“Il mio Pinocchio” di Giusi Quarenghi e Nicoletta Costa – Presentazione

Ehm, lo confesso, a me la storia di Pinocchio piace poco. Non so dire esattamente perché anche se credo dipenda dall’aver prima visto il lungometraggio Disney ed aver letto il libro solo in seguito. Il confronto non è stato positivo perché la versione in cartoni animati è decisamente edulcorata rispetto all’originale e quindi mi irritava un po’ leggere di questo Grillo Parlante non troppo simpatico che stava sempre a dispensar consigli e di una Fata Turchina che era gentile sì, ma anche lei insisteva sempre su quanto fosse importante crescere. Insomma, Pinocchio non era proprio nelle mie corde, l’ho letto poco da piccola e inconsciamente ho sempre esitato a proporlo ai miei figli.

Copertina
Copertina

Certo, una copia del libro in giro per casa c’era comunque (in realtà due, una versione di Collodi ormai datata – quella della mia infanzia – e una delle riduzioni Disney con tante immagini colorate prese dal cartone animato), ma non era mai la mia prima scelta nel proporre una lettura. Eppure quando ho visto in libreria “Il mio Pinocchio” e la sua copertina, col burattino dal lungo naso che occhieggia se stesso stando dietro la poltrona dei lettori, mi sono sentita incuriosita. Ho sfogliato un po’ il volume e mi sono resa conto che è una pubblicazione simpatica, non probabilmente il testo con cui introdurre Pinocchio ai propri figli ma una rivisitazione simpatica e proprio a misura di bambino.

Il libro, pubblicato nel 2013 da Giunti Kids nella collana “Piccole emozioni” ha copertina rigida e 80 pagine di 27×24 cm: un formato importante per una versione originale di quella che è forse la più conosciuta fiaba italiana. Versione originale perché l’autrice, Giusi Quarenghi, ha scelto di alternare nello svolgersi del testo ben tre voci: la vera e propria voce narrante (alla quale si deve il progredire della storia), brani originali di Collodi che si intervallano periodicamente alla prosa più semplice e moderna della Quarenghi, ed infine le domande di un ipotetico lettore – io mi sono immaginata il bambino della copertina che ascolta la lettura fatta per lui da un adulto.

Che dire, un modo davvero particolare di riproporre un vero classico per l’infanzia. Ed infatti già nel titolo, con quell’aggettivo possessivo molto forte, l’autrice fa capire che il libro non è un libro come gli altri, è proprio Pinocchio come appare a un bambino – che se viene posto di fronte al lessico ormai antiquato di Collodi (ma anche solo a immagini come gli zecchini d’oro e la fata turchina) si fa delle ovvie domande: “Cosa vuol dire turchini?”.

Bella secondo me pure la scelta di distinguere anche graficamente queste diverse componenti del testo: in stampato minuscolo tradizionale la narrazione della Quarenghi, in corsivo gli “interventi” ripresi da Collodi e addirittura in rosso quelli del bambino lettore-ascoltatore, che si differenzia maggiormente perché in effetti mentre gli altri due autori cooperano nel raccontare collettivamente la fiaba, il bambino rappresenta proprio un atteggiamento ed un momento diverso. Ed allora ottimo sottolineare questo sdoppiamento fra narrazione e fruizione usando una tinta forte e decisa per l’improvviso interloquire di questa terza voce.

Dal punto di vista grafico le illustrazioni sono opera di Nicoletta Costa, poliedrica artista nota soprattutto per i personaggi di Giulio Coniglio e la Nuvola Olga, che ha all’attivo non solo l’illustrazione di oltre 300 libri per bambini e ragazzi ma anche la realizzazione di oggetti per la casa e abbigliamento. I suoi tratti distintivi li ritroviamo inalterati pure in “Il mio Pinocchio“: linee molto marcate e pulite, forme ben riconoscibili, accostamenti di colori forti e vivaci.

Una delle vivaci illustrazioni
Una delle vivaci illustrazioni

Le tavole che compongono il libro ricreano alla perfezione la scena descritta nella pagina corrispondente, senza abbondare in dettagli fotografici (per esempio spesso i personaggi non hanno le orecchie) ma riuscendo a catturare sulla carta le caratteristiche salienti sia dei protagonisti che degli eventi narrati. Ecco allora che il gatto ha la benda sull’occhio e la volpe un bastone (ce lo ricordavamo tutti che lui era mezzo cieco e lei zoppa?), i dintorni del teatro di burattini brulicano di bambini, al ristorante il piatto del gatto è un vassoio di pesci che lui spolpa fino alla lisca.

Personalmente non posso dire che mi piaccia molto lo stile della Costa, con le sue linee un po’ spigolose, i personaggi piatti e la prospettiva “scombinata” come potrebbero disegnarla i bambini. Questa è più che mai un’opinione personale, tuttavia la mia impressione è che questo tratto e queste scelte grafiche siano più adatte a libri dedicati ai bambini molto piccoli (come sono per esempio i volumi di Giulio Coniglio) che non a questa pubblicazione, chiaramente destinata a bambini di almeno 4-5 anni.

La mia esperienza: alla fine io non ho acquistato il libro (forse per la mia scarsa simpatia verso il personaggio, forse perché appunto ritengo che lo stile delle illustrazioni sia adatto a bambini più piccoli dei miei figli). Credo però che sia un libro interessante, soprattutto perché permette di accostarsi alla fiaba di Pinocchio da una prospettiva nuova, che avvicina il giovane pubblico alla storia permettendogli di immedesimarsi non tanto nel burattino dalle mille disavventure, quanto nel bimbo che spesso interrompe il flusso del racconto con le sue domande.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 5 anni – lettura autonoma dai 7 anni02-reading-a-book

Valutazione: acquisto consigliato

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