Opinioni su uno scrittore: Ellis Peters

Edith Pargeter, prolifica scrittrice britannica di origine gallese nata nel 1913 e morta nel 1995, è autrice di un gran numero di opere, alcune firmate con il suo vero nome ed altre con vari pseudonimi fra cui Ellis Peters ed i maschini Peter Benedict, Jolyon Carr, John Redfern. La Pargeter spaziò fra svariati generi letterari (fiction di ambientazione storica, storia, saggistica, traduzione di classici cechi, mistery) ma il filone per cui è maggiormente conosciuta è quello “giallo”, al quale afferiscono sia i romanzi dedicati all’ispettore Felse sia una serie medioevale di 20 volumi incentrata sulla figura di Fratello Cadfael. Di quest’ultima serie voglio in effetti parlare, perché sono le uniche opere della Peters che ho letto finora.

Fotografia dell'autrice, Edith Pargeter risalente al dicembre del 1993
Fotografia dell’autrice, Edith Pargeter risalente al dicembre del 1993

Fratello Cadfael, dopo un avventurosa esistenza da crociato, è divenuto monaco erborista presso l’abbazia benedettina di Shrewsbury; avendo alle spalle un passato movimentato molto diverso dalla tranquilla vita del monastero, l’uomo non esita a lasciarsi coinvelgere nelle stranezze in cui si imbatte, in particolare cerca sempre di trovare una soluzione per le morti misteriose che hanno luogo nei pressi dell’abbazia. Morti che non sono affatto rare, anche a causa del periodo storico in cui sono ambientate le vicende narrate dalla Peters: gli anni fra il 1137 e il 1145, ovvero il periodo in cui l’Inghilterra fu sconvolta dalla cosiddetta Anarchia, la guerra di successione che vide contrapporsi re Stefano (incoronato nell’abbazia di Westminster il 20 dicembre 1135 con l’appoggio dei baroni inglesi ma soltanto nipote di Guglielmo il Conquistatore) e sua cugina l’imperatrice Matilde, figlia del precedente sovrano Enrico I e perciò pretendente al trono.

Ho sempre pensato che lo spunto di un investigatore dilettante nell’Inghilterra medievale rischiasse di apparire finto o troppo forzato (almeno per me), ma dopo aver visto questo romanzo in testa alle classifiche per molto tempo ho deciso di fare un tentativo e mi sono resa conto che l’autrice è stata davvero abile nel concertare uno sfondo che rendesse plausibili le indagini del protagonista. Aver collocato la narrazione in un momento tanto drammatico della storia inglese, quando la fedeltà a re Stefano piuttosto che all’imperatrice Maud poteva significare letteralmente la morte per le persone coinvolte, permette di crere un’atmosfera irta di pericoli in cui nessuno risulterà attendibile al cento per cento e in cui segreti, inganni, sotterfugi sono quasi all’ordine del giorno.

In questo panorama fosco la presenza di fratello Cadfael appare naturale ed anche ristoratrice, in quanto fin da subito appare evidente che per il monaco ottenere la soluzione degli omicidi occupa sempre e comunque il secondo posto rispetto alla sua preoccupazione per chi è ancora in vita. In questo modo pare quasi che i delitti siano svelati e risolti “cammin facendo”, senza gesti eclatanti né indagini autorizzate, ma più semplicemente grazie al costante impegno di Cadfael, che utilizza ogni sua abilità per progredire nella comprensione dell’omicidio di turno.

Né si può affermare che il nostro sagace monaco erborista risolva da solo i misteri in cui si imbatte, visto che sin dai primi volumi la Peters ha saputo mettere sapientemente in scena personaggi che diverranno ricorrenti nelle avventure successivi, primi fra tutti il complicato ed astuto Hugh Beringer e la dolce (ma non per questo sprovveduta) damigella Aline. Naturalmente anche le figure dei confratelli di Cadfael ritornano nei vari libri, assicurando al lettore nell’abbazia benedettina e nel borgo medioevale di Shrewsbury un ambiente sempre più familiare, che l’autrice concretizza con maggior precisione in ogni nuova opera.

Suggestive copertine di una delle edizioni in lingua inglese che ricordano le vetrate di una cattedrale
Suggestive copertine di una delle edizioni in lingua inglese che ricordano le vetrate di una cattedrale

Un aspetto che ho particolarmente apprezzato di questi romanzi è il modo in cui la Peters ha caratterizzato i personaggi, primo fra tutti l’intraprendente protagonista, rendendoli delle credibili figure medievali. Cadfael per esempio è un uomo maturo che ha imparato dal proprio passato, un uomo che prima di entrare in convento ha conosciuto la guerra e l’amore sicché (pur senza essere mai né cinico né romantico) è sufficientemente smaliziato da saper conciliare la mondanità e la religione, la realtà e i desideri. Anche la sua ostinata ricerca della verità e della giustizia non sono altro che una sfaccettatura del suo più generale interesse a risolvere con successo i drammi personali degli innocenti loro malgrado catturati all’interno di manovre politiche più ampie.

Analogamente a quanto fatto per il brillante frate investigatore, che per perseguire i propri scopi dispiega i talenti ricevuti da Dio al pari delle conoscenze apprese durante la gioventù da crociato, anche nel descrivere gli altri personaggi la scrittrice non si limita a dipingere dei caratteri unilaterali. Al contrario riesce a conferire profondità e umanità alle varie figure, siano esse tendenzialmente buone o malvagie. Spesso l’allineamento morale di un personaggio non è nettamente delineato perché la sua onestà e rettitudine devono fare i conti con sentimenti meno nobili quali la cupidigia, la pomposità, l’ottusità intellettuale, l’eccessivo rigore.

Volendo trovare un difetto nel modo in cui sono delineati questi caratteri a tutto tondo, si può osservare che la Peters tende forse a romanzare un po’ troppo la componente romantica e sentimentale: spesso infatti gli uomini mostrano per ragazze appena incontrate un sentimento troppo intenso per essere interamente credibile. Sembra un po’ come se l’autrice, essendo donna, avesse descritto come una donna desidererebbe che l’altro sesso sentisse e si comportasse nei suoi riguardi. Questo è l’ideale mistico dell’amore cavalleresco e, essendo donna io stessa, non lo trovo poi troppo sopra le righe, ma obiettivamente non credo che rispecchi bene come un giovane si sentirebbe in circostanze analoghe.

Alcune eleganti copertine di una delle edizioni italiane
Alcune eleganti copertine di una delle edizioni italiane

D’altra parte personalmente trovo molto gradevole il fatto che alla trama investigativa si intrecci una vicenda amorosa, sempre guardata con occhio benevolo dal protagonista. Così come ho apprezzato il fatto che nel proseguire della serie la Peters abbia fatto progredire anche i risvolti storico-bellici legati alla lotta fra Stefano e Maud. Libro dopo libro assistiamo alle vittorie (temporanee) di una parte sull’altra, agli assedi, al voltafaccia degli alleati, alla distruzione che le battaglie lasciano dietro di sé nell’altrimenti placida campagna di Shrewsbury. Nel susseguirsi dei romanzi impariamo qualcosa sui complessi intrecci politici e sulle altrettanto sofisticate dinamiche sociali tipiche della vita medievale inglese in quella zona di confine col Galles tanto dolorosamente provata dalla guerra.

Una delle caratteristiche che ho più gradito delle avventure di fratello Cadfael che ho letto fino ad ora è proprio questa meticolosa ma mai pedante attenzione ai dettagli storici, che si traduce in una narrazione dal ritmo lento e meditato che permette al lettore di approfondire da un lato la vita passata del personaggio centrale della serie, dall’altro le tradizioni e consuetudini di un Medioevo torvo ma non oscuro che prende vita con grande immediatezza e realismo. I libri della Peters presentano sempre un mistero da risolvere, è ovvio, ma non si tratta delle classiche trame investigative da romanzo deduttivo: attorno a Cadfael ruotano religiosi, famiglie nobili, popolani, emissari del re, tutti con i propri intrighi, desideri, paure che creano un ricco contraltare all’omicidio che fa da filo conduttore alla storia.

Per dipingere questa vivida, anche se talvolta un po’ romanzata, immagine della vita nel 1100 la scrittrice si avvale di uno stile fiorito e anticheggiante che personalmente ritengo molto adatto all’atmosfera che si è voluta ricreare. La prosa risulta spesso arcaica, o nella scelta delle parole o come fraseggio, ma in tal modo il linguaggio stesso diventa parte dell’accurato affresco del borgo medioevale di Shrewsbury dipinto dalla Peters, aumentandone la sensazione di autenticità.

Mi è difficile parlare di un libro specifico senza rivelarne la trama, a livello generale per quella che è la mia esperienza finora (ho letto i primi cinque titoli della serie) posso osservare che ogni volume è un mix – generalmente ben riuscito – fra la componente mistery (più o meno centrale ma mai unica come in un giallo della Christie o di Ellery Queen), dei dettagli da romanzo storico, una parte legata agli intrighi politici o familiari che si sviluppano parallelamente alla elegante investigazione di Cadfael, una sotto-trama romantica, una parte infine di interazione particolarmente vivace (quasi un giocare al gatto e al topo in cui le parti di preda e predatore non sono mai ben definite) fra il monaco erborista ed uno degli altri personaggi (per esempio Hugh Beringer nel volume “Un cadavere di troppo“).

Il protagonista della serie televisiva britannica tratta dai romanzi di Ellis Peters
Il protagonista della serie televisiva britannica tratta dai romanzi di Ellis Peters

Mi pare fra l’altro che nei volumi successivi assumano sempre più rilevanza queste trame secondarie in contrasto con un’impostazione poliziesco-investigativa che si occupa esclusivamente della linea principale di indagine correlata all’omicidio. Penso che la Peters abbia potuto prendere questa decisione sia per movimentare lo schema dei romanzi, sia per espandere e rendere più solida l’ambientazione; in ogni caso si tratta di una scelta che applaudo (anche se in alcuni libri ciò si traduce in una vicenda investigativa più debole), perché credo sia utile per la serie nel suo complesso e perché mi piace leggere un giallo che non sia focalizzato solo sulla detective story.

Anche il peso giocato dalla storia inglese nell’economia delle trame è variabile: in alcuni volumi si limita a una parentesi interessante ma essenzialmente informativa, in altre riveste un ruolo quasi determinante in quanto la guerra civile tra il re Stefano e l’imperatrice Maud fornisce la motivazione per introdurre diversi nuovi personaggi ed inoltre rende più difficile rintracciare le informazioni necessarie per risolvere il mistero. In ogni caso fratello Cadfael con la sua umiltà ed il suo spirito acuto (sempre un po’ aiutati dalla divina provvidenza) riuscirà là dove le autorità secolari e di clausura, spesso a causa della loro arroganza o dell’esagerata ottemperanza alle regole prestabilite, hanno fallito.

Personalmente non ho riscontrato veri difetti nei libri della Peters; semplicemente alcuni romanzi sono meno riusciti di altri. Questo accade soprattutto quando ci troviamo di fronte ad un poco felice sviluppo della componente mistery, o perché non ci sono molti sospettati fra cui porre ragionevolmente l’assassino (problema parzialmente presente in “Un cadavere di troppo“) o perché al contrario è poco credibile e difficile da gestire la modalità in cui l’omicidio è stato commesso (come nel terzo romanzo, “Il cappuccio del monaco“). L’altro aspetto che rischia di penalizzare lo svolgimento delle vicende si realizza quando fratello Cadfael è relegato ad un ruolo secondario, mentre la maggior parte del lavoro investigativo viene condotta da altri, o perché acquisiscono importanza i personaggi minori e soltanto pochi capitoli sono davvero dedicati alla risoluzione del delitto.

A parte queste considerazioni tutto sommato scontate (difficilmente 20 opere potrebbero essere tutte ugualmente appassionanti), mi sento di suggerire i libri della Peters perché calano in una realtà insolita  – quella dell’Inghilterra medievale – delle trame investigative interessanti e di solito ben bilanciate. Avendo letto solo i primi romanzi della serie non mi sento di indicare dei titoli preferiti rispetto ad altri, il mio consiglio è semplicemente quello di leggere i libri rispettando l’ordine dato dall’autrice perché in questo modo è possibile apprezzare maggiormente la crescita dei personaggi e la a visione che la Peters ha sviluppato del borgo di Shrewsbury.

 

Ordine dei romanzi di fratello Cadfael:

La bara d’argento (A Morbid Taste for Bones) (1977)
Un cadavere di troppo (One Corpse Too Many) (1979)
Il cappuccio del monaco (Monk’s Hood) (1980)
La fiera di San Pietro (Saint Peter’s Fair) (1981)
Due delitti per un monaco (The Leper of Saint Giles) (1981)
La vergine nel ghiaccio (The Virgin in the Ice) (1982)
Il rifugiato dell’abbazia (The Sanctuary Sparrow) (1983)
Il novizio del diavolo (The Devil’s Novice) (1983)
I due prigionieri (Dead Man’s Ransom) (1984)
Il pellegrino dell’odio (The Pilgrim of Hate) (1984)
Mistero doppio (An Excellent Mystery) (1985)
Il corvo dell’abbazia (The Raven in the Foregate) (1986)
Il roseto ardente (The Rose Rent) (1986)
L’eremita della foresta (The Hermit of Eyton Forest) (1988)
La confessione di fratello Haluin (The Confession of Brother Haluin) (1988)
Una luce sulla strada per Woodstock (A Rare Benedictine) (1988): una raccolta di tre episodi, tra cui il racconto della vocazione di Fratello Cadfael.
L’apprendista eretico (The Eretic’s Apprentice) (1990)
La missione di fratello Cadfael (The Potter’s Field) (1990)
Il monaco prigioniero (The Summer of the Danes) (1991)
Un sacrilegio per fratello Cadfael (The Holy Thief) (1992)
La penitenza di fratello Cadfael (Brother Cadfael’s Penance) (1994)

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