“Così vuole il re” di Norah Lofts, condensato – Recensione

[Titolo originale: The King’s Pleasure]

Il mio giudizio in breve:

Validissimo romanzo storico che esplora la vita ma soprattutto le emozioni ed i pensieri di una figura cardine dello scisma anglicano, la sfortunata Caterina d’Aragona. Senza diventare pedante o prolisso, il libro narra con coinvolgimento e partecipazione la storia di questa principessa partendo dalla sua infanzia in Spagna fino al regno (ed alla caduta) in Inghilterra, come prima moglie di Enrico VIII.

Copertina della più recente edizione americana del romanzo
Copertina della più recente edizione americana del romanzo

Dopo aver tanto apprezzato “La giovane Elisabetta” (del quale ho parlato anche qui sul blog), mi è venuto il desiderio di approfondire altri personaggi legati alla stessa epoca o a quella immediatamente precedente, alla dinastia Tudor che tanti sconvolgimenti – ma anche tanta gloria – portò all’Inghilterra. Tutti credo hanno sentito parlare di Anna Bolena, l’affascinante donna che re Enrico volle sposare così disperatamente da spaccare un regno e fondare una nuova religione. Il libro che voglio recensire oggi narra di una donna meno dotata di bellezza esteriore eppure, quando si senta raccontare la sua vita, altrettanto se non ancora più affascinante, relegata ad un ruolo subordinato non solo dal marito, ma anche dalla storia stessa.

Norah Lofts nella sua opera “The King’s Pleasure“, del quale fu pubblicato un adattamento nelle edizioni condensate di Selezione del Reader Digest (volume speciale dell’estate 1971) col titolo “Così vuole il re“, ha creato un romanzo – storicamente plausibile se non sempre fedele ai fatti – basato sull’incredibile storia di Caterina d’Aragona, la principessa spagnola giunta in Inghilterra per sposare il fratello maggiore di Enrico ed erede al trono britannico, Arturo. Rimasta vedova ad appena cinque mesi dalle nozze, Caterina finisce per diventare una pedina nel complesso gioco di potere condotto da due dei più astuti sovrani d’europa, Enrico VII e Ferdinando d’Aragona. In apparenza nessuno dei re pare voglia rinunciare all’equilibrio garantito da quel legame, eppure passano sette anni prima che la giovane donna sposi l’assai più vigoroso e sano cognato, il futuro Enrico VIII.

Il romanzo prosegue dunque mostrandoci Caterina finalmente regina, protettrice non solo delle arti (fu amica di grandi studiosi dell’epoca come Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro) ma anche dei poveri, figura di tale peso che le viene concessa la posizione di reggente durante l’assenza del marito nel 1513 per una campagna militare in Francia. Donna di indiscussa regalità quindi, ma anche semplicemente donna, oberata dal peso di sei gravidanze – che si concludono quasi sempre nella nascita di bambini così deboli da sopravvivere meno di due mesi. E questa mancanza di un erede maschio per il regno segnerà il suo destino: divenuto un problema ossessivo per il re, lo spingerà dapprima a richiedere l’annullamento del suo matrimonio, quindi a divorziare dalla moglie che trascorrerà gli ultimi anni della sua vita senza più poter rivedere l’unica figlia sopravvissuta, Maria, e persistendo nel rifiuto di riconoscere le seconde nozze di Enrico con Anna Bolena.

Così vuole il re” è in altre parole una biografia leggermente romanzata: chiunque conosca un minimo di storia sa prima ancora di iniziare quale sarà la conclusione del romanzo, ma non è questo che il libro offre. Al centro dell’opera della Lofts si pone il ritratto da lei dipinto di Caterina d’Aragona. Da ogni pagina si percepisce quanto l’autrice sia in sintonia con la materia trattata ed anche se non ci sono tentativi molto seri di mantenere l’obiettività, la raffigurazione data della protagonista è psicologicamente credibile.

Caterina, principessa di sangue, figlia di una delle poche donne medievali che fu non regina consorte ma regina per diritto, emerge come una figura dall’indomabile volontà eppure non prepotente; persona dalla vivissima fede, ma non fanatica; donna di integrità irreprensibile in una corte dove la corruzione e l’immoralità dilagarono. Non ho potuto fare a meno di provare alternativamente simpatia per la sua posizione sempre meno sostenibile ed irritazione di fronte al suo persistente rifiuto di accettare l’allontanamento voluto dal marito. Marito che, come la Lofts lascia ben intuire, Caterina ha continuato ad amare e rispettare anche dopo il divorzio, dopo che per la smania di avere un erede l’aveva pubblicamente umiliata davanti al mondo intero dichiarando che il suo primo matrimonio era stato consumato e che pertanto il successivo non poteva considerarsi valido.

Pur non essendo scritta in prima persona, la narrazione è sempre condotta dal punto di vista di Caterina e si occupa dunque di presentare gli eventi come sono stati vissuti e conosciuti da lei. Per questo motivo, per esempio, è dedicato ben poco spazio al nascente rapporto tra Enrico ed Anna Bolena, mentre è più facilmente percepibile il clima di complotti ed intrighi che ha fatto sempre da sfondo alla vita della prima moglie di Enrico: il problema della successione, gli inizi delle guerre di religione, le rivalità fra le diverse nazioni europee, le differenti personalità dei cortigiani. Tutti questi aspetti, combinatisi realmente 500 anni fa in un momento cruciale della storia, si combinano di nuovo nel romanzo per formare lo sfondo della narrazione su Caterina, dalla sua infanzia alla sua morte.

Nonostante l’assenza di grandi colpi di scena, anche solo intesi come complotti o guerre, personalmente non sono affatto rimasta annoiata per la mancanza di azione palese e “violenta”. Al contrario ho percepito il senso di opprimente attesa che deve aver caratterizzato la vita di questa donna e ho apprezzato molto descrizioni e dialoghi. Memorabile per esempio il passaggio in cui un confidente, per confortare la sua principessa affranta dopo la pubblica umiliazione inflittale da Enrico, insinua che il re ha un tenore di vita tale per cui potrebbe morire giovane, presto, prima della regina stessa. Parole sottili, piene di tatto, che col vantaggio della conoscenza storica il lettore sa destinate a non avverarsi ma che testimoniano con grande efficacia il tenore di vita – a tratti da regina, a tratti quasi da prigioniera – che Caterina deve aver sopportato per tanti anni della sua dolorosa esistenza.

L’unico appunto che mi sento di fare a questo romanzo è legato al fatto che, per come viene impostata la narrazione e per come sono descritti fatti e personaggi, la lettura presuppone una certa familiarità con questo periodo della storia Tudor. In ogni caso si tratta di una biografia intima ed accurata che con grande coinvolgimento porta il lettore ad esplorare la tormentata vita di un personaggio affascinante, sicuramente la più regale fra le molte consorti di re Enrico VIII.

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