Opinioni su uno scrittore: Isaac Asimov

Ho scelto di dedicare un post alla figura di Isaac Asimov perché, ascoltando una trasmissione televisiva, mi sono resa conto che la fantascienza è un genere letterario abbastanza bistrattato in Italia, ragion per cui mi fa piacere darle un po’ di spazio almeno nel mio blog. E fra gli autori di fantascienza quello che più apprezzo e del quale ho letto il maggior numero di racconti o romanzi è sicuramente Asimov.

Isaac Asimov
Isaac Asimov

Isaac Asimov, nato nel 1920 a Petrovici (un villaggio nei pressi di Smolensk) e registrato come Isaak Judovic Ozimov, è stato un biochimico e scrittore russo naturalizzato statunitense, morto a New York nel 1992. Le sue opere – stimate in un totale di circa 500 volumi pubblicati – sono considerate una pietra miliare sia nel campo della fantascienza sia in quello della divulgazione scientifica; l’autore inoltre si dedicò anche al romanzo poliziesco, alla fantascienza umoristica ed alla letteratura per ragazzi. Non ho la pretesa, con un semplice post, di descrivere compiutamente un autore tanto prolifico, dunque mi limiterò a scrivere delle sue opere che conosco meglio, ovvero quelle di fantascienza.

L’esordio letterario di Asimov risale alla fine degli anni ’30 proprio con racconti e romanzi fantascientifici, genere che è in effetti quello per cui lo scrittore è generalmente conosciuto. I suoi anni d’oro come romanziere saranno quelli fra il 1940 e la fine degli anni ’50; a seguire l’autore si dedicherà soprattutto all’attività divulgativa, che si tradusse nella pubblicazione di numerosi testi sulla chimica, fisica e astronomia, pur senza abbandonare del tutto la narrativa. Agli anni ’70 risalgono molti altri testi di divulgazione scientifica, storica e letteraria, e nel 1974 Asimov iniziò la stesura del ciclo dei Vedovi Neri, un club di amici che si cimentano nell’investigazione, ciclo che si concluderà postumo con la pubblicazione de “Il ritorno dei Vedovi Neri” nel 2003. Negli anni ’80 rimise mano ad un’altra sua serie molto celebre, il Ciclo della Fondazione, pur continuando a scrivere racconti legati al ciclo dei Robot. Gli ultimi anni della sua vita furono dedicati alla produzione scientifica, con numerosi articoli di divulgazione sui più disparati argomenti.

Come ho accennato, in questo post mi occuperò soltanto della già vasta produzione di Asimov in ambito fantascientifico. Egli fu fra i primi a trasformare questo genere da narrativa di consumo priva di contenuti di qualità (i cosiddetti pulp magazine) ad opere di livello, con contenuti divulgativi e didattici supportati da una forte plausibilità scientifica delle storie, all’interno delle quali non mancano spesso ampie riflessioni sociologiche e futuristiche sul destino dell’umanità.

Asimov scrisse un enorme numero di racconti di fantascienza, particolarmente nel periodo tra il 1939 e il 1959; in seguito la maggior parte delle sue opere furono libri. A grandi linee direi che questa vasta produzione si potrebbe suddividere in cinque grandi categorie: i racconti legati ai robot, i racconti non legati ai robot, il ciclo della fondazione, i romanzi degli spaziali, la serie di Lucky Starr.

Copertine di alcune edizioni americane di antologie dedicate ai robot
Copertine di alcune edizioni americane di antologie dedicate ai robot

Con “racconti legati ai robot” intendo le storie riguardanti i robot positronici e il Multivac (entrambe invenzioni di Asimov) racchiusi nell’antologia “Tutti i miei robot” ed in altre pubblicazioni varie. Trattandosi di racconti è difficile dare una descrizione d’insieme di queste opere, che comunque risultano accomunate da alcune caratteristiche comuni, prima fra tutte l’appartenenza dei robot a quella che potremmo definire come la strada della macchina al servizio dell’uomo.

Prima di Asimov si può dire che la fantascienza avesse sviluppato due grandi famiglie di esseri robotici: quelli “patetici”, buoni ma stupidi, facili da ingannare da parte dell’uomo, e quelli intesi come minaccia, esseri che si ribellavano ai loro padroni e provavano risentimento verso l’umanità. Asimov ebbe l’indubbio merito di concepire una nuova categoria di robot, ovvero quella di macchine complesse dotate di dispositivi di sicurezza (che impedissero loro di costituire una minaccia) e senza sentimenti (che li avrebbero resi patetici): i robot positronici appunto, governati dalle cosiddette Tre Leggi della Robotica. Sono queste tre leggi ipotizzate da Asimov, ed alle quali obbediscono tutti i robot positronici che compaiono nei suoi racconti, volte a garantire che i robot stessi non arrecchino danno agli esseri umani (Prima Legge), obbediscano agli umani (Seconda Legge) ed abbiano cura per la propria sopravvivenza (Terza Legge).

A parte la geniale intuizione che portò Asimov ad enunciare queste cosiddette leggi, talmente popolari e sensate che anche altri autori di fantascienza vi fecero riferimento pur senza nominarle esplicitamente, i racconti sui robot si caratterizzano per la frequente presenza di personaggi “fissi” (in particolare Susan Calvin, fredda robo-psicologa che ama più i robot degli esseri umani, perché i primi sono incapaci di mentire, oppure la coppia Powell e Donovan, due collaudatori specializzati nel controllare e risolvere i problemi dei nuovi prototipi di robot appena assemblati). Altro punto di contatto dei vari racconti è il fatto che le suddette Tre Leggi della robotica spesso non vengono rispettate nelle diverse storie, al contrario alcune loro falle o malintesi interpretativi sono alla base dell’evolversi delle vicende narrate.

I miei preferiti in questa smisurata mole di storie sono sicuramente “Robbie“, il primo racconto in assoluto sui robot positronici (risalente al 1940) e “L’uomo bicentenario“, ritenuto dallo stesso Asimov il suo miglior racconto sui robot positronici e dal quale è stato tratto nel 1999 l’omonimo film diretto da Chris Columbus e con protagonista Robin Williams (non molto fedele al testo, a dire il vero).

Due edizioni italiane dell'antologia "Tutti i racconti" di Asimov
Due edizioni italiane dell’antologia “Tutti i racconti” di Asimov

I racconti non legati ai robot sono, come facilmente intuibile, quelli in cui l’autore non introduce fra i personaggi queste immaginarie macchine robotiche. Confesso di aver letto pochissime di queste opere, ragione per cui mi sento un po’ in difficoltà nel descriverle. Quello che posso affermare con sicurezza è che la mia preferita, “Notturno“, è di certo un grande esempio di narrativa se nel 1968 venne giudicato dalla Science Fiction Writers of America come il miglior racconto di fantascienza scritto prima dell’istituzione del Premio Nebula nel 1965.

In questo racconto cruciale è l’ambientazione, un pianeta illuminato da sei soli e dove il buio è sconosciuto. Il Culto, una setta religiosa, profetizza che l’oscurità e l’apparizione delle stelle annunceranno la fine del mondo sicché, quando alcuni sviluppi scientifici sembrano concordare con questa previsione religiosa, nella comunità inizia a diffondersi il panico. Le ricerche archeologiche sembrano però indicare un carattere ciclico della storia del pianeta: una successione di civiltà sistematicamente distrutte ad ogni rarissima eclissi di sole coincidente col tramonto degli altri cinque, fenomeno capace di generare uno stato di così enorme sconvolgimento mentale nelle persone da indurre gli individui ad uno stato bestiale. La narrazione, sviluppata per bocca di un giornalista, si conclude con un finale aperto che fa comunque immaginare la fine di una civiltà regredita ad uno stato di isteria collettiva e furore animalesco.

Una vecchia edizione dei primi tre volumi (in ordine di pubblicazione) del ciclo della fondazione
Una vecchia edizione dei primi tre volumi (in ordine di pubblicazione) del ciclo della fondazione

Il ciclo della fondazione è un insieme di sette romanzi incentrati sulla figura di Hari Seldon, psico-storiografo che, utilizzando complesse funzioni matematiche da lui inventate, giunge alla conclusione che l’Impero Galattico sta decadendo e che prima della ricostituzione di un nuovo ordinamento galattico stabile e pacifico dovranno passare 30.000 anni di anarchia e barbarie. Nel tentativo di ridurre questo periodo di caos ad appena mille anni, Seldon si adopera perché sia inviata su un pianeta nella periferia della galassia una comunità di scienziati, che ufficialmente avranno l’incarico di creare una Enciclopedia Galattica (monumentale opera che dovrà mantenere intatto il sapere tecnologico e scientifico per le generazioni a venire) ed in realtà è destinata a diventare il nucleo del nuovo Impero Galattico che dovrebbe sorgere nell’arco dei mille anni successivi.

Appassionante come tutti i romanzi e racconti di Asimov, questa saga riesce a mescolare sapientemente suspense ed avventura, tingendole talvolta anche con un pizzico di giallo. Quello che a mio parere è il limite principale del ciclo della fondazione è il suo amplissimo respiro: nell’arco dei 500 o 1000 anni su cui l’arco narrativo si impianta, i protagonisti umani hanno necessariamente vita breve e soprattutto in alcuni romanzi come “Fondazione Anno Zero” le troppe morti unite ad un senso di malinconia latente fanno quasi piangere.

Copertine di alcune delle edizioni italiane del primo volume del ciclo di romanzi spaziali, "Abissi d'acciaio"
Copertine di alcune delle edizioni italiane del primo volume del ciclo di romanzi degli spaziali, “Abissi d’acciaio”

I romanzi degli Spaziali sono storie collocate temporalmente circa 2000 anni nel futuro – quando gli emigrati dalla Terra avranno fondato le prospere Colonie Spaziali – che narrano dei rapporti fra gli Spaziali ed i Terrestri e del ruolo che i robot rivestiranno nell’evoluzione dell’umanità. La saga è composta da 4 romanzi (Abissi d’acciaio, Il sole nudo, I robot dell’alba, I robot e l’Impero) e dal racconto “Immagine speculare“, che si colloca temporalmente fra il secondo ed il terzo romanzo.

Queste opere si possono considerare dei polizieschi a sfondo fantascientifico, nei quali prima un investigatore terrestre (Elijah Baley) e poi un suo collega robotico dello spazio (R. Daneel Olivaw, dove la R sta appunto a significare robot) si trovano a dover indagare su omicidi che in qualche modo riguardano i delicati rapporti tra la Terra e i mondi spaziali esterni. In tutte queste cinque opere la trama poliziesca è intrigante e ricca di profondità, ma quasi più appassionante è l’evolversi del rapporto uomo-robot che si delinea con lo sviluppo della saga.

L’aspetto che meno mi ha convinta è l’ambientazione: terribilmente deprimente l’atmosfera della città del futuro rappresentata in “Abissi d’acciaio“, non misero e sovraffollato ma troppo solitario e per questo inquietante il panorama che fa da sfondo a “Il sole nudo“. Nei romanzi successivi la società immaginata da Asimov riacquista caratteristiche più “umane”, ma i sentimenti hanno sempre un retrogusto cinico, l’amore viene generalmente svilito dai personaggi e la conclusione a mio parere velata di tristezza.

Copertina americana ed italiana del primo volume dedicato alle avventure di Lucky Starr
Copertina americana ed italiana del primo volume dedicato alle avventure di Lucky Starr

L’ultima “categoria” della quale ho scelto di parlare è la serie di Lucky Starr (pubblicata con lo pseudonimo di Paul French): sei libri destinati ad un pubblico adolescenziale che si discostano per stile e struttura (ma non per intenti) dalla canonica produzione asimoviana. Il protagonista è David Starr (in seguito soprannominato Lucky per la sua fortuna), un giovane scienziato che lavora per il Consiglio della Scienza (un organo di grande potenza al di fuori delle leggi governative) che si trova ad indagare su strane vicende, coadiuvato dall’amico Bigman.

Tutti i sei romanzi sono ambientati in un futuro in cui la Terra ha colonizzato, oltre ai pianeti e a vari asteroidi del sistema solare, numerosi sistemi planetari di altre stelle, colonie che hanno poi raggiunto l’indipendenza. Pur essendo storie scritte quando l’uomo non era arrivato ancora nemmeno sulla luna, Asimov introdusse nei libri concetti astronomici che corrispondevano alle conoscenze scientifiche del tempo, annegandole in trame d’avventura non esattamente tipiche per il suo stile, sempre dominate da una struttura poliziesca non troppo esasperata ma magnificamente impostata, spesso a metà fra la fantascienza e la spy-story.

Particolare del ritratto di Asimov dipinto dall'artista statunitense Rowena Morrill, specializzata in illustrazioni per romanzi fantasy e fantascientifici.
Particolare del ritratto di Asimov dipinto dall’artista statunitense Rowena Morrill, specializzata in illustrazioni per romanzi fantasy e fantascientifici.

Vorrei concludere questo post osservando che per chi già conosca Asimov non sono necessarie presentazioni o recensioni, ma per chi ancora non avesse letto nulla di questo prolifico scrittore può essere utile qualche consiglio. Personalmente credo che le antologie di racconti, ed in particolare quelle legate ai robot, costituiscano un ottimo punto di partenza (al contempo necessario ma non impegnativo) per affacciarsi all’universo creato dalla fervida fantasia dell’autore. I cicli veri e propri (ad esclusione di quello incentrato su Lucky Starr) sono sicuramente più strutturati ma anche più corposi, più “difficili” da seguire, meno leggeri.

Un aspetto che mi ha fortemente colpita in quasi tutte le opere di Asimov è l’attualità di alcuni argomenti e problematiche: lo scrittore ha immaginato (e reso coerente) un futuro iper-tecnologico e robotico, ma in esso ha calato sentimenti, drammi e speranze che sono di ogni uomo e di ogni donna, in ogni tempo e in ogni luogo. Qualsiasi sua storia, in modi e gradi differenti, è capace di sorprendere, divertire, commuovere; le trame sono avvincenti, mai brutali o eccessivamente negative anche se vi si ritrova l’amarezza di un individuo che ha vissuto in prima persona l”incredibile dramma della seconda guerra mondiale osservandolo con gli occhi acuti dell’uomo di scienza.

Io credo che chiunque possa apprezzare i libri di Asimov, quanto meno i suoi racconti o il ciclo dei romanzi degli spaziali. Il vero pregio dei suoi libri infatti (oltre ad un’ottima tecnica di scrittura, il che non è poco) è una visione del futuro tradotta in ambientazioni fantasiose ma plausibili, nelle quali si muovono personaggi interessanti e generalmente ben approfonditi. Caratteristiche queste sempre apprezzabili, indipendentemente dal fascino che si può provare in maniera più specifica per il genere della fantascienza.

 

 

 

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