“Sarà per sempre” di Judith McNaught – Recensione

[Titolo originale: Once and Always]

Il mio giudizio in breve:

Un libro che si avvia con tutte le caratteristiche tipiche del romance, ma che diventa presto troppo esasperato per piacere davvero. Personaggi e situazioni sono ben delineati, nell’insieme le vicende catturano l’attenzione del lettore, ma il romanzo lascia l’impressione che i protagonisti e le loro peripezie risultino spesso eccessivi.

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Inghilterra, primi dell’Ottocento: la bella Victoria, rimasta improvvisamente orfana insieme alla sorella minore, è costretta dalle circostanze a lasciare l’America ed accettare l’ospitalità offertale da un lontano parente del quale fino alla morte della madre non aveva mai neppure sospettato l’esistenza. Intimorita, separata dalla sorella, piena di nostalgia per la sua casa e per l’uomo che si aspettava di sposare, la giovane viene accolta benevolmente dall’anziano zio Charles, mentre si scontra fin dal primo istante con la personalità rude e dominatrice di Jason. Come facilmente prevedibile i due protagonisti si sposeranno, anche se per scoprire ed accettare il reciproco amore ci vorrà ancora quasi metà del romanzo.

Della McNaught avevo letto tanti anni fa “Ritrovarsi” e mi aveva affascinata perché la protagonista, una vivace fanciulla americana che perde la memoria il giorno stesso in cui giunge in Inghilterra, era piacevolmente fresca e spontanea pur senza perdere di credibilità. Anche l’eroe del romanzo, Stephen, il tipico libertino pieno di fascino che si redime grazie al vero amore, risultava possedere il giusto mix di arroganza, carisma, seduzione. Ricordando quella piacevolissima lettura non ho esitato ad acquistare “Sarà per sempre“, ma purtroppo non vi ho proprio ritrovato la magia del precedente romanzo.

La storia è fra le più classiche dei romance, in particolare di quelli ambientati nel periodo della Reggenza inglese, ma questo – almeno come linee generali – non è necessariamente un difetto; a renderlo tale è il fatto che anche nei dettagli la trama risulta davvero ritrita: la giovane ingenua che diventa il beniamino del ton britannico, le incomprensioni senza fine, il presunto inganno di uno dei due che spinge l’altro alla fuga, un finale strappalacrime per ravvicinare la coppia.

Comunque l’aspetto che rende debole il romanzo è secondo me la caratterizzazione dei personaggi. Jason – che dovrebbe rappresentare l’uomo tormentato e da salvare – non acquista mai una vera profondità, mentre Victoria è così simile a Sherry (l’eroina di “Ritrovarsi“) da farmi pensare che se i nobili inglesi si fossero stancati delle debuttanti annoiate che incontravano ai balli, non avrebbero dovuto far altro che veleggiare in America per trovare fanciulle disinvolte, abilissime amazzoni, ignare di come muoversi nell’aristocrazia, senza peli sulla lingua, dolci ma determinate.

La protagonista è in tutto e per tutto prevedibile nel suo essere diversa dalle modeste e rigorose giovinette inglesi, al punto che si intuisce cosa farà ancora prima che questo accada. Prevediamo il suo sdegno, i suoi moti di ribellione, lo sbocciare dell’amore per Jason, la determinazione nel cercare di far funzionare il matrimonio quando si rende conto che il marito è vittima del proprio terribile passato. Quasi nulla dei sentimenti provati da Victoria o delle sue azioni mi ha stupita e il personaggio per quanto mi riguarda si salva essenzialmente grazie alle battute brillanti e vivaci che scambia con gli altri personaggi.

Jason è il tipico maschio alpha (bello, ricco, potente, abilissimo a letto eppure segnato da demoni interiori che gli impediscono di amare liberamente, desiderato da tutte le donne che incontra – tranne l’eroina, ovvio). A contraddistinguerlo sono le atroci sofferenze infantili subite, che lo hanno segnato al punto da farne un eroe torturato. Spesso i protagonisti dei romance hanno problemi coi sentimenti (che sia la gestione della rabbia oppure la consapevolezza di poter amare, il fidarsi delle donne o conflitti irrisolti con uno dei genitori) ma in genere rivelano ugualmente un lato affascinante e premuroso, hanno dei tratti dai quali si può capire che sanno essere gentili e preoccuparsi degli altri. Il personaggio di Jason è semplicemente buio e spaventoso, con nessuna delle qualità (a parte l’aspetto fisico e la ricchezza) che potrebbero spingere ad innamorarsene.

Un eroe arrogante, chiuso nel proprio dolore, che nega la necessità di amore covata nel profondo, permette di solito alla trama di mostrare l’evoluzione del suo rapporto con la protagonista, ma in “Sarà per sempre” questa evoluzione emotiva è assente. Per l’ottanta per cento del libro Jason non fa, dice o pensa nulla che possa giustificare un sentimento per Victoria che non sia la pura e semplice attrazione fisica. Salvo poi, nell’epilogo, confessare un amore che – basandosi sulle vicende narrate e sul carattere dei personaggi – sarebbe assolutamente imprevisto e immotivato. In effetti il loro rapporto secondo me è sconnesso, innaturale se non nell’accezione degli opposti che si attraggono; i malintesi fra i due si susseguono in così rapida sequenza che costituiscono l’unica realtà del loro disastrato matrimonio.

Il fatto che Jason risultasse tanto cupo, disturbato, alieno dai sentimenti, mi ha resto molto difficile spiegare capire perché mai Victoria dovesse amare un uomo simile. Ho capito che lui aveva un passato tormentato, ma nel corso della storia è stato sempre crudele e indifferente, indurito, cinico: le donne avranno il complesso da crocerossina verso i belli e dannati, ma in questo caso la comprensione e l’accettazione di lei sono a dir poco esagerate. Dopo una prima notte di nozze che non differisce di molto da un vero e proprio stupro, Victoria pensa al divorzio – e quando ne parla al marito ottiene in risposta una porta scardinata e divelta – ma le basta sapere dei maltrattamenti che lui ha subito da bambino per decidere che vuole restargli vicino e amarlo. Altro che spirito di sacrificio, questa è assoluta irrealtà. Se già i personaggi di Victoria e Jason sono poco riusciti prendendoli singolarmente, intesi come coppia sono carenti e non approfonditi.

A due protagonisti poco credibili si sommano dei comprimari scarsamente sviluppati e prevedibili: il capitano amico di Jason è il pretesto per far finalmente conoscere a Victoria e ai lettori l’orribile segreto celato dal protagonista; l’inganno del caro zio Charles (facilmente intuibile) viene perdonato sin troppo agevolmente; Andrew sembra messo nella trama a forza, solo perché Victoria abbia una plausibile alternativa al matrimonio con Jason e un motivo di risentimento verso il marito quando serve dare un netto cambiamento al loro rapporto.

Insomma, il libro parte bene, con tutte le premesse giuste per costituire un buon esempio di romanzo d’amore storico; purtroppo si perde in una sequenza di comportamenti eccessivi, in positivo e in negativo, che tolgono credibilità all’intera vicenda. L’amore e il romanticismo in questo libro si sviluppano in modo contorto per raggiungere una conclusione scontata. Ciò che salva “Sarà per sempre” da un giudizio del tutto negativo sono i dialoghi – briosi, vivaci, ben intonati ai personaggi – che tutto sommato rendono comunque questo titolo una lettura interessante e piacevole.

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