“Il quinto Vangelo” di Ian Caldwell – Recensione

[Titolo originale: The Fifth Gospel]

Il mio giudizio in breve:

Romanzo di genere thriller storico-religioso che non mostra alcuna sostanza, penalizzato in primo luogo da un ritmo talmente lento da far diventare la lettura un’autentica sofferenza. Lo spunto è buono, alcune descrizioni interessanti, ma l’autore si perde in una narrazione priva di suspense e troppo appesantita da riflessioni quasi filosofiche e disquisizioni estranee alla trama principale.

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Avevo letto il romanzo d’esordio di Ian Caldwell, “Il codice del Quattro” (recensito anche qui sul blog), scritto a quattro mani con Dustin Thomason, e benché non mi fosse piaciuto affatto ho pensato di dare una seconda opportunità a Caldwell perché avevo letto buone recensioni su questa sua nuova opera, alla quale aveva lavorato per addirittura dieci anni. Insomma, io ci ho provato, ma evidentemente fra me e lo scrittore non è scattato il feeling giusto, tant’è che al termine della lettura considero “Il quinto Vangelo” noioso e mal scritto proprio come “Il codice del Quattro“.

2004. Mentre papa Giovanni Paolo II è sempre più debole e il suo potere vacilla sotto la scure della malattia, una misteriosa mostra viene allestita nei Musei Vaticani. Ma, una settimana prima dell’inaugurazione, il curatore viene assassinato nei giardini della residenza papale di Castel Gandolfo. Nelle stesse ore, in Vaticano, un malintenzionato si introduce nella casa in cui vivono il prete cattolico di rito greco Alex Andreou – consulente della mostra – e il suo figlioletto di cinque anni. I due crimini sono chiaramente collegati, ma la gendarmeria pontificia brancola nel buio, così Alex decide di portare avanti una sua indagine privata. Per trovare il killer, però, deve ricostruire la straordinaria scoperta del curatore della mostra: la più importante reliquia del Cristianesimo, il cui segreto è custodito all’interno dei quattro Vangeli e di un quinto, sconosciuto ai più, chiamato Diatessaron. Ma proprio quando padre Alex comincia a capire quali sconvolgenti conseguenze potrebbe avere una simile rivelazione sul futuro del mondo e della Chiesa, si ritrova braccato da qualcuno senza scrupoli, che segue ogni sua mossa. Stavolta, per sopravvivere, dovrà usare tutto il suo sapere e battere in astuzia chi vorrebbe metterlo a tacere.

Questa la sinossi riportata sul retro di copertina dell’edizione cartacea e sui siti di vendita online come Amazon per la versione digitale del libro; sinossi tutto sommato veritiera ma che, come già era stato per “Il codice del Quattro“, promette molte emozioni che il romanzo non riesce assolutamente a suscitare. Misteri del Vaticano, omicidi, interpretazioni storico-religiose rivoluzionarie finiscono per mescolarsi in una trama pasticciata che si perde in inutili divagazioni, cambiando ritmo e direzione senza motivi apparenti.

Quello che avrebbe potuto essere un avvincente mix di azione, segreti e teorie alternative sul Vangelo finisce per trasformarsi in un racconto noioso e ripetitivo, uno stanco rimaneggiamento di fatti teologici e storici ben noti. Invece di concentrarsi per fornire una visione fantasiosa ma coerente (se non proprio plausibile) sulla lettura dei Vangeli e la Sindone, Caldwell intreccia molti fatti storici con una scarsa componenete fittizia, mescolandoli fra l’altro in un modo poco chiaro e disarmonico che potrebbe confondere alcune persone per quanto riguarda in particolare la Sindone di Torino e il Vangelo di Giovanni.

La trama ha poco senso, innanzitutto perché la messa a fuoco del mistero – teoricamente centrato sul poco noto Diatessaron – è illogica. In realtà il Diatessaron è irrilevante nello sviluppo narrativo: i personaggi raggiungono (o potrebbero raggiungere) le stesse conclusioni attraverso una lettura critica del Vangelo di Giovanni. Ah già, dimenticavo che l’autore ha brillantemente fatto giungere il protagonista alla conclusione che il Vangelo di Giovanni è inaffidabile e finto perché include fatti circa la crocifissione di Gesù che non sono menzionati negli altri vangeli sinottici (motivo per cui nel libro si dichiara che la Sindone è un falso perché mostra ferite di Gesù che solo Giovanni cita).

Inoltre non sono proprio riuscita a tollerare che Ugo e padre Alex siano stati gli unici a capire il mistero: al lettore viene chiesto di accettare il fatto che nessun altro (in quasi duemila anni!) abbia mai fatto una lettura critica e un confronto ragionato tra il Diatessaron e i quattro Vangeli, ma questo è assolutamente inverosimile. Così come il finale del romanzo, che mi ha lasciata a dir poco perplessa.

La storia, già debole di suo, si dipana poi sul costante presupposto che le persone abbiano, tutte, segreti che non possono o non vogliono rivelare. Ma spesso si tratta di segreti stupidi, come non voler dire al proprio fratello che qualcuno stava per uscire dagli appartamenti vaticani. E serve a poco o nulla che Caldwell abbia trasformato i suoi personaggi in suore o sacerdoti così da giustificare tutti i loro silenzi con il rispetto di giuramenti religiosi e simili: espediente abusato e che non spiega gli altri loro comportamenti illogici. Come quando un biglietto minaccioso viene fatto scivolare sotto la porta di un albergo in teoria molto sicuro, e poi si scopre che banalmente il foglio era stato dato ad una suora chiedendole di consegnarlo – e lei invece di bussare e dare il biglietto preferisce (per una ragione così ridicola da farmi ridere) farlo passare sotto l’uscio chiuso.

A peggiorare le cose interviene anche il fatto che i personaggi sono piatti e i loro motivi non convincenti. Padre Alex è probabilmente il peggiore fra tutti, ma credo perché essendo il protagonista e la voce narrante è quello cui viene datto maggior spazio. Ho trovato irritante il modo in cui accetta istantaneamente il ritorno della moglie dopo cinque anni di assenza, ma questo è nulla se paragonato alla sua tendenza (manifestata per l’intero libro) di manomettere le prove e mentire, alla polizia come al Papa. E quando ha confessato l’omicidio (con l’idea di aiutare il fratello) – dopo che per tutto il romanzo ha ripetuto si prende cura di suo figlio – da madre non ho potuto fare a meno di chiedermi se non pensava con quella falsa confessione a quanto avrebbe sconvolto la vita del bambino.

Simon da parte sua trascorre il tempo sospirando, evitando gli sguardi del fratello e rifiutandosi di spiegare cosa sta succedendo. Capisco che si senta responsabile della morte di Ugo, ma non poteva realizzare meglio la sua vita come prete piuttosto che farsi accusare ingiustamente? Per non parlare di come il suo comportamento abbia innescato un processo assolutamente non valido, sprecando tempo e risorse civili e religiose.

Il quinto Vangelo“, del quale ho già segnalato la trama debole e i personaggi piatti, si caratterizza inoltre per l’azione inesistente e la suspense debole, difetti legati anche alla prolissità dell’autore nel soffermarsi su questioni estranee alla trama e del tutto inutili al fine del suo progredire. Quasi in ogni pagina ci sono informazioni ridondanti, come se si avesse di fronte una voce enciclopedica sulla struttura politica del Vaticano invece che un thriller. C’è troppa precisione nel descrivere fatti, luoghi, concetti e questo rallenta a tal punto la narrazione da impedire al ritmo di mantenersi vivo, appesantito com’è da una miriade di passaggi impantanati nello spiegare terminologia specialistica e fatti storici. Io mi occupo di informatica e mi è immediatamente venuto in mente il concetto di “info dump” (eccesso di informazioni) …

La storia dunque è malamente impostata e malamente scritta, non approfondita e portata avanti sul ridicolo rifiuto dei personaggi di mantenere segreti che non hanno ragione di esistere. La mia impressione al termine della lettura è stata che “Il quinto Vangelo” abbia tutti i difetti, per esempio, de “Il Codice Da Vinci” senza possedere nessuna delle qualità interessanti che avrebbero reso avvincente o per lo meno divertente un libro di questo genere.

Voto: gifVotoPiccola

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