“Il settimo unicorno” di Kelly Jones – Recensione

[Titolo originale: The Seventh Unicorn]

Il mio giudizio in breve:

Un romanzo con premesse interessanti, che dopo un inizio lento prende un ritmo più avvincente ed alterna bene le componenti investigativa, artistica, sentimentale. Avrei preferito qualche spiegazione in più in merito alla splendida serie di arazzi che costituisce il motore delle vicende, ma lo scorcio presentato dall’autrice sul mondo dell’arte e del museo Cluny è comunque ben tratteggiato.

settimoUnicornoC’è poco da fare, io e le novità editoriali procediamo su due binari paralleli che non sono proprio destinati ad incontrarsi. Avevo nella mia wish list questo romanzo fin dalla sua uscita nel 2006, quando lo avevo regalato a mia madre perché la critica ne parlava come di una versione in chiave minore e femminile de “Il codice Da Vinci“. E sono passati solo nove anni (e due bambini) prima che trovassi l’occasione giusta per leggere questo titolo, che continuava a riposare su un ripiano della libreria sempre più affollato. Che dire, dopo tanta attesa il libro non mi ha delusa, pur senza rivelarsi quella lettura memorabile che le recensioni mi avevano lasciato sperare fosse.

La trama ruota intorno ad Alex, affascinante ed ambiziosa curatrice del museo Cluny (il museo medievale di Parigi) che in convento nei pressi di Lione si imbatte in alcuni indizi che paiono riferirsi ad un perduto – ma forse apocrifo – arazzo che completerebbe la famosa serie “La dama e l’unicorno“. In dubbio sull’autenticità dei documenti e delle tracce ritrovate, preoccupata per l’avvenire delle suore (visto che il convento è destinato a diventare un albergo), Alex finisce per ricorrere all’aiuto di una vecchia fiamma, l’artista Jake Bowman, per venire a capo del mistero.

A mio parere questo romanzo non ha molto in comune con “Il codice Da Vinci“: è piuttosto una buona storia che mescola alla componente sentimentale (Jake ed Alex provano una reciproca attrazione) anche la risoluzione di un mistero antico legato al settimo arazzo. Non c’è la tensione di un thriller e l’azione non è mozzafiato, ma la narrazione procede scorrevole con qualche colpo di scena qua e là a movimentarla piacevolmente. Bella inoltre l’idea della leggenda celata dietro gli arazzi, che porta il lettore a scoprire l’amore travagliato fra una ricca fanciulla ed un umile tapissier, evento immaginario ovviamente ma che dà senso a tutta la trama.

Un indiscutibile arricchimento alla vicenda è dato proprio dalle informazioni fornite circa gli arazzi, la loro iconografia e simbologia, la loro possibile provenienza. Tuttavia, avendo visitato una decina d’anni fa il Museo Cluny ed avendo ammirato gli arazzi (davvero splendidi) che costituiscono il fulcro della trama, speravo che l’autrice avrebbe fornito delle suggestioni in più.

La premessa su cui si basa il libro mi sembra intrigante e dopo un inizio un po’ lento il ritmo si fa più serrato cosìcché (intorno alla metà del romanzo) ci si sente ben proiettati nella corsa contro il tempo che Alex deve affrontare per stabilire l’autenticità dell’arazzo ed acquisirlo per il suo museo. La storia d’amore fra Alex e Jake è un po’ prevedibile, ma acquista profondità dalle analogiè che si manifestano fra essa e il rapporto della medievale Adele con il suo tappezziere.

L’autrice ha ben descritto le circostanze affrontate dai vari personaggi, con una chiara attenzione ai cinque sensi, in omaggio ai temi cui si ispirano i famosi arazzi temi della “Dama e l’unicorno“. Ed ha saputo connettere il messaggio del settimo (immaginario) arazzo con i protagonisti: quale è davvero il “mon seul désir” di Alex? E di Jake?

Fra le due figure comunque ho di certo preferito Alex: in bilico fra diversi ruoli (professionale, di madre, di figlia, di semplice donna), la vediamo comprensibilmente considerare il riaccendersi della passione come qualcosa di illusiorio, sicché resta ancorata soprattutto al problema contigente costituito dall’arazzo. Sarà il percorso per scoprire la verità circa quel settimo prezioso manufatto a portarla alla scoperta della sua vera natura.

Jake mi è piaciuto meno come personaggio: anche se stava avendo dei problemi con la sua fidanzata, prima di correre in aiuto di una ex avrebbe almeno potuto dedicarlo un pensiero alla donna che lo aspettava in America. Invece per circa due terzi del libro si comporta come un single, risultando in definitiva molto meno attraente di quanto mi attendevo.

Il secondo aspetto deludente del romanzo – dopo la tratteggiatura del protagonista maschile – è la quasi totale assenza di suspense, la facilità con cui tutto sembra accadere per giovare alla protagonista. Io preferisco in un romanzo incontrare qualche conflitto, per lo meno della tensione fra i personaggi, mentre “Il settimo unicorno” da questo punto di vista mi pare troppo placido. Soprattutto nella parte conclusiva si susseguono una serie di accadimenti o spiegazioni troppo “da lieto fine” ed anche le figure che erano parse in qualche modo minacciose si rivelano al massimo un po’ burbere.

Insomma, reputo questo libro (che ho scoperto essere l’opera d’esordio della Jones) un romanzo piacevole senza essere entusiasmante, una lettura leggera che riesce a dare profondità ad una storia romantica non particolarmente incisiva calandola nel mondo dell’arte e legandola al mistero del prezioso settimo arazzo.

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