“Vento dell’Est” di M. M. Kaye – Recensione

[Titolo originale: Trade Wind]

Il mio giudizio in breve:

Intensa e travolgente storia d’amore, tradimenti e congiure sullo sfondo esotico di Zanzibar, che mi ha fatto desiderare di poter conoscere come era allora. Un romanzo avvincente e profondo che è al tempo stesso molto razionale, fedele alla realtà, eppure intriso della struggente fantasticheria che la Kaye sa infondere nelle proprie opere.

ventoEst

 

L’azione si svolge a Zanzibar nella seconda metà dell’Ottocento, ovvero quando l’isola dei chiodi di garofano faceva parte del dominio inglese e rappresentava il massimo centro commerciale d’oriente, nonché uno dei pochi luoghi dove ancora fioriva il commercio degli schiavi. La protagonista femminile è Hero, una giovane donna americana assai convinta delle proprie idee, vagamente femminista in alcuni atteggiamenti, che sin dall’infanzia – a causa delle parole di una fattucchiera ubriacona – ritiene sia Zanzibar la meta dove compiere il proprio destino. Ma questa testarda e glaciale eroina troverà a Zanzibar non soltanto iniquità da combattere e condizioni di vita da migliorare; l’Africa la metterà di fronte all’uomo che credeva di amare e a quello che al contrario ha odiato fin dal primo incontro, sfidandola a capire oltre ogni dubbio chi sia il compagno col quale percorrere il resto della vita.

Nonostante “Vento dell’Est” sia fuori catalogo da parecchi anni, ho scelto di parlarne sul blog perché è un libro che ho apprezzato tantissimo, un ottimo romanzo storico capace di intessere appassionanti vicende di fantasia ad eventi realmente accaduti, il tutto con uno stile fluido e di grande potenza evocativa.

Potrei scrivere centinaia di righe su questo capolavoro e resterebbero ancora molte cose non dette, quindi ho deciso di focalizzarmi solo su un paio di aspetti che a mio parere caratterizzano particolarmente il romanzo. Il primo è l’indubbia capacità della Kaye di descrivere efficacemente la realtà di cui tratta. Non solo la sua abilità descrittiva è davvero straordinaria, al punto da rendere quasi percepibile il profumo dei chiodi di garofano dell’isola di Zanzibar o il tubare delle colombe, così come gli stretti vicoli cittadini o le stanze ariose della Casa dei Delfini, ma anche l’ambientazione e il substrato storico sono credibilissimi. L’autrice è vissuta per un certo periodo a Zanzibar e si percepisce in effetti che scrive di qualcosa sperimentato in prima persona (anche se quasi un centinaio di anni più tardi); analogamente le vicende narrate si dipanano seguendo gli avvenimenti storici del tempo, anche se (come spiega in una nota l’autrice stessa) questi sono stati da lei condensati in un minore arco di tempo per motivi letterari.

Un altro aspetto che rende notevole “Vento dell’Est” è l’approfondita e ben condotta caratterizzazione dei personaggi, siano essi protagonisti o comprimari, figure di fantasia o altre realmente esistite. Hero è, sul versante femminile, l’indiscussa dominatrice della scena anche se molte altre donne le fanno da contorno; la giovane appare testarda, rigida, bigotta nella sua ferrea convinzione che l’Oriente debba essere civilizzato da persone come lei (ovvero occidentali che conoscono i benefici del progresso, dell’istruzione e del rispetto delle leggi). Nella prima parte del libro la Kaye ce la presenta come una sorta di suffragetta ante litteram che invece di manifestare per l’uguaglianza fra i sessi mette in opera tutta se stessa per migliorare le condizioni della popolazione sull’isola. Ma Hero non resta fossilizzata in questa caricatura moralista e vittoriana della donna perché fin dai primi capitoli la Kaye la fa scontrare con un uomo che rappresenta tutto ciò che lei detesta, un pirata inglese che adotta i costumi arabi e rinnega le sue radici, che commercia in schiavi e tiene in casa propria come mantenuta una squisita fanciulla che aveva comprato anni prima per un pugno di monete.

Non posso dire che, almeno inizialmente, Hero sia una figura che ispira simpatia ma, viste le disavventure che affronterà, suscita quantomeno indulgenza; inoltre il suo percorso di crescita è costante, coerente col personaggio e con la realtà dell’epoca, mai anacronistico. La nostra eroina – di nome e di fatto più che mai – ama buttarsi a corpo morto nelle cause che hanno catturato la sua attenzione, ma pian piano si renderà conto di aver fatto più male che bene perché non conosceva abbastanza la realtà su cui voleva esercitare dei cambiamenti, o perché si era fidata dell’apparenza e questa spesso inganna. Hero scoprirà pian piano di aver sbagliato non solo nel giudicare l’Oriente rispetto all’Occidente, ma anche nel valutare quali siano le caratteristiche e le inclinazioni dell’uomo da sposare … perché credersi superiore la porterà a commettere tremendi errori anche in campo sentimentale.

Una veduta moderna della capitale di Zanzibar.
Una veduta moderna della capitale di Zanzibar.

A controbilanciare questa cocciuta, determinata protagonista ci sono ben due figure maschili di notevole peso nel romanzo: Clayton, il fidanzato di lunga data che Hero va a raggiungere nella lontana Zanzibar illudendosi che al suo fianco si avvererà la profezia udita da bambina, e Rory, il negriero che vende armi e schiavi senza vergogna, che ha una figlia illegittima e mezzo-sangue del cui avvenire non pare curarsi, che non sembra avere alcuna idea di cosa siano l’onore e l’educazione. Non ci sono reali dubbi sul fatto che prima della conclusione del libro Clayton verrà soppiantato da Rory negli affetti di Hero, ma la Kaye è abilissima nel dipingere due tipi d’uomo complessi, diversi da quanto l’apparenza lascia intuire, segnati ciascuno a modo suo dal proprio passato e dalle proprie aspirazioni. Ed anche loro, proprio come Hero, prima della conclusione impareranno che tutti sono responsabili delle proprie azioni e devono sopportarne le conseguenze.

Rory è probabilmente uno dei protagonisti di romance che meno incarna l’ideale dell’eroe; non solo è lontanissimo dallo stereotipo del principe azzurro, ma non è neppure il “bello e dannato” che si incontra spesso in ambito letterario. Già, perché quest’uomo non si limita ad avere una fama di malvagità esagerata: lui in schiavi commercia davvero, vende armi a chi le paga bene, ha i suoi intrallazzi con il sultano di Zanzibar e con i pirati delle feluche. E come se tutto ciò non fosse abbastanza, poco dopo la metà circa del romanzo compie un gesto irreparabile, qualcosa che in un libro d’amore ci si aspetta dal cattivo più che dall’eroe, un’azione che pur senza venir descritta nei particolari ma lasciata soltanto intuire genera un moto improvviso di disgusto e stupore.

Non voglio entrare troppo nel dettaglio perché quell’evento è, in un certo senso, il motore di tutta la seconda parte della narrazione e non desidero togliere la sorpresa a chi non avesse letto il libro. Sicuramente Rory ha un comportamento sconsiderato, del quale è comprensibile la motivazione ma non scusabile la messa in atto effettiva, si lascia andare in un modo che risulta difficile capire e perdonare. Eppure quello che fa è coerente con il personaggio e personalmente non l’ho trovato così intollerabile, perché è proprio il suo comportamento durante l’attacco dei pirati a far evolvere davvero il personaggio. L’attrazione per Hero era già nata ma è da questo punto in poi che diventa evidente, anche perché – a dispetto delle disincantate parole con cui afferma di non rimpiangere ciò che ha fatto – a mio parere un certo senso di colpa Rory lo prova ed è questo sentimento a spingerlo in una direzione diversa. Quello che prima era un avventuriero scaltro, cinico e senza troppi scrupoli (ancorché affascinante perché colto, ironico, mai ipocrita) lentamente diventa un uomo diverso. Un uomo disposto a darla vinta ad una donna – che non ha apparenti ragioni per essergli affezionata, anzi – fino al punto da trasformare la propria casa in un rifugio per i bambini resi orfani dal colera.

Vento dell’Est” non è, a mio parere, un romanzo leggero: pur senza soffermarvisi con macabra insistenza la Kaye introduce in esso temi importanti come il commercio degli schiavi, il concubinaggio, la guerra, il rapimento e lo stupro, il fratricidio. Anche il linguaggio in alcune situazioni si fa – compatibilmente con l’epoca a cui risale l’opera (ovvero il 1963) – più crudo di quanto non avviene usualmente nei romance.

Alcune edizioni in lingua inglese, fra cui quella da cui è ripresa anche la copertina della mia traduzione in italiano
Alcune edizioni in lingua inglese, fra cui quella da cui è ripresa anche la copertina della mia traduzione in italiano

Eppure è un romanzo che, dai sedici-diciotto anni d’età, consiglierei a chiunque: una storia travolgente di amore, gelosia, vendetta, dolori e gioie, tradimenti e congiure, malattie, coraggio e senso del dovere. A ben guardare forse non è neppure corretto catalogare “Vento dell’Est” fra i romance, perché la trama romantica non è certo quella con il maggior peso nell’economia complessiva del libro, tuttavia è un libro contemporaneamente realistico e fantasioso, dove nulla è solo bianco o solo nero e dove la storia d’amore – per quanto non preponderante – ha uno spessore notevole.

Poiché il libro è attualmente reperibile solo nel mercato dell’usato, potrebbe capitare di imbattersi in una copia un po’ ingiallita o con qualche orecchia sugli angoli delle pagine: nonostante l’aspetto poco accattivante del volume ogni lettore, già nei primi capitoli, troverà facile sprofondare in questa storia eccezionalmente viva, intrigante, ricca di pathos.

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3 thoughts on ““Vento dell’Est” di M. M. Kaye – Recensione

  1. Salve Daniela, ho letto con interesse la sua recensione del libro perché dovevo decidere se leggere Vento dell’est, oppure Rien va di Tommaso Landolfi, beh sicuramente leggerò Vento dell’est, questi 2 libri mi furono dati da mia zia più di 20 anni fa e non li ho mai aperti neppure per vedere la grandezza dei caratteri di stampa usati.
    Spero di rimanere coinvolto anch’io tra le avventure disavventure della protagonista.
    La saluto e grazie del tempo che ha dedicato, sia a scrivere questa lunga recensione e sia a leggere questo commento.

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    1. Buonasera Emanuele e benvenuto, sono felice che le mie recensioni possano indirizzare altre persone aiutandole a decidere se dedicare o meno del tempo ad un libro. Personalmente non posso che consigliare la lettura di “Vento dell’est”, come di certo si capisce già dal mio post. Sono convinta che sia una storia articolata, a tutto tondo, ricca di avventure ma anche tocchi storici autentici e bei dialoghi. Mi farebbe sapere conoscere la sua opinione del romanzo dopo che l’avrà letto, se se la sente torni sul blog per condividere il suo giudizio!

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