“Con te, adesso” di Lisa Kleypas – Recensione

[Titolo originale: Prince of Dreams]

Il mio giudizio in breve:

Nonostante le buone premesse (un’eroina indipendente ed un eroe bello e dannato) il libro si sviluppa male e senza avvincere. Oltre ad una inspiegabile parte centrale di time-travel, in seguito alla quale Nikolas cambia completamente il proprio atteggiamento, i personaggi stessi sono poco caratterizzati, non approfonditi, e il loro rapporto basato su non si sa bene cosa.

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Il più pericoloso e desiderato uomo d’Inghilterra brama possedere una donna incantevole e testarda, che è promessa a un altro. Eppure dopo aver conquistato la deliziosa mano di Emma Stokehurst, Nikolas non riesce a colmare il vuoto che sente nel cuore. Affascinante e tormentato principe, Nikolas sembra infatti vivere in un tempo remoto popolato di splendidi e romantici sogni. Il destino lo porta inesorabilmente lontano, ma il tocco amorevole di Emma è una promessa di estasi e, forse, il sentimento che da tutta la vita sta inseguendo.

Questo libro, del quale la sinossi riportata sul retro di copertina rappresenta un riassunto non troppo calzante, è il secondo volume della miniserie Stokehurst, chiamata così dal nome della famiglia protagonista. Io in effetti non ho letto il volume precedente (“Cuore a cuore”), ma da quello che ho visto leggendo “Con te, adesso” direi che i due libri possono essere considerati singolarmente senza che questo crei particolari problemi. Quello che lascia perplessi durante la lettura è ben altro che non conoscere qualche retroscena nella vita familiare dei protagonisti …

Le premesse per un buon romance ci sono, a partire dall’eroe, un fascinoso principe russo costretto all’esilio per aver ucciso un uomo vicino allo zar: Nikolas colpisce per la sua bellezza ma anche per i suoi modi fieri (se non addirittura arroganti), e soprattutto porta in sé evidenti cicatrici sia fisiche che emotive – le quali gli rendono praticamente impossibile avvicinarsi alle persone. Eppure lui desidera (se proprio non ama) la protagonista Emma con un’intensità tale da minacciare e ingannare pur di sposarla. Il primo terzo del romanzo si sviluppa come un tipico romance, prevedibile ma piacevole con le scaramucce verbali fra i due, l’intervento di Nikolas per liberare Emma da un pretendente a lui sgradito, il matrimonio non esattamente approvato dalla famiglia di lei, qualche (scontato) screzio fra i due sposi.

La lettura inizia a farsi meno scorrevole quando i personaggi si incanalano sul proprio stereotipo senza venire approfonditi più di tanto: Nikolas il dominatore tormentato dal proprio passato, Emma la ragazza poco convenzionale ed altrettanto poco sicura di sé. Lui non fa altro che lanciarle battute sarcastiche o insinuare che come marito è l’unico della coppia che decide, ma poi a conti fatti non agisce mai da “bruto” – se non la notte in cui si cerca un’amante per dimostrare alla moglie che non ha bisogno di lei (possibile che i maschi dei romanzi abbiano perennemente questo pensiero, di tradire la donna per non farle credere che si stanno affezionando troppo?). Da questo momento il ritmo del romanzo precipita sempre più: i due vivono insieme ma di fatto conducono esistenze separate (e così diciamo addio a qualsiasi brioso scambio di opinioni), la presenza del figlio di Nikolas non acquista spessore, Emma pare poco più di una bambina viziata (non si reputa bella, ha ottenuto un matrimonio prestigioso con un uomo che le lascia fare di testa propria cose insolite come tenere uno zoo e indossare i pantaloni e la mantiene nel lusso, non ha mai parlato d’amore, eppure ancora non è soddisfatta).

La sensazione a questo punto è che la storia si stesse arenando, come se avesse raggiunto un punto morto in cui i due protagonisti interagiscono poco e senza slancio. Forse anche l’autrice ha avvertito questa sensazione di stallo perché introduce, assolutamente a sorpresa, un time-travel: colpito dalla vista di un quadro che rappresenta un suo antenato, Nikolas viene trasportato nella Russia di inizio Settecento, a vivere proprio la vita del suo avo. Ma il viaggio nel tempo (se così vogliamo chiamarlo) mi pare proprio tirato per i capelli, e nel complesso peggiora l’economia del romanzo anziché darle slancio. Innanzitutto perché la Kleypas ha avuto la malaccorta idea di farci già conoscere la vita dell’antenato di Nikols grazie al racconto di una domestica: sappiamo come si è sposato, come e perché è caduto in disgrazia, come è morto. Insomma, tutto il pathos o la curiosità che poteva suscitare la vicenda “passata” è stato azzerato perché la si conosceva già.

Nikolas poi fa la figura dell’idiota praticamente dal primo momento: dilaniato dalla sua vita difficile, si rende conto di avere l’enorme potere di non dare una discendenza agli Angelovsky, impedendo dunque a se stesso di nascere. Idea paradossale ma (nella sua contorta visione) sensata: peccato che dopo una settimana scarsa accanto alla moglie la trovi troppo bella e se la porti a letto. Abbiamo definitivamente capito che quest’uomo il cervello deve averlo nei pantaloni … sa quale è stato il futuro del suo avo, sa cosa è accaduto alla sua famiglia, oltre che a se stesso, potrebbe prendersi schiere di amanti, ma no, lui cede all’unica donna che si era risolutamente ripromesso di non toccare mai. E mentre Emma la desiderava ma si sforzava di non amarla (apparentemente perché troppo segnato dal suo passato), Emilia non solo la desidera ma finisce per amarla con passione e dichiaratamente (e perché lo ignoro, visto che Nikolas della propria vita e delle proprie tragedie non ha affatto perso il ricordo).

Ma veniamo allora a questa Emilia, che vanta una straordinaria somiglianza con Emma: un’oca sventata (visto che nella Russia di Pietro il Grande si lascia andare a pubbliche critiche contro lo zar non solo in sua presenza, ma di fronte a numerosi testimoni – e più di una volta), opportunista abbastanza da non parlare di un padre fautore delle rivolte contadine quando vede la possibilità di sposarsi con un ricco aristocratico che – pur non avendolo mai visto – la alletta di più dei contadini e artigiani del suo villaggio. Proprio una bella personcina, non c’è che dire, che non si capisce bene se abbia attratto Nikolas per la sua somiglianza con Emma o se sia vero piuttosto il viceversa.

Già perché, alla conclusione dell’esperienza soprannaturale del protagonista (che per lui è durata settimane ma nel presente pare essersi risolta in poco più di un’ora), l’autrice non fa nulla per spiegare meglio il bizzarro triangolo amoroso al quale ha dato vita. Emilia ovviamente scompare, morta da decenni e ormai polvere nella sua tomba; Nikolas diventa da un momento all’altro un padre e marito modello, almeno nelle proprie intenzioni; Emma capricciosa come sempre non si fida del repentino cambiamento e continua a trattare con freddezza un marito che l’avrà anche tradita e manipolata, ma tutto sommato non l’ha mai maltrattata e le lascia fare sempre di testa sua.

Ed ecco che per uscire da questa nuova situazione di stasi narrativa, la Kleypas tira fuori il vecchio pretendente di Emma, a metà fra il malvagio (mal caratterizzato, pure lui) e il pentito. Come già l’episodio di time-travel, anche la ricomparsa di Adam pare poco più che un espediente per ravvicinare i due che altrimenti, a causa della testardaggine di Emma, non avrebbero mai potuto superare i propri contrasti. E a questo punto anche la famosa esperienza soprannaturale di Nikolas (che in fondo ha dato origine al suo cambiamento da uomo travagliato ed egoista a padre affettuoso e marito premuroso) cade del tutto nel dimenticatoio, se non fosse per una breve lettera in cui un investigatore privato ante-litteram informa il principe di aver stabilito che la defunta Emilia non si era mai risposata …

Insomma, il difetto di questo romanzo è secondo me concentrato nella trama e nei personaggi: là dove l’autrice avrebbe potuto scrivere un libro basato sul dialogo, sulla vicendevole scoperta dei due protagonisti, ha invece preso la doppia scorciatoia del time-travel e dell’epilogo drammatico. “Con te, adesso” aveva il potenziale per essere, se non proprio un capolavoro, una storia gradevole; la piattezza dei personaggi e la mancanza di mordente nello sviluppo della storia stessa lo ha reso banalmente un libro in cui troppi aspetti sono solo accennati, troppi stereotipi ripresi senza approfondirli, troppe situazioni prive di mordente. Una lettura dunque, che non mi sento di consigliare a nessuno.

Voto: gifVotoPiccola

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