“Il destino dei templari” di Davide Trombini – Recensione

Il mio giudizio in breve:

Romanzo con una trama intrigante (benché a tratti scontata) che viene appesantita e resa poco scorrevole dallo stile pretenzioso e volutamente desueto scelto dall’autore. Un libro che avrebbe potuto essere molto più avvincente se la prosa fosse stata più lineare e moderna e se lo scrittore avesse limato qualche scena troppo poco credibile.

destinoTemplari

E’ proprio vero che un buon titolo aiuta molto le vendite di un libro; io mi sono dedicata alla lettura di questo romanzo proprio perché il titolo mi sembrava promettere intrighi, misteri, azione, il tutto condito da quel tocco a metà fra l’esoterismo e la storia portato dall’accenno ai templari. Non posso dire che il romanzo deluda queste aspettative, perché azione e misteri nel complesso ci sono, ma sicuramente non è stato all’altezza delle mie aspettative.

La vicenda ha inizio quando un eccentrico antiquario londinese riceve la visita di giovane insegnante, Robert Cavaliere, che gli porta un dispaccio nazista risalente alla Seconda Guerra Mondiale e codificato col celebre sistema ‘Enigma’. I due uomini procedono alla decodifica, in base alla quale il dispaccio sembra contenere la posizione di un’antica nave dei templari – scomparsa con il tesoro che trasportava durante la navigazione verso il Nuovo Mondo quasi due secoli prima del più fortunato viaggio di Cristoforo Colombo. Nonostante le perplessità, Robert si lascia convincere dall’antiquario a partecipare ad una spedizione per il recupero del relitto, decisione che lo porterà in giro per il mondo e gli farà scoprire dettagli sull’ordine dei templari che metteranno in pericolo la sua stessa vita.

Ecco, lo confesso, già i primi capitoli mi hanno un po’ smontata facendomi pensare che l’autore (forse a corto di idee originali) avesse attinto con troppa generosità al patrimonio comune ai romanzi d’azione dove la componente avventurosa è mescolata a qualche mistero investigativo. Non bastavano i templari? Perché anche il dispaccio cifrato nazista? Possibile che tutto si riconduca sempre ai nazisti? D’altra parte mi rendo conto (come scrittrice oltre che come lettrice) della difficoltà di creare un avvio avvincente, tale da interessare senza perdere di vista la necessità di introdurre i personaggi principali e il loro scopo.

Ho dunque proseguito nella lettura, scontrandomi però con quello che ritengo sia il maggior difetto del libro: una prosa insolita, curiosamente anticheggiante, che rallenta il ritmo senza che io sia stata capace di trovare qualche vantaggio per una tale scelta stilistica. Molti termini sono desueti, alcune delle similitudini usate da Trombini poco calzanti se non forzate e ridicole, molte descrizioni ampollose e inutilmente dettagliate. L’impressione è stata che lo scrittore volesse ricreare un linguaggio da eruditi classici, quasi uno stile da templari moderni, ma non mi pare che l’esperimento sia molto riuscito – e soprattutto non capisco quale valore aggiunto dovrebbero portare al romanzo. Analogamente l’autore poteva essere meno prolisso in alcune descrizioni che, se da un lato denotano uno studio approfondito delle ambientazioni, dall’altro risultano a lungo andare un po’ pesanti.

Gravata da questo stile ridondante e pretenzioso, la narrazione procede con meno mistero di quanto titolo e sinossi lasciassero prevedere. Le notizie storiche “reali” sui templari sono relativamente poche, eccessivamente mescolate a qualche teoria esoterica che finisce per avere il peso maggiore nell’economia della trama. Il che in fondo potrebbe non essere un difetto se l’aspetto avventuroso fosse stato sviluppato meglio, caratterizzando la ricerca del protagonista con colpi di scena meno prevedibili e più realistici. Com’è che su una nave incassata nei ghiacci i cadaveri si sono decomposti? E perché salendo sull’imbarcazione alla ricerca di un tesoro i personaggi si fissano su un solo dettaglio (ciò che era indicato dal dito scheletrico del defunto capitano) ignorando altre possibili fonti di informazione quali il diario di bordo?

Non si può negare comunque che al giorno d’oggi sia un po’ complicato inventare nuove storie verosimili sui templari, e dunque nel complesso questo romanzo è secondo me un buon esempio di thriller archeologico. Anche perché una volta iniziata la lettura viene voglia di scoprire il progredire del racconto, il che è un aspetto sicuramente positivo. E i colpi di scena (oltre ai cambi di scena, da un luogo all’altro della terra) non mancano; alcuni come ho detto non sono particolarmente riusciti ma comunque ci sono, rendendo la storia intricata e perfetta per chi ama l’avventura.

La mia sensazione è stata che lo scrittore (che a quanto ho capito è un autore non ancora molto conosciuto che ha sfruttato il self-publishing) con il suo stile cavalchi l’onda dei romanzi “alla Dan Brown”, dove competenze storiche e scientifiche più o meno accurate – ma anche brutalmente inventate e piegate ai fini narrativi – si accompagnano ad una trama basata su enigmi da risolvere per proseguire in quella che è una sorta di “caccia al tesoro” caratterizzata da più o meno credibili colpi di scena. Considerato come appartenente a questo filone “Il destino dei templari” è un titolo tutto sommato in linea con le attese, ma appesantito come ho già detto (se non proprio snaturato) dalla scrittura poco scorrevole che caratterizza il libro.

Abbastanza ben resi sono i personaggi, che possiedono chi più chi meno un certo spessore e risultano nel complesso credibili, almeno per quello che è lo standard dei thriller storico-misterici e dei romanzi d’avventura. Poi è ovvio che il protagonista non morirà a pagina due e avrà doti che normalmente forse non sono proprio banali, ma personalmente il modo in cui l’autore ha delineato le figure coinvolte mi è sembrato condotto bene.

Ciò che soprattutto ho apprezzato è stato scoprire (a posteriori) che questo libro è per così dire il seguito di un’opera precedente di Trombini (“L’iniziato di Agarthi“, che condivide lo stesso protagonista ma avventure legate ad una setta millenaria che vuole celare gli ingressi per un mondo sotterraneo) ma non risulta penalizzato se letto in maniera indipendente. Io non conoscevo l’autore e dunque ho letto “Il destino dei templari” per primo senza che la mancata conoscenza degli eventi accaduti nel precedente volume mi rendesse problematico seguire l’evolversi della storia.

Non posso dire che la lettura di “Il destino dei templari” mi abbia spinta ad acquistare anche “L’iniziato di Agarthi“, tuttavia considerando il prezzo davvero irrisorio al quale è attualmente commercializzata l’edizione digitale del romanzo, credo che gli appassionati di Clive Cussler e Dan Brown potrebbero dare una chance a questo scrittore, magari cominciando – al contrario di ciò che ho fatto io – dalla sua opera d’esordio.

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