“Harry Potter e la camera dei segreti” di J. K. Rowling – Recensione

[Titolo originale: Harry Potter and the Chamber of Secrets]

Come già nel romanzo precedente, la narrazione si apre nel mondo non magico per mostrarci Harry al termine delle vacanze estive, rattristato dalla permanenza in casa Dursley e dal fatto che nessuno degli amici gli abbia scritto nemmeno una riga in tutta l’estate. La sua infelicità comunque raggiunge l’apice quando l’elfo domestico Dobby compare in casa, creando una serie di disastri dei quali verrà ovviamente incolpato il ragazzo, ed infine al momento della partenza per la scuola quando non riesce a salire sul treno. Dopo un avventuroso e biasimevole viaggio a bordo di un’auto voltante, Harry e Ron riescono ad arrivare ad Hogwarts solo per scoprire che anche lì iniziano a verificarsi dei fatti strani.

Una delle edizioni italiane
Una delle edizioni italiane

In particolare Harry (e lui soltanto) sente delle voci sibilanti che parlano di morte e nel giro di poco tempo studenti e fantasmi vengono rinvenuti pietrificati nei corridoi della scuola. Non ci vuole molto perché, a causa della sua capacità di parlare il serpentese, Harry sia additato come l’erede di Salazar Serpeverde, fondatore dell’omonima casa. La situazione precipita definitivamente quando Ginny, la sorellina di Ron, scompare ed al suo posto viene ritrovata una minacciosa scritta tracciata col sangue.

In questo secondo volume della saga di Harry Potter, lo stile della Rowling si affina, diventando più maturo, e si smorzano i toni fiabeschi che avevano caratterizzato l’episodio precedente. Sono ancora numerosi gli elementi magici positivamente sorprendenti se non del tutto divertenti (auto volanti, gnomi che infestano il giardino della Tana, strillettere, club di duellanti magici) ma appaiono dosati con una certa parsimonia, per non meravigliare troppo il lettore che si trova invece immerso in un’atmosfera se non esattamente cupa di certo tinta abbondantemente di giallo.

E non parlo solo del mistero legato alla camera dei segreti, la Rowling introduce luoghi e personaggi decisamente meno solari rispetto al primo volume. Alla magico-borghese familiarità di Diagon Alley si contrappone ora l’inquietante Notturn Alley; dentro il castello di Hogwarts si trova la stanza segreta di Serpeverde; nella Foresta Proibita i protagonisti scoprono le acromantule; il basilisco è un mostro gigantesco e mortale che giustifica ampiamente il terrore suscitato dalla sua presenza nella scuola. Persino Dobby presenta gli elfi domestici come qualcosa di diametralmente opposto alla “classica” immagine che nel fantasy si ha di queste creature: non snello ed etereo, ma un povero essere ingobbito, vestito di stracci, costretto a servire senza ribellarsi la famiglia di maghi a cui è legato.

Harry Potter e la camera dei segreti” conduce dunque il lettore in un mondo magico che inizia a tratteggiarsi meno perfetto e sereno del previsto, anche se tocchi divertenti ed umoristici sono offerti da episodi particolari (come quello della cena con i Mason a casa Dursley). Così come si fa più adulta l’atmosfera, lo stesso accade allo stile dell’autrice: le espressioni infantili del primo romanzo sono molto limate e non ci sono i bruschi cambiamenti nel punto di vista che avevano spesso caratterizzato (soprattutto durante le scene più concitate come le partite di Quidditch) il primo libro.

Il narratore è esterno, ma non onnisciente, credo perché la narrazione procede seguendo la struttura dei romanzi investigativi e l’onniscienza sarebbe di ostacolo al progredire delle indagini. Il ritmo della storia è inoltre movimentato dal fatto che l’andamento temporale non è sempre lineare, anzi la scrittrice spesso si sofferma a spiegare antefatti legati al precedente volume. E nel descrivere le avventure del giovane Tom Orvoloson Riddle riportate nel suo diario ricorre addirittura a quella che potremmo definire una narrazione (in prima persona) dentro la narrazione.

Ne deriva complessivamente un libro in cui l’analisi psicologica dei personaggi si approfondisce, le descrizioni degli ambienti diventano più minuziose, le situazioni si complicano, l’atmosfera si incupisce. Da questo punto di vista non mi sembra dunque più molto corretto classificare “Harry Potter e la camera dei segreti” come un romanzo da ragazzi, anche se purtroppo altri aspetti ne indeboliscono fortemente il giudizio e lo rendono più adatto ad un pubblico giovane.

Copertine di due edizioni italiane
Copertine di due edizioni italiane

Durante la lettura non possono infatti non saltare all’occhio le contraddizioni e le scene non ben motivate che la Rowling ha lasciato nel romanzo. Prima fra tutte, se non altro cronologicamente, l’arrivo ad Hogwarts sull’auto volante del signor Weasley: perché i due ragazzi decidono di fare una cosa sciocca come salire sull’auto e volarsene fino a scuola? Si sono appesa resi conto di non poter oltrepassare la barriera anti-babbano per raggiungere il binario 9 e 3/4, ma a quel punto la cosa più sensata sarebbe stata semplicemente aspettare il ritorno dei genitori di Ron (che non vedendoli arrivare nei pressi del treno sicuramente sarebbero tornati indietro a cercarli, o se non altro sarebbero tornati a riprendersi la macchina). Invece no, questi due genietti salgono su un’auto che non sanno guidare per recarsi in un luogo che non hanno una chiara idea di come raggiungere, il tutto – penso – solo perché in seguito l’auto potesse sbucare nella foresta salvando i protagonisti dalla minaccia dei ragni.

Altro punto decisamente debole della trama è persino l’intera faccenda della camera dei segreti e del basilisco. Ribadisco, a me il romanzo è piaciuto, lo consiglio, l’ho apprezzato, ma è impossibile non farsi delle domande: possibile che in mille anni il fior fiore dei maghi britannici (ovvero le numerose generazioni di insegnanti succedutisi a Hogwarts e che, secondo le parole del professor Ruf, hanno perquisito il castello) non abbia trovato traccia della camera? e se era così ben nascosta, com’è che invece Tom la trova in pochi anni e Harry addirittura in qualche mese?

Si potrebbe obiettare che Tom e Harry parlano il serpentese, ma come si scoprirà nel settimo libro a Ron basta “imitare” un verso sentito mesi prima da Harry (e sentito in una condizione di grande stress emotivo, quando dovevano distruggere un horcrux e Ron stesso aveva appena ritrovato i compagni dopo essersene separato per uno sciocco litigio) per far aprire la stanza. E poi, ammesso che nessuno abbia trovato la camera prima di Riddle, perché dopo la morte di Mirtilla non hanno chiesto il suo aiuto per far luce sul mistero? No, si sono accontentati di espellere Hagrid e dare un premio scolastico a Tom …

Non è molto logico nemmeno il fatto che le vittime del basilisco si possano salvare dalla pietrificazione soltanto con una pozione ottenuta dalle mandragole della professoressa Sprite: capisco usare ingredienti freschi, ma di fronte a un simile pericolo non si potevano cercare mandragole altrove? In tutto il mondo crescono unicamente ad Hogwarts? Nel quarto libro si faranno arrivare a scuola per il torneo Tremaghi draghi da mezzo pianeta, ma non è possibile ottenere mandragole che non siano delle serre di Hogwarts … anche in questo caso è ovvio che l’espediente è sfruttato per impedire ai pietrificati di alzarsi e raccontare “è stato un basilisco a ridurmi così“, ma magari la giustificazione sarebbe stata da rivedere un pochino. Perché se mi sembra lecito non avere troppa fretta di riportare in vita una gatta e un fantasma, oso dire che dopo l’attacco agli studenti forse la decisione sarebbe stata da rivalutare.

Due copertine inglesi del volume
Due copertine inglesi del volume

A causa di questi aspetti la trama risulta un po’ debole, traballante, ma non mi sento comunque di dire che risulti illeggibile. Sono più che altro dettagli che inficiano la verosimiglianza della storia, sgradevoli ma non eccessivi. In compenso la Rowling è stata bravissima a dotare questo secondo capitolo della saga di due grandi pregi. Il primo, immediato, è di fornire un maggior approfondimento della figura di Voldemort e rendere consapevole il lettore che l’antagonista di Harry è pericoloso anche quando non fisicamente presente. Il secondo, avvertibile sul lungo periodo, è di introdurre non solo uno dei temibili horcrux, ma soprattutto di mostrare come il veleno del basilisco sia una delle pochissime armi in grado di distruggere quei nefandi artefatti.

Durante la narrazione l’autrice svela anche altri dettagli che diventeranno importanti negli ultimi libri della saga ed inizia l’approfondimento dei personaggi presentati nel primo volume. Scopriamo infatti perché Hagrid non è un mago, vediamo un lato “cattivo” della magia impersonato dalla famiglia Malfoy (che finora sembrava più che altro una antica casata molto snob e viziata), ma soprattutto abbiamo qualche informazione su chi era in gioventù lord Voldemort. La Rowling introduce anche delle nuove figure, siano esse più estemporanee come il riuscitissimo professor Allock o destinate a rivestire maggior peso nell’arco narrativo globale della vicenda come Ginny.

Con questo romanzo inizia a delinearsi anche la struttura della saga: ogni romanzo si apre e si chiude con un anno scolastico ad Hogwarts, mentre la storia principale legata a lord Voldemort corre trasversale per tutti i libri, approfondendosi di volta in volta. Decisamente più gotico, cupo e fosco rispetto al precedente episodio, “Harry Potter e la camera dei segreti” unisce l’approfondimento dei personaggi a situazioni paurose perfette per incantare gli adolescenti. Il ritmo mantenuto dalla Rowling è infatti sempre sostenuto, le parti descrittive (benché esaustive) non lo rallentano e la trama si sviluppa in crescendo fino all’ultimo capitolo. Intrighi e colpevoli si intuiscono cammin facendo, anche se con meno chiarezza rispetto al primo libro, e la magia inizia a lasciare spazio al mistero e alla malvagità.

 

Età per cui lo consiglio: dai 10 anni 

Giudizio in breve, per un pubblico adulto: Meno infantile del precedente, mi è piaciuto di più perché la componente mistery è più accentuata. In questo caso scoprire chi si celi dietro gli attacchi ai babbani è davvero un piccolo giallo e tinge di oscurità l’atmosfera altrimenti serena di Hogwarts. Più scorrevole anche lo stile, tuttavia qualche episodio rende la trama meno verosimile di quanto sarebbe auspicabile. 

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Poster ufficiale del film
Poster ufficiale del film

Paragone tra libro e film: La pellicola è un po’ meno dettagliata e un po’ più cupa rispetto al libro, del quale comunque rimane una trasposizione nel complesso fedele. Quello che maggiormente apprezzo della pellicola (che rimane la mia preferita fra le 8 legate all’universo della Rowling) è il fatto che, pur essendo un film per ragazzi e un episodio non conclusivo della saga, riesce a caratterizzarsi autonomamente come un buon film. Perfetto l’attore che impersona Tom Riddle studente, seducente ma al tempo stesso già malvagio, lo avrei voluto vedere anche nella riduzione cinematografica del sesto episodio.

 

 

 

 

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