nina, che a tavola si comporta proprio da maleducata, masticando a bocca aperta e usando le mani al posto delle posate. E proprio dopo l’ennesimo rimprovero dei genitori, seguito dall’esasperata osservazione “cosa faresti se andassi a cena dalla regina d’Inghilterra”, ecco che alla porta di casa si presenta un messo reale per invitare su ordine della sovrana Nina a cena. La bambina parte dunque, un po’ spettinata e coi vestiti di tutti i giorni, a bordo dell’aereo che la regina le ha messo a disposizione e una volta giunta a Londra si trova a partecipare ad un banchetto, seduta proprio accanto alla sua augusta ospite. Purtroppo i cibi serviti (complicate ricette che prevedono caviale, lumache, avocado e svariati ingredienti esotici in combinazioni stravaganti) a Nina proprio non piacciono, così riesce a farsi servire i suoi amati spaghetti col ketchup, che però non sa come mangiare …

Fino a questo punto la storia, pur senza vantare grandi colpi di scena (che pensavo sarebbero giunti nel finale) mi sembrava ben strutturata: ho apprezzato l’iniziale presentazione di questa protagonista un po’ selvaggia ma spontanea come lo sono spesso i bambini. Per esempio ho sorriso quando alla domanda della hostess “succo o salatini” Nina non limita la sua scelta e li prende entrambi, così come al banchetto sdegna le prelibatezze offerte agli ospiti e chiede un piatto ben più semplice ma che lei adora (comportamento tipico dei più piccoli). Mi è piaciuto anche il modo in cui l’autore, con assoluta irrealtà per un adulto ma in maniera credibile per i più piccoli, ha fatto giungere un inviato della regina proprio nel momento in cui la regina stessa era stata portata figurativamente in gioco dal padre di Nina – quasi che l’averla citata fosse stato un catalizzatore per farla apparire davvero.

Una delle pagine del volume, che mostra molto chiaramente la struttura a fumetto del libro
Una delle pagine del volume, che mostra molto chiaramente la struttura a fumetto del libro

Quello che proprio non ho potuto digerire è la parte conclusiva della storia: visto che non sa quale forchetta usare (e l’ammiraglio al suo fianco le spiega che non esiste una forchetta per la pasta al ketchup), Nina ricorre alle mani, suscitando così nei partecipanti al banchetto una reazione dapprima inorridita, poi quasi deliziata quando anche loro provano ad imitarla, convinti dalla sua affermazione che così il cibo è più buono.

Non dico che ogni libro per bambini debba avere un retroscena pedagogico, per carità, ma qui mi sembra che si vada all’estremo opposto: la piccola protagonista convince tutti gli adulti presenti (o forse li convince l’autorità della regina?) a fare qualcosa che non solo è socialmente poco tollerato – mangiare con le mani – ma che non è neppure igienico, visto soprattutto come i piccoli tendano a dimenticare di lavarsi le mani prima dei pasti … Quando ho visto quelle vignette e letto quelle battute sono rimasta davvero spiazzata.

Mi rendo conto che per un bambino, che abbia 5 o 8 anni, a volte possa essere difficile controllare i propri impulsi e che la pulizia non sia al primo posto nelle sue priorità. Ma un libro secondo me dovrebbe, magari con umorismo, spingerlo a riflettere proprio sul fatto che aspetti per lui non importanti o comportamenti difficili da mantenere hanno dei motivi ragionevoli per esistere; non certo mostrargli che perseverando con un certo modo di fare può farsi persino imitare dagli adulti. Capisco che Modan abbia operato questo capovolgimento nella finzione del racconto senza suggerire di farlo davvero, ma proprio perché per i piccoli un racconto è molto vicino alla realtà non condivido la sua scelta.

Ecco la scena incriminata di cui parlo nel paragrafo qui a fianco ...
Ecco la scena incriminata di cui parlo nel paragrafo qui a fianco …

Senza parlare poi della tavola finale, nella quale gli invitati più che divertirsi a mangiare (seppure con le mani e quindi un po’ più liberamente) sembrano ingozzarsi come i compagni di Ulisse trasformati in porci da Circe. L’intera vignetta è satura di persone adulte che si abbuffano senza il minimo freno e senza quasi gustare ciò che inghiottono, mentre alcuni bevono direttamente dai piatti di portata e altri si lanciano il cibo addosso a vicenda. Non è davvero questo l’esempio che voglio dare a un bambino, nemmeno nei libri.

Personalmente credo che questa storia possa probabilmente divertire i bambini ma non li aiuterà a migliorare la propria educazione né a capire che ci sono momenti in cui possono comportarsi con maggior libertà. Per far sì che i bambini vivano davvero un momento “in libertà”, penso che preferirei organizzare (una volta ogni tanto) un pranzo speciale in cui mangiare tutti con le mani, oppure proporre cibi come il pollo arrosto e la pizza da mangiare proprio senza posate, piuttosto che far leggere ai miei figli questo albo, che mi pare quasi diseducativo. Anche perché non mi convince nemmeno il messaggio “il cibo mangiato con le mani è più buono”: piuttosto vorrei far capire che è più piacevole un pasto sereno, senza rimproveri dei genitori ma anche senza comportamenti del tutto selvaggi da parte dei bambini.

La mia esperienza: come ho scritto in apertura al post, questo libro a fumetti ho finito per non acquistarlo, frenata dal fatto che non mi piacesse il finale della storia e che non mi sentissi nemmeno coinvolta dallo stile dei disegni. Questi ultimi infatti mi sono parsi parecchio forti nei colori e fin troppo nitidi nel tratto, non esattamente in linea con le mie preferenze che si rivolgono a illustrazioni più delicate.

Età per cui lo suggerisco: lettura autonoma dai 6 anni e mezzo

Valutazione: non consiglio l’acquisto di “A cena dalla regina” perché, nonostante io capisca il valore e l’importanza per i bambini di riappropriarsi di alcune caratteristiche tipiche della loro età, non mi convince la conclusione scelta dall’autore per questo albo. Acquisto non consigliato

 

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