“Jurassik Park” di Michael Crichton – Recensione

[Titolo originale: Jurassik Park]

Il mio giudizio in breve:

Interessante romanzo d’annata che propone avventura ed imprevisti in uno scenario per l’epoca insolito, un’isola tropicale dove le tecnologie più moderne hanno permesso di riportare in vita i dinosauri. A mio parere il libro è molto migliore del film, che ho rivisto di recente, e nonostante gli indubbi difetti rimane un caposaldo della narrativa di fantascienza ed avventura.

jurassikPark

Perché scegliere di parlare oggi di un romanzo che fu pubblicato per la prima volta nel 1990? Probabilmente perché nei giorni scorsi parlando con dei colleghi più giovani di me (tutti sotto la trentina) mi sono resa conto che mentre l’omonimo film di Spielberg – risalente in fondo a soli tre anni più tardi – lo conoscono praticamente cani e porci, il libro di Crichton dal quale la storia è stata tratta gode attualmente di ben minore notorietà. Il che è davvero un peccato perché la pellicola, pur essendo in sé tutt’altro che malvagia, a mio parere rimane parecchi gradini sotto rispetto al romanzo.

La storia di “Jurassik Park” è molto nota dunque, anche se va detto che la versione cinematografica presenta parecchie differenze rispetto alla sua controparte stampata: l’anziano miliardario John Hammon è in procinto di realizzare a Isla Nublar, una minuscola isola a largo del Costa Rica, un parco divertimenti in cui far rivivere – in un habitat appositamente ricreato – dinosauri ed altri animali preistorici. A causa da un lato dell’imminente inaugurazione e dall’altro di alcuni piccoli incidenti avvenuti sulla terraferma ma imputabili ai dinosauri, a Jurassik Park finisce per ritrovarsi un gruppo alquanto eterogeneo di personaggi. Hammond con i suoi giovani nipoti Tim e Lex, il bizzarro matematico Ian Malcolm, il brillante paleontologo Alan Grant con una delle sue migliori studentesse, un avvocato, ingegneri informatici e programmatori che hanno lavorato alla creazione del parco, il responsabile della sicurezza sono le principali figure incontrate durante il dipanarsi degli eventi.

Quello che è il fulcro della storia comunque, e che nel film appare relativamente presto, nel romanzo fa la sua comparsa solo al termine della cosiddetta terza interazione, ovvero il momento in cui a causa di un black-out i sistemi di sicurezza del parco smettono di funzionare e i dinosauri riescono quindi a muoversi liberamente per l’isola. I capitoli precedenti sono dedicati ad una “preparazione” della scena, che coniuga – con l’abilità caratteristica di Crichton – alcune spiegazioni di carattere scientifico con un crescendo di tensione legato ad eventi apparentemente secondari (come lo strano morso di una lucertola ad una bambina o il fatto che i dinosauri censiti nel parco siano più di quelli attesi). Dal momento del black-out in poi la narrazione si fa meno didascalica e più avventurosa, in quanto a questo punto la sopravvivenza stessa dei personaggi è in gioco e tutti loro, soli o in piccoli gruppi, dovranno cercare di sfuggire ai dinosauri e di ripristinare la sicurezza sull’isola.

Il primo aspetto sul quale voglio soffermarmi in questa recensione è quello scientifico: sicuramente oggi le teorie esposte dall’autore risultano sorpassate e fallaci, in primo luogo perché è assodata l’impossibilità di colmare le interruzioni nelle sequenze di DNA dei dinosauri utilizzando quello di una specie differente. Tuttavia nei primi anni ’90 la genetica era a livelli assai diversi di conoscenza rispetto agli attuali e a Crichton va riconosciuto l’indubbio merito di aver saputo scrivere un romanzo con una tesi scientifica convincente se non proprio credibile. Un po’ come ha fatto, una decina d’anni dopo, con Timeline (qui la mia recensione).

Lo scrittore inoltre ha sviluppato a fondo ed in modo tutto sommato verosimile il mix di scienza e fantascienza, approfondendo non solo l’aspetto della clonazione dei dinosauri ma anche questioni collaterali come le possibili obiezioni alla fattibilità del progetto su larga scala. Emblematico in questo senso il dettaglio per cui i dinosauri ricreati in laboratorio erano tutti di sesso femminile (così che non potessero riprodursi) e dipendenti da un amminoacido (la lisina) in modo da non poter sopravvivere fuori da Isla Nublar.

Quello che mi ha meno entusiasmata è il notevole peso che l’autore ha concesso a questa parte scientifica, soffermandosi sulla clonazione, sugli aspetti ingegneristici del progetto, su quelli più propriamente informatici, sulla teoria del caos tanto spesso citata ma anche spiegata dal dottor Malcolm. Non dico che Crichton diventi pedante nelle sue disquisizioni, ma sicuramente queste rallentano il ritmo della narrazione e la rendono di comprensione meno immediata – per esempio – ai lettori più giovani o molto anziani. Ho apprezzato che fossero presenti delle spiegazioni (storiche, tecniche e scientifiche), perché ne sentivo il bisogno per comprendere appieno cosa stesse accadendo e per immedesimarmi nella storia, ma le avrei sfrondate almeno un po’.

D’altra parte un indiscutibile pregio dello scrittore è proprio la sua capacità di unire in una trama avvincente dinosauri, clonazione, computer e tanta, tanta azione. Il rapido susseguirsi degli eventi non può fare a meno di tenere il lettore incollato alla pagina, col fiato sospeso, sempre in dubbio sulla possibilità che uno o l’altro dei personaggi possa morire all’improvviso. Già perché in questo senso il libro è molto più cruento rispetto al film, sia nello scegliere le vittime sia nel descriverne le uccisioni da parte dei dinosauri, uccisioni che parrebbero quasi spostare la catalogazione del libro fra gli horror. D’altra parte la morte in una trama simile ci sta, non è plausibile prevedere che oltre duecento dinosauri evadano dai loro recinti e nessun essere umano perda la vita nel caos che consegue.

Una scena del film
Una scena del film

Né voglio dare l’errata impressione che il libro sia un truculento susseguirsi di corpi sbranati e maciullati; il ritmo del romanzo è più sostenuto rispetto al film, le scene avventurose più varie ed abbondanti perché tutti i personaggi principali si trovano a lottare (contro i dinosauri, contro il tempo, contro la pioggia incessante, contro le proprie condizioni fisiche sempre più provate). Il parco verrà attraversato quasi nella sua interezza da Alan e dai bambini per poter tornare al centro visitatori, mentre gli altri protagonisti avranno innumerevoli peripezie nel duplice tentativo di ripristinare i sistemi di sicurezza e sfuggire all’assedio dei dinosauri.

Certo, qualche volta una situazione un po’ forzata o una coincidenza di troppo potrebbe far storcere il naso (guarda che caso, durante il black-out le auto si fermano proprio in prossimità del T-Rex, mica di qualche innocuo erbivoro dal passo lento e l’indole pacifica), ma nel complesso la storia – mai banale o scontata – mi è piaciuta molto e i personaggi sono ben caratterizzati, anche dal punto di vista psicologico. La tensione è sempre alta ma l’autore è capace di inserire nella trama qualche momento di respiro, l’approfondimento di un dettaglio inaspettato eppure intrigante, la presentazione di un nuovo dinosauro. La lettura scorre in maniera fluida e diventa sempre più avvincente man mano che il tempo narrativo scorre implacabile portando ad un aumento esponenziale di situazioni critiche che culmineranno con un finale decisamente meno soft rispetto a quello del film.

Lo stile di Crichton è semplice, soprattutto nei dialoghi, spesso ridondante nelle spiegazioni, tuttavia risulta funzionale alla trama serrata così pesantemente basata sull’azione. La scrittura pur senza diventare scarna mantiene un ritmo sostenuto e riesce spesso a spaventare il lettore con l’apparizione di un inquietante dinosauro, il che finisce per rendere la lettura più coinvolgente di quanto si potrebbe pensare valutando esclusivamente la qualità della prosa. La mia sensazione è stata quasi che nessuno degli uomini o donne presentati dallo scrittore fosse il vero protagonista della storia perché l’autentico centro di tutto è Jurassik Park stesso, della cui epopea fantastica Crichton è stato un validissimo narratore.

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