“Vento dell’Est” di M. M. Kaye – Recensione

[Titolo originale: Trade Wind]

Il mio giudizio in breve:

Intensa e travolgente storia d’amore, tradimenti e congiure sullo sfondo esotico di Zanzibar, che mi ha fatto desiderare di poter conoscere come era allora. Un romanzo avvincente e profondo che è al tempo stesso molto razionale, fedele alla realtà, eppure intriso della struggente fantasticheria che la Kaye sa infondere nelle proprie opere.

ventoEst

 

L’azione si svolge a Zanzibar nella seconda metà dell’Ottocento, ovvero quando l’isola dei chiodi di garofano faceva parte del dominio inglese e rappresentava il massimo centro commerciale d’oriente, nonché uno dei pochi luoghi dove ancora fioriva il commercio degli schiavi. La protagonista femminile è Hero, una giovane donna americana assai convinta delle proprie idee, vagamente femminista in alcuni atteggiamenti, che sin dall’infanzia – a causa delle parole di una fattucchiera ubriacona – ritiene sia Zanzibar la meta dove compiere il proprio destino. Ma questa testarda e glaciale eroina troverà a Zanzibar non soltanto iniquità da combattere e condizioni di vita da migliorare; l’Africa la metterà di fronte all’uomo che credeva di amare e a quello che al contrario ha odiato fin dal primo incontro, sfidandola a capire oltre ogni dubbio chi sia il compagno col quale percorrere il resto della vita.

Nonostante “Vento dell’Est” sia fuori catalogo da parecchi anni, ho scelto di parlarne sul blog perché è un libro che ho apprezzato tantissimo, un ottimo romanzo storico capace di intessere appassionanti vicende di fantasia ad eventi realmente accaduti, il tutto con uno stile fluido e di grande potenza evocativa.

Potrei scrivere centinaia di righe su questo capolavoro e resterebbero ancora molte cose non dette, quindi ho deciso di focalizzarmi solo su un paio di aspetti che a mio parere caratterizzano particolarmente il romanzo. Il primo è l’indubbia capacità della Kaye di descrivere efficacemente la realtà di cui tratta. Non solo la sua abilità descrittiva è davvero straordinaria, al punto da rendere quasi percepibile il profumo dei chiodi di garofano dell’isola di Zanzibar o il tubare delle colombe, così come gli stretti vicoli cittadini o le stanze ariose della Casa dei Delfini, ma anche l’ambientazione e il substrato storico sono credibilissimi. L’autrice è vissuta per un certo periodo a Zanzibar e si percepisce in effetti che scrive di qualcosa sperimentato in prima persona (anche se quasi un centinaio di anni più tardi); analogamente le vicende narrate si dipanano seguendo gli avvenimenti storici del tempo, anche se (come spiega in una nota l’autrice stessa) questi sono stati da lei condensati in un minore arco di tempo per motivi letterari.

Un altro aspetto che rende notevole “Vento dell’Est” è l’approfondita e ben condotta caratterizzazione dei personaggi, siano essi protagonisti o comprimari, figure di fantasia o altre realmente esistite. Hero è, sul versante femminile, l’indiscussa dominatrice della scena anche se molte altre donne le fanno da contorno; la giovane appare testarda, rigida, bigotta nella sua ferrea convinzione che l’Oriente debba essere civilizzato da persone come lei (ovvero occidentali che conoscono i benefici del progresso, dell’istruzione e del rispetto delle leggi). Nella prima parte del libro la Kaye ce la presenta come una sorta di suffragetta ante litteram che invece di manifestare per l’uguaglianza fra i sessi mette in opera tutta se stessa per migliorare le condizioni della popolazione sull’isola. Ma Hero non resta fossilizzata in questa caricatura moralista e vittoriana della donna perché fin dai primi capitoli la Kaye la fa scontrare con un uomo che rappresenta tutto ciò che lei detesta, un pirata inglese che adotta i costumi arabi e rinnega le sue radici, che commercia in schiavi e tiene in casa propria come mantenuta una squisita fanciulla che aveva comprato anni prima per un pugno di monete.

Non posso dire che, almeno inizialmente, Hero sia una figura che ispira simpatia ma, viste le disavventure che affronterà, suscita quantomeno indulgenza; inoltre il suo percorso di crescita è costante, coerente col personaggio e con la realtà dell’epoca, mai anacronistico. La nostra eroina – di nome e di fatto più che mai – ama buttarsi a corpo morto nelle cause che hanno catturato la sua attenzione, ma pian piano si renderà conto di aver fatto più male che bene perché non conosceva abbastanza la realtà su cui voleva esercitare dei cambiamenti, o perché si era fidata dell’apparenza e questa spesso inganna. Hero scoprirà pian piano di aver sbagliato non solo nel giudicare l’Oriente rispetto all’Occidente, ma anche nel valutare quali siano le caratteristiche e le inclinazioni dell’uomo da sposare … perché credersi superiore la porterà a commettere tremendi errori anche in campo sentimentale.

Una veduta moderna della capitale di Zanzibar.
Una veduta moderna della capitale di Zanzibar.

A controbilanciare questa cocciuta, determinata protagonista ci sono ben due figure maschili di notevole peso nel romanzo: Clayton, il fidanzato di lunga data che Hero va a raggiungere nella lontana Zanzibar illudendosi che al suo fianco si avvererà la profezia udita da bambina, e Rory, il negriero che vende armi e schiavi senza vergogna, che ha una figlia illegittima e mezzo-sangue del cui avvenire non pare curarsi, che non sembra avere alcuna idea di cosa siano l’onore e l’educazione. Non ci sono reali dubbi sul fatto che prima della conclusione del libro Clayton verrà soppiantato da Rory negli affetti di Hero, ma la Kaye è abilissima nel dipingere due tipi d’uomo complessi, diversi da quanto l’apparenza lascia intuire, segnati ciascuno a modo suo dal proprio passato e dalle proprie aspirazioni. Ed anche loro, proprio come Hero, prima della conclusione impareranno che tutti sono responsabili delle proprie azioni e devono sopportarne le conseguenze.

Rory è probabilmente uno dei protagonisti di romance che meno incarna l’ideale dell’eroe; non solo è lontanissimo dallo stereotipo del principe azzurro, ma non è neppure il “bello e dannato” che si incontra spesso in ambito letterario. Già, perché quest’uomo non si limita ad avere una fama di malvagità esagerata: lui in schiavi commercia davvero, vende armi a chi le paga bene, ha i suoi intrallazzi con il sultano di Zanzibar e con i pirati delle feluche. E come se tutto ciò non fosse abbastanza, poco dopo la metà circa del romanzo compie un gesto irreparabile, qualcosa che in un libro d’amore ci si aspetta dal cattivo più che dall’eroe, un’azione che pur senza venir descritta nei particolari ma lasciata soltanto intuire genera un moto improvviso di disgusto e stupore.

Non voglio entrare troppo nel dettaglio perché quell’evento è, in un certo senso, il motore di tutta la seconda parte della narrazione e non desidero togliere la sorpresa a chi non avesse letto il libro. Sicuramente Rory ha un comportamento sconsiderato, del quale è comprensibile la motivazione ma non scusabile la messa in atto effettiva, si lascia andare in un modo che risulta difficile capire e perdonare. Eppure quello che fa è coerente con il personaggio e personalmente non l’ho trovato così intollerabile, perché è proprio il suo comportamento durante l’attacco dei pirati a far evolvere davvero il personaggio. L’attrazione per Hero era già nata ma è da questo punto in poi che diventa evidente, anche perché – a dispetto delle disincantate parole con cui afferma di non rimpiangere ciò che ha fatto – a mio parere un certo senso di colpa Rory lo prova ed è questo sentimento a spingerlo in una direzione diversa. Quello che prima era un avventuriero scaltro, cinico e senza troppi scrupoli (ancorché affascinante perché colto, ironico, mai ipocrita) lentamente diventa un uomo diverso. Un uomo disposto a darla vinta ad una donna – che non ha apparenti ragioni per essergli affezionata, anzi – fino al punto da trasformare la propria casa in un rifugio per i bambini resi orfani dal colera.

Vento dell’Est” non è, a mio parere, un romanzo leggero: pur senza soffermarvisi con macabra insistenza la Kaye introduce in esso temi importanti come il commercio degli schiavi, il concubinaggio, la guerra, il rapimento e lo stupro, il fratricidio. Anche il linguaggio in alcune situazioni si fa – compatibilmente con l’epoca a cui risale l’opera (ovvero il 1963) – più crudo di quanto non avviene usualmente nei romance.

Alcune edizioni in lingua inglese, fra cui quella da cui è ripresa anche la copertina della mia traduzione in italiano
Alcune edizioni in lingua inglese, fra cui quella da cui è ripresa anche la copertina della mia traduzione in italiano

Eppure è un romanzo che, dai sedici-diciotto anni d’età, consiglierei a chiunque: una storia travolgente di amore, gelosia, vendetta, dolori e gioie, tradimenti e congiure, malattie, coraggio e senso del dovere. A ben guardare forse non è neppure corretto catalogare “Vento dell’Est” fra i romance, perché la trama romantica non è certo quella con il maggior peso nell’economia complessiva del libro, tuttavia è un libro contemporaneamente realistico e fantasioso, dove nulla è solo bianco o solo nero e dove la storia d’amore – per quanto non preponderante – ha uno spessore notevole.

Poiché il libro è attualmente reperibile solo nel mercato dell’usato, potrebbe capitare di imbattersi in una copia un po’ ingiallita o con qualche orecchia sugli angoli delle pagine: nonostante l’aspetto poco accattivante del volume ogni lettore, già nei primi capitoli, troverà facile sprofondare in questa storia eccezionalmente viva, intrigante, ricca di pathos.

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29 risposte a "“Vento dell’Est” di M. M. Kaye – Recensione"

  1. Salve Daniela, ho letto con interesse la sua recensione del libro perché dovevo decidere se leggere Vento dell’est, oppure Rien va di Tommaso Landolfi, beh sicuramente leggerò Vento dell’est, questi 2 libri mi furono dati da mia zia più di 20 anni fa e non li ho mai aperti neppure per vedere la grandezza dei caratteri di stampa usati.
    Spero di rimanere coinvolto anch’io tra le avventure disavventure della protagonista.
    La saluto e grazie del tempo che ha dedicato, sia a scrivere questa lunga recensione e sia a leggere questo commento.

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    1. Buonasera Emanuele e benvenuto, sono felice che le mie recensioni possano indirizzare altre persone aiutandole a decidere se dedicare o meno del tempo ad un libro. Personalmente non posso che consigliare la lettura di “Vento dell’est”, come di certo si capisce già dal mio post. Sono convinta che sia una storia articolata, a tutto tondo, ricca di avventure ma anche tocchi storici autentici e bei dialoghi. Mi farebbe sapere conoscere la sua opinione del romanzo dopo che l’avrà letto, se se la sente torni sul blog per condividere il suo giudizio!

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      1. Dopo le prime 130 pagine posso dire che è una lettura scorrevole e che ti coinvolge a tal punto da non fermarti, perché vuoi sapere cosa succederà nella pagina seguente.
        Facendo ricerche sull’autrice ho appreso che molti fatti sono realmente accaduti, e che la famiglia reale è realmente esistita, e che una delle sorelle del sultano ha scritto pure un libro intitolato “memorie di una principessa araba” scritto da Emily Ruete al tempo Salme Sayida che descrive alcuni di questi avvenimenti perché li ha vissuti personalmente..
        Credo che al termine di questo libro cercherò di trovare una copia dell’altro da me citato.
        Grazie

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      2. Sì, è vero, nella mia copia di “Vento dell’Est” è in effetti riportata una breve prefazione dell’autrice che spiega di aver condensato per motivi di ritmo fatti accaduti nell’arco di parecchi anni, ma comunque reali. Anch’io ricordo che a suo tempo avevo cercato il volume autobiografico di Salme, ma ero riuscita ad individuarne solo delle edizioni in inglese e così avevo lasciato perdere …
        In ogni caso sono davvero contenta che il libro le stia piacendo!

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      3. Salve ho appena terminato la lettura di questo libro, posso dire che l’ho trovato abbastanza scorrevole ed entusiasmante, l’unica pecca che ho riscontrato è il fatto che dedicare soltanto le ultime 20 pagine a questo amore definito impossibile mi è sembrato pochino, cioè dopo 540 pagine si parla di tutto tranne di loro 2 e dei sentimenti reciproci.
        Comunque un finale a sorpresa, si promettono di volersi bene e di voler partire insieme in fretta e furia.
        Diciamo che ho rimpianto di aver tenuto per 25 anni questo libro nello scaffale senza mai averlo aperto, perché dalla copertina mi sembrava una specie di harmony destinato ad un pubblico femminile, considerando che mi era stato dato da mia zia dopo che lo aveva letto.
        Le auguro buona serata Daniela e spero di trovare il famoso Memorie di una principessa araba.

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      4. Buongiorno Emanuele, mi fa piacere che sia tornato a lasciare un parere sul libro a lettura conclusa.
        Che il finale sia un po’ scarno a paragone della mole complessiva del volume è un tratto caratteristico bene o male di tutti i romance: una volta che la coppia è ricongiunta e felice non se ne parla praticamente più, quello a cui si è dedicato spazio è stato il “prima” (di solito contrastato e tormentato). Certo ammetto che in “Vento dell’Est” il peso romantico non è mai preponderante, per quasi metà del libro i protagonisti di incontrano o scontrano per motivi che poco hanno a che fare con l’amore. A mio parere la Kaye lascia intuire i loro sentimenti più che approfondirli esplicitamente, partendo dal burrascoso primo incontro a largo delle Comore fino alla conclusione – improvvisa come lo era stato il rapimento di Hero e come è quasi sempre il modo di agire di Rory. Sono comunque contenta che il libro complessivamente le sia piaciuto e le auguro di trovare nei canali dell’usato “Memorie di una principessa araba”.

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  2. Ho notato che spesso i romanzi più belli e le saghe più ricche di particolari finiscono in modo frettoloso e senza quella ricchezza di parole a cui ci aveva abituato l’autore . . . letto bene 3 volte questo è uno di quei libri in cui mi commuovo anche sapendo come va avanti! 🙂
    Anch’io come la zia di Emanuele l’ho passato a mia figlia, che l’ha disdegnato e l’ha portato in Biblioteca, salvo poi (dopo qualche anno) ricomprarne una copia al mercatino per leggerselo! )
    Comunque l’atteggiamento di Emanuele mi ricorda quello di mio Figlio, con un altro libro di un certo “spessore” sia come storia che come pagine: “Shogun”, quando gliel’ho consigliato non mi ha ascoltato, dichiarando che non leggeva “romanzetti”, salvo poi, dopo 4 anni, lamentarsi con me che avrei dovuto insistere a farglielo leggere. Siccome il libro era una prima edizione e l’avevano letto tutti i miei fratelli, mio padre e più volte io, s’è comprato una copia solo per lui e da allora, l’ha letto una volta all’anno . . . trovandoci qualcosa di nuovo e interessante a ogni lettura! 🙂

    Ciao a tutti, Fior

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    1. Benvenuta Fior e grazie per aver condiviso la tua esperienza con un commento!
      Io per ora ho soprattutto vissuto l’esperienza dalla parte della figlia, e sono felice di dire che ascoltavo praticamente tutti i consigli datomi dai miei genitori in ambito narrativo, il che mi ha portato a scoprire opere splendide fra cui anche questa. In realtà mia madre mi aveva consigliato “L’ombra della luna” sempre della Kaye (se non lo hai letto il mio suggerimento è di cercarlo, a mio parere è ancora più bello di “Vento dell’Est“) ma a me piacque talmente che subito dopo cercai tutti i romanzi della scrittrice …
      Come madre dispensatrice di consigli ho ancora soprattutto esperienze solo di narrativa per l’infanzia (i miei bambini hanno 10 e 7 anni soltanto) ma devo dire che promettono bene perché sembrano interessati a quello di cui io parlo. Per esempio durante l’ultima vacanza per intrattenerli durante uno spostamento in auto un po’ lungo iniziai – su loro richiesta – a raccontare la trama di Appuntamento con l’oro” di Alistair MacLean: li lasciò a tal punto col fiato sospeso che quando rivelai di aver raccontato un libro il grande mi disse che terminata la saga di Harry Potter avrebbe voluto leggerlo anche lui. Ora è al Principe Mezzosangue, quindi a breve dovrei scoprire se manterrà la promessa. 🙂

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      1. Buon Giorno,
        Quello che consigli mi manca, della MMKaye ho letto (anni fa) “Padiglioni Lontani” e di Alistair MacLean li ho leti quasi tutti (a partire dall’adolescenza) . . . sono una lettrice onnivora e compulsiva. Con l’età che, a volte, mi tiene sveglia durante la notte, e con l’arrivo degli e-book, sto esagerando . . . 😉
        Buona lettura con i tuoi figli! Trovo che la cosa più bella (sia da figlie che da madre, ma in generale, direi) è poter discutere dei vari libri letti, ognuno secondo il proprio punto di vista, il proprio personaggio preferito e quello in cui si riconosce . . . 😉

        Tanti saluti, Fior, che in giornata vede di scoprire gli altri post e altri libri che abbiamo in comune! 😀

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      2. Anche io lessi anni fa Padiglioni lontani, ma personalmente ho trovato più appassionante L’ombra della luna. Lo sfondo è molto simile (anche se Padiglioni Lontani è ambientato anni dopo), così come è simile l’intreccio fra vicende personali e storia reale indiana, però trovo che Padiglioni lontani sia più un affresco d’epoca e L’ombra della luna il racconto dei protagonisti. Sinceramente te lo consiglio, se ti piace la Kaye sono certa che lo apprezzerai.
        A me piacciono molto anche i volumi giallo-rosa della serie “Death in” (ho parlato di recente di Morte a Berlino, per dire).

        Comunque concordo sulla bellezza del confrontarsi, sia per scoprire nuovi spunti di lettura che per osservare un libro da altre angolazioni. E’ proprio uno dei motivi per cui ho deciso di scrivere un blog con le mie recensioni!
        Spero che troverai altri post interessanti e molte letture in comune 🙂

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    2. Salve Fior grazie per aver letto i miei commenti, suo figlio magari dopo qualche anno ci ha ripensato, ma io ci ho messo 25 anni per aprirlo, purtroppo mi lasciavo influenzare dalla copertina che lo faceva sembrare un romanzo harmony, con quella ragazza sdraiata in spiaggia in posa da sirena e il suo lui alle spalle, forse per tanti anni non avevo mai notato che dietro di loro ci fossero 2 schiavi incatenati in ginocchio, quel particolare mi ha dato l’input che forse il libro fosse incentrato in un contesto storico ben preciso…
      Comunque pieno di colpi di scena e ripeto finale un po scarno, solo 20 pagine su 540 dedicate all’amore tra i 2 protagonisti.

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      1. Buongiorno Emanuele, per curiosità sono andata a ricercare online la copertina a cui allude e credo di averla trovata:

        se è la prima a sinistra effettivamente l’idea che veicola è quella di una storia d’amore un po’ dozzinale, tutta giocata sull’attrazione fisica (il che è lontanissimo dallo sviluppo effettivo della storia). Io lessi il libro tanti anni fa prendendolo in prestito dalla biblioteca in un’edizione che aveva la copertina mostrata al centro, secondo me davvero ben calibrata rispetto alle vicende narrate, e anni dopo riuscii a comprare la mia copia che è illustrata con l’ultima copertina a destra, forse non molto calzante ma sempre meglio di quella che possiede lei.

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    1. Direi che allora la tua copertina è questa:

      ps: in effetti non so bene nemmeno io come mettere le immagini da commentatore (bisogna indicare il tag html con il sorgente dell’immagine stessa), per me è più facile perché come amministratore del sito ho delle funzionalità extra 🙂

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    1. Fior, tuo figlio (che però immagino di qualche anno maggiore) mi ricorda tantissimo il mio, che di fronte ai baci narrativi o cinematografici esclama quasi sempre “che schifo”. Al momento lui sta leggendo la saga di Harry Potter e gli abbiamo consigliato-imposto per ogni volume di terminare il libro prima di vedere la pellicola corrispondente: giusto lo scorso week-end ha visto Il Principe Mezzosangue e il suo primo commento è stato “ma cosa ne hanno fatto degli horcrux? perché non hanno parlato di quelli e solo dei ragazzi che si mettono insieme?”
      🙂

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      1. Ho letto tutti i libri pubblicati fin ora della saga di Claire Randall “Outlander” della Gabaldon, ne hanno tratto già 3 stagioni (circa una per libro) e ogni volta che ho guardato un episodio ho reagito come tuo figlio . . . mi sono accorta col film tratto dal libro “Lo squalo” che i film stravolgono i libri (per non parlare dell’ultimo film su “Anna Karenina” dove aspettavo con ansia che si buttasse sotto il treno per poter uscire dalla sala! 🙂

        Ciao . . . altrimenti non faccio niente in casa e quando torna la FigliaGrande mi sgrida come una suocera! 😀

        Ciao, Fior

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      2. La trasposizione in film dei libri secondo me è molto delicata e quasi sempre deludente. Soprattutto quando registi e sceneggiatori vogliono “attualizzare” l’opera oppure catturare soprattutto una determinata fascia di pubblico. L’ho già scritto qui sul blog, in risposta ad un commento di una lettrice, ma non ricordo più quale fosse il tema del post e quindi lo riscrivo anche qui … io ho conosciuto Orgoglio e pregiudizio vedendone la riduzione cinematografica anni ’40 con Laurence Olivier e Greer Garson. Era piena di “libertà” (abiti con gonfie crinoline invece delle tunichette stile Reggenza, il cugino Collins tramutato da ecclesiastico in bibliotecario, nessuna vacanza di Elizabeth con gli zii) e quindi indiscutibilmente criticabile. Eppure a suo modo molto più fedele di altre trasposizioni più moderne che cercano di mettere passione e sensualità in una storia che era tutta dialoghi ed emozioni …

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    2. Fior adesso vi farò ridere un po ad entrambe, dopo aver completato la lettura di Vento dell’est ad ottobre 2017 ho cominciato a provare un certo fascino per libri a carattere amoroso diciamo, cosi ho comprato un romanzo rosa destinato a lettrici più che a lettori, il titolo è “Giuda baciava da dio” di Maira Papathanassopoulou e dopo averlo letto diciamo che si è rafforzato ancor di più quel fascino provato per questo genere di lettura, tanto che, dopo quello ho comprato “uomini maledetti bugiardi” di Niamh Greene e apoena terminato quello ho preso “le brave ragazze non lo fanno” di Victoria Dahl attualmente in lettura…
      Non avrei mai pensato che potesse piacermi questo genere di lettura ma d’altronde se non provi non puoi mai sapere cosa ti piace e cosa non ti piace

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      1. Confesso che questi titoli e autori non li conosco, quindi nello specifico non posso pronunciarmi. Ma secondo me una storia d’amore ben raccontata (quindi no sdolcinata o troppo hot) può piacere tanto agli uomini quanto alle donne. A volte è persino opera di un autore e non di una scrittrice, mi viene in mente il bellissimo “Mille boccioli di primavera” firmato dallo stesso scrittore famoso per aver dato vita al mascolino ispettore Tibbs.

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    1. Decisamente quella mi pare una delle peggiori copertine che si potessero immaginare per un romanzo che è “rosa” solo marginalmente. Credo (ad occhio e per esperienza con altri titoli) che si trattasse di un’edizione Club degli Editori … negli anni passati traducevano/pubblicavano molto che magari non si trovava con case editrici come Mondadori Garzanti o Rizzoli, ma spesso si prendevano qualche libertà. Anche solo a livello di copertina.

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  3. Mio padre, che ha ben 88 anni, spesso ha letto dei romanzi “romantici”, certo, non quelli Harmony, nemmeno i “Romanzi Mondadori”. Ma alcuni (come la già nominata “Outlander, la saga di Claire Randall”) anche se hanno una storia d’amore come “scusa” hanno una buona trama come contorno e una buona ricerca storica che completa il tutto. 🙂

    Ciao, Fior

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    1. Scusa Fior, non avevo visto la tua risposta e ho scritto più o meno lo stesso nel mio ultimo commento … 🙂
      Uscendo un po’ dall’argomento … ma quindi tu la saga della Gabaldon la consiglieresti? Io ho ricevuto commenti un po’ contrastanti, di solito mi veniva detto che non è brutta ma troppo prolissa e che la parte amorosa viene troppo esasperata, nel senso che – forse per compensare tutto il contorno non romantico – alcune scene sembrano ficcate un po’ a forza nella storia. Io finora non mi sono ancora decisa a provare!

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  4. Daniela su questa saga i pareri sono contrastanti . . . chi me l’ha fatto conoscere regalandomi il primo libro della serie, mi ha detto che dopo il terzo ha smesso per troppo affollamento dei personaggi. Quella che invece mi ha messo in guardia dal leggerli perché creano dipendenza, li ha letti 5 volte e almeno una volta all’anno se ne va in Scozia per un giro sulle tracce dei set . . . 😀

    Se vuoi il parere da “recensione” la saga di Outlander è un grasso grosso papocchio. Con situazioni che sembrano ripetersi, con particolari particolareggiati, con spiegazioni prolisse e scene di sesso spinto (che ho saltato anche alla prima lettura), con errori di traduzione da far rizzare i capelli (“sembri la sua fotocopia” sich!) e con tempi di attesa troppo lunghi tra un libro e l’altro (fortunatamente io l’ho conosciuta quando in Italia erano già stati pubblicati tutti quelli usciti fin ora), con racconti di una giornata che sono raccontati con così tante parole che ci vogliono almeno tre giorni per leggerle. Per non parlare della descrizione delle battaglie . . . che puoi seguire con la cartina alla mano! 🙂

    Se vuoi il parere da lettrice appassionata . . . li sto rileggendo, perché malgrado tutti difetti è una storia che ti prende, che, malgrado le parti un po’ più “noiose”, vuoi sapere “cosa succede adesso?”. Perché spesso le spiegazioni prolisse servono per inquadrare meglio la situazione in cui si trovano ad agire i personaggi (come in tutte le saghe, può succedere che qualcuno ci “inciampi” partendo da un qualsiasi dei vari libri, per cui ogni libro deve essere sia autoconclusivo, sia esplicativo). Perché in ogni libro ci sono cose nuove da imparare e perché i vari colpi di scena a volte sono persino buffi, insomma una giusta miscela . . . 😉

    Nello specifico della “parte amorosa” . . . tenendo conto che si conoscono tra i 25 e 30 anni e si ritrovano dopo altri 20 di lontananza, che sono sposati, sani e stanno insieme quasi tutto il giorno in mezzo a metà della parentela, non mi pare che sia così strano che, appena possono “si appartino” . . . 😉

    Non ti voglio convincere a entrare nel gruppo delle Fans sfegatate, quelle che “sbavano” letteralmente sia per il personaggio di Jamie che per l’attore che lo interpreta, ma una lettura (anche a spizzichi e bocconi) al primo libro la farei! Poi fammi sapere! 🙂

    Ciao Fior(di cactus) ❤

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    1. Ciao Fior, scusa se ti rispondo solo ora ma i giorni scorsi non sono stata bene. Quello che hai scritto su Outlander paradossalmente mi rende sempre più insicura sul fatto che la saga possa fare al caso mio. Primo proprio perché è una saga e al momento mi sento più propensa a leggere volumi autonomi, in cui la storia si esaurisce con la conclusione del libro. Secondo (ma più decisivo) perché non mi convince la prolissità esagerata di cui parli non solo tu ma praticamente tutti quelli da cui ho ricevuto un parere sulle opere della Gabaldon. Va bene creare l’atmosfera, va bene la veridicità storica, va bene tutto ma seguire le battaglie piantina alla mano proprio no 🙂
      Comunque non mi sento nemmeno di escludere del tutto una lettura perché l’idea del viaggio nel tempo mi attira … chissà, magari riuscirò a far entrare almeno il primo volume nelle mie letture estive. Giusto per togliermi finalmente il dubbio se sia una storia che mi piace o meno.

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      1. Mio padre non era granché interessato alla saga della Gabaldon (“libri da donne”), poi ha subito un ricovero piuttosto lungo in ospedale e la pazienza era poca, finiti i gialli, finiti gli spy, poco tempo per girare per negozi e pochi soldi, ho preso i primi due e li ho messi sul comodino . . . si è messo tranquillo e li ha letti tutti, parte all’ospedale e parte a casa. 😉

        Due simpatiche storie sui “viaggi nel tempo” (oltre al più famoso “Timeline”) che ho letto, sono: “L’uomo dei miei sogni” (https://www.amazon.it/Luomo-dei-miei-sogni-Romanzi-ebook/dp/B00E4ZZIPE) anche se la scrittrice ha scritto parecchi libri dove i protagonisti sono tutti della famiglia “Montgomery. io l’ho letto nell’edizione “Euroclub”! 🙂
        L’altro è gli altri . . . non so se li hai già trattati, sono indicati come “letteratura per ragazzi” anche se io e altri li abbiamo simpatici, documentati e ben scritti, sto parlando della saga di Hyperversum (http://www.ceciliarandall.it/hyperversum-saga/)! 😉

        Ciao, Fior

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      2. Ciao Fior, secondo me spesso gli uomini partono un po’ prevenuti verso le “storie da donne”, ma spesso si tratta di romanzi che in realtà sono gradevolissimi per maschi e femmine indifferentemente.
        Non conosco i titoli che citi, mi prendo un po’ di tempo per curiosare online e poi ti risponderò meglio.

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