“Il segreto di Chimneys” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: The Secret of Chimneys]

Il mio giudizio in breve:

Piacevole libro di spionaggio tinto di rosa dove un indiziato chiave è troppo simpatico e aitante per poterlo realmente annoverare fra i sospettati. Nel complesso interessante storia che si sviluppa con coerenza e stile avvincente anche se non si può considerare un classico del romanzo investigativo quanto piuttosto un ben riuscito incrocio fra una commedia misteriosa e un thriller divertente.

Copertina della più recente edizione italiana
Copertina della più recente edizione italiana

 

Inizio la recensione con una considerazione che avrebbe anche potuto essere la chiusura del post: questo libro – che sicuramente non è fra i migliori della Christie – è di difficile catalogazione. Potremmo considerarlo un giallo, in quanto un mistero da risolvere è cruciale per la trama, ma pure un romanzo di spionaggio (oltre all’omicidio abbiamo ricatti e intrighi internazionali) che viene ulteriormente movimentato da scambi di identità, sotterfugi diplomatici ed accentuati tocchi di romanticismo. Il prodotto finale è, a mio avviso, un’opera che pur senza essere assolutamente la classica storia investigativa di deduzione (Poirot e miss Marple sono tutt’altra cosa) risulta piacevolissima da leggere, soprattutto nell’ottica di svagare la mente con un romanzo divertente e poco impegnativo.

Le vicende narrate prendono l’avvio in Africa, con l’incontro casuale di due vecchi amici i quali, avvantaggiati dal fatto di somigliarsi (almeno superficialmente), decidono che uno dei due impersonerà l’altro per un breve periodo. L’impostore, Anthony Cade, raggiunge dunque l’Inghilterra al posto dell’amico Jimmy, per conto del quale deve consegnare un manoscritto di memorie e restituire un pacchetto di lettere. Proprio in seguito alla sua falsa identità e alle commissioni che si è impegnato a portare a termine, Anthony Cade viene presto travolto in un groviglio di intrighi che hanno il loro cuore in una delle più famose magioni inglesi, Chimneys, dimora avita del marchese di Caterham.

Quello che più mi ha colpita prima ancora di terminare la lettura del libro è stato osservare come i personaggi siano magnificamente sviluppati a partire dai più classici stereotipi britannici: Anthony Cade, il protagonista maschile, è apparentemente indolente ma si rivela al contrario virile, imperturbabile, intelligente; la bella Virginia Revel, l’eroina, viene presentata inizialmente come mondana ed egocentrica ma risulta invece forte, coraggiosa, dotata di una personalità misteriosa e magnetica. Notevole poi l’impassibile sovrintendente Battle, qui alla sua prima apparizione (diventerà uno dei detective ricorrenti della scrittrice, pur senza raggiungere la notorietà di Poirot e miss Marple) che oltre a distinguersi per il suo intuito fine e quasi infallibile sviluppa con Anthony un rapporto per certi versi intrigante quanto quello fra Holmes e Watson.

Anche le altre figure ricalcano alla perfezione gli stereotipi dell’epoca (il romanzo risale alla metà degli anni ’20): George Lomax, il funzionario serioso le cui buone intenzioni sono frenate dal suo pedissequo rispetto delle procedure; Bill Eversleigh, lo sfortunato gentiluomo irrimediabilmente infatuato di una signora che lo vuole solo come amico; il marchese di Caterham, ridicolmente pomposo; sinistri servitori contrapposti ad un maggiordomo impeccabile; un odioso finanziere che fa il paio con gli esecrabili politicanti; un intero esercito di stranieri intenti a perseguire i loro obiettivi politici con qualsiasi mezzo.

Quella narrata ne “Il segreto di Chimneys” è sicuramente una storia di mistero, ma la Christie ne parla come di un mistero che non va preso troppo sul serio, quasi che fosse piuttosto una farsa o una commedia degli equivoci. In un certo senso la vicenda è un classico d’epoca – con nefasti e nefandi segreti legati all’immaginaria nazione balcanica della Herzoslovakia, gli stranieri d’aspetto inquietante, una bella eroina, un eroe virile – ma è al contempo un classico dell’autrice con la presenza di un cadavere misterioso, un numeroso cast di sospettati, una trama che in certi punti si fa contorta, la più tradizionale delle ambientazioni possibili in una signorile dimora di campagna. Eppure con il suo intrigo politico-diplomatico e i giovani festaioli, “Il segreto di Chimneys” ha più in comune con i romanzi popolari degli anni Venti che con le usuali opere finemente deduttive della Christie.

Copertina della prima edizione inglese del romanzo, risalente al 1925
Copertina della prima edizione inglese del romanzo, risalente al 1925

Se il libro fosse stato scritto nel 1890, invece che 25 anni dopo, potremmo realmente considerarlo come un classico nel suo genere; credo sia invece meglio considerarlo come una sorta di curiosità culturale. Gli inglesi della generazione e della classe sociale di Agatha Christie tendevano a conservare una mentalità in cui il senso di superiorità nazionale e razziale era spesso centrale e “Il segreto di Chimneys” ci mostra in effetti l’autrice in una fase acutamente xenofoba, prevenuta (solo per citare i casi più evidenti) verso gli ebrei e quelle problematiche popolazioni balcaniche responsabili di aver scatenato il primo conflitto mondiale. D’altra parte questa visione razzista è così apertamente mostrata, quasi esagerata, da far venire il sospetto che l’autrice ne stesse costruendo una satira, più che condividerla.

In ogni caso io ho giudicato questo libro una lettura divertente, soprattutto perché la maggior parte dei dialoghi è fresca e divertente, ed alcuni caratteri sviluppati con grande acutezza e spirito (l’ansioso lord Caterham per esempio o l’affascinante Virginia Revel). La trama è spesso confusa, sicuramente improbabile, ma il ritmo è vivace e la narrazione sempre condotta con brio e stile. Io ritengo che solo una completa sospensione dell’incredulità permetta di godere al meglio di queste intricate vicende dove c’è davvero tutto, compresi passaggi segreti, un corpo in un baule, spari notturni. In definitiva, la trama spesso assurda ha in sé un fascino bizzarro: non si può fare a meno di chiedersi cosa l’avventata scrittrice introdurrà al prossimo capitolo.

I thriller non sono sicuramente il punto di forza di Agatha Christie, che in questo libro ha dato sfogo al suo amore per la società segrete volte al ribaltamento del governo ma attenuandolo con intrighi incredibili e umanizzandolo con personaggi ben delineati e frequenti tocchi comici. Ne è risultata un’opera con una trama degna di un’opera buffa, dove travestimenti, romanticismo e umorismo stemperano la componente investigativa finendo per costituire una lettura adatta per un piovoso week-end o una giornata in spiaggia.

Questo è in definitiva un libro che consiglierei soprattutto agli appassionati lettori della Christie, quelli che avendo già apprezzato le opere più famose sono incuriositi dai titoli meno noti (e forse anche meno riusciti) della scrittrice. Ai neofiti interessati ad un romanzo ambientato nello stesso periodo e tendente più allo spionaggio che alla detective story, mi sento di raccomandare piuttosto “Avversario segreto“, che offre una trama analogamente contorta e spesso ridicola, ma lo fa con maggiore umorismo, spirito e personaggi più memorabili.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccola

 

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