“La maledizione di Skelmore” di Ken McClure, condensato – Recensione

[Titolo originale: Pestilence]

Il mio giudizio in breve:

Un piacevole thriller d’ambientazione medica, che grazie alla sapiente introduzione di un aspetto archeologico, di uno da “caccia al tesoro” e di accenni ad antiche, sinistre maledizioni tiene avvinto il lettore soprattutto nella prima metà del libro. Benché il finale risulti meno brillante della parte precedente, il romanzo tutto sommato mi è piaciuto.

Copertina dell'edizione americana del libro
Copertina dell’edizione americana del libro

Pubblicato nel volume 171 dell’aprile-maggio 1995 dei Condensati di Selezione del Reader’s Digest con il titolo “La maledizione di Skelmore” ed autore Ken Begg, il romanzo costituisce la versione riassunta di “Pestilence“, volume disponibile in lingua originale ora anche in ebook ma con firma Ken McClure.

La storia di base ruota attorno ad un curioso fenomeno di contagio che ha infettato alcuni cittadini di una piccola città. Inizialmente le morti sono avvolte nel mistero, anche perché pare che all’obitorio il desiderio sia proprio quello di mettere tutto a tacere, ed il personaggio principale, James Saracen, medico in servizio nell’ospedale locale, si trova ad essere coinvolto in questo mistero in parte per il suo senso di giustizia ed in parte per curiosità. Sarà lui, attraverso molteplici sforzi, il primo a scoprire la causa dei decessi e quindi, addirittura mettendo a rischio la propria vita, ad identificare l’origine del mortale contagio. Tanta dedizione sarà comunque premiata perché durante le sue indagini Saracen riscoprirà persino l’amore.

Il libro è stato nel complesso una lettura coinvolgente, che soprattutto in alcuni momenti era difficile abbandonare. Le pagine iniziali sono un po’ lente, forse perché si occupano principalmente di presentare e sviluppare i vari personaggi. Poi il ritmo si fa più serrato e la trama si divide fra la componente di thriller medico e quella del mistero legato all’abbazia medievale, con un andamento abbastanza lineare ma arricchito da qualche colpo di scena inaspettato. I personaggi sono ben sviluppati e mi sono ritrovata a “parteggiare” per il protagonista, un giovane medico con un forte senso della giustizia, costretto a lottare non solo contro individui meno scrupolosi ma anche contro una burocrazia inetta.

Purtroppo intorno ai due terzi del romanzo, la narrazione ha cominciato a introdurre troppi aspetti che mi sono parsi incredibili e contemporaneamente ha presentato anche qualche fastidioso buco di trama. Senza contare che hanno cominciato ad affastellarsi con eccessiva caoticità tutti i filoni tratteggiati in precedenza, come se l’autore avesse ceduto alla tentazione di buttare tutto in un mucchio: il tesoro perduto, la leggenda un po’ oscura legata all’abbazia e la maledizione che grava su di essa, un triangolo amoroso, la malattia che dilaga in città come una vera e propria pestilenza, il complotto per nascondere la verità, la minaccia della medicina moderna e dei suoi micidiali agenti patogeni.

A parte l’esagerazione di vedere i protagonisti sfiorare il contagio in innumerevoli occasioni senza ammalarsi mai, la mia incredulità è stata messa a dura prova un po’ troppo spesso perché la cosa non diventasse seccante. Passino i burocrati che cercano di pararsi le spalle e a causa della propria incapacità favoriscono il dilagare della malattia (aspetto in fondo tristemente credibile), ma quando l’intera città è in stato di allerta sembra incredibile che ancora si punti ad insabbiare l’accaduto o a proteggere la propria carriera piuttosto che a trovare una soluzione.

Un altro aspetto che davvero mi ha lasciata perplessa è l’impennare della pestilenza e del contagio nella seconda metà del libro. Sin dal principio era stato evidente che la malattia ha un periodo di incubazione di 6 giorni (fattore che sta alla base dello svolgersi degli eventi) poi d’un tratto muoiono tutti gli abitanti di un intero complesso residenziale, in apparenza quasi contemporaneamente. E come se ciò non fosse sufficiente l’autore, avendo dato una parvenza di spiegazione medica alla cosa, li fa morire tutti nell’arco di pochi minuti, al punto che non solo nessuno di loro è riuscito anche solo a telefonare ad un dottore, ma addirittura sono “congelati” nel mezzo delle attività casuali in cui erano impegnati. Io non sono un medico, ma credo che solo dei veleni altamente tossici o un shock termico improvviso ed estremo possano avere questo effetto …

Concludendo, ho trovato questo romanzo una piacevole lettura d’evasione che almeno nella prima parte ha mescolato in maniera più che godibile i due aspetti di thriller medico e indagine storico-misterica, condita persino da un’antica ed oscura maledizione (argomento che mi affascina sempre). Mi sono piaciuti lo sviluppo dato ai personaggi e la capacità dell’autore di tratteggiare le scene come se le stesse disegnando davanti al lettore, mentre ho giudicato sottotono e poco realistica la parte conclusiva del libro. Interessante l’idea di costruire un thriller che ruoti attorno ad un’epidemia contagiosa, ma la resa è stata inferiore alle mie aspettative.

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