“Cappuccetto Verde”, “Cappuccetto Giallo” e “Cappuccetto Bianco” di Bruno Munari – Presentazione

Nel post di oggi voglio parlare di tre libri simili non solo perché opera dello stesso autore, ma anche per l’idea stessa che sta alla loro base: una rivisitazione della celebre fiaba di Cappuccetto Rosso. Bruno Munari, artista milanese nato nel 1907 e morto nel 1998 che fu nella sua lunga carriera anche esponente del futurismo, scelse di dare la propria versione della storia cambiando il colore della mantellina della protagonista, e con essa tutto ciò che intorno alla bambina si muove: verdi, gialli e bianchi saranno infatti non solo il cappuccio ma anche il cestino della bimba, i cibi che porta alla nonna, il paesaggio stesso nel quale il suo cammino la conduce.

Le tre copertine di "Cappuccetto Verde", "Cappuccetto Giallo" e "Cappuccetto Bianco"
Le tre copertine di “Cappuccetto Verde”, “Cappuccetto Giallo” e “Cappuccetto Bianco”

I tre volumi hanno goduto negli anni di varie riedizioni (i primi volumi risalgono all’inizio degli anni ’70); io faccio riferimento a quelli che credo più facilmente reperibili attualmente, ovvero le copie pubblicate dalla casa editrice Corraini nel 2010, 2011 e 2014. So che è stato stampato anche un volume “unificato”, che contiene anche una versione blu della storia, col titolo “Cappuccetto Rosso, Verde, Giallo, Blu e Bianco” ma non avendolo mai visto non so quanto possa differire dalle altre edizioni.

Cappuccetto Verde” è la prima storia scritta da Munari nel lontano 1972: una bambina che ama indossare un cappuccio di foglie (lo adora al punto che lo toglie solo per dormire!) deve portare alla nonna un cestino con menta, prezzemolo e insalata. Per giungere dalla nonna la piccola deve attraversare un folto bosco, nel quale una grande roccia scura si rivela essere un terribile e spaventoso lupo. Spaventata la bambina scappa a casa della nonna, salvandosi temporaneamente, ed al momento di attraversare nuovamente la foresta per tornare dai genitori sarà soccorsa dai suoi amici – verdi come lei, una cavalletta, una tartaruga e una rana.

La storia è lineare, descrittiva, ma grazie alle sue assonanze con la versione più tradizionale della fiaba riesce a mantenere sempre viva l’attenzione del lettore. Si nota con divertimento questa sovrabbondanza di verde, quasi onnipresente, e non si può non esultare quando – finalmente – sarà l’amicizia e non un oscuro cacciatore a salvare la nostra protagonista.

Un esempio di pagine interne di "Cappuccetto Verde"
Un esempio di pagine interne di “Cappuccetto Verde”

Le illustrazioni sono un complemento perfetto al testo: il verde del bosco sembra chiudersi opprimente sulla bambina e trasudare umidità, le foglie sono una diversa dall’altra (lunghe, strette, appuntite, morbide e dure), accomunate proprio solo dal loro colore. La tavola che raffigura il lupo è paurosa al punto giusto, quella in cui le rane saltano ad aggredire il minaccioso animale è al contrario dissacratoria, vivificante, divertente.

Cappuccetto Giallo“, che risale anch’essa al 1972, è dominata come prevedibile dal colore dell’oro e sposta la sua ambientazione in città. Una bambina con un bel mantello del giallo più splendido (non limone, non zucca, morbido come le piume dei canarini) deve portare alla nonna un cestino contenente pompelmi, limoni e olio del Garda. Per farlo questa volta la protagonista dovrà attraversare non il bosco ma la città, che può rivelarsi – con gli alti edifici uno attaccato all’altro, il traffico rumoroso e rombante, il vociare impersonale della folla – una giungla selvaggia tanto se non di più rispetto a quella partorita dalla natura. Anche in questo caso saranno gli amici (dei canarini) a salvare la bambina dal lupo.

Graficamente il libro riprende lo stile del precedente ma in qualche modo con minor forza: la città è più grigia che gialla, il colore si presenta in macchie che non permeano l’ambiente come accadeva col verde del bosco ma puntano piuttosto il dito su questo o quel particolare. Particolare, ma ovviamente legata alla scelta di una giungla metropolitana, la scelta di rappresentare il lupo non come un animale ma come un sorridente uomo a bordo della sua bella automobile.

Esempio di pagine interne del volume "Cappuccetto Giallo"
Esempio di pagine interne del volume “Cappuccetto Giallo”

Cappuccetto Bianco” (pubblicata in forma autonoma solo nel 1999 ma probabilmente scritta prima, visto che credo fosse lo stesso racconto già presentato nell’antologia “Cappuccetto Rosso, Verde, Giallo, Blu e Bianco” pubblicata per la prima volta nel 1981) è sicuramente il volume più particolare. Questa volta la bambina deve superare un bosco innevato per portare a nonna Candida uova, latte e zucchero avvolti in un bianco tovagliolo. Ambientazione insolita a cui fanno da complemento altri elementi a dir poco originali: dal lupo, che avendo fatto indigestione di nonne ulula sofferente (nascosto chissà dove dalla neve) e dovrà d’ora in poi limitarsi al riso in bianco, alla nonna che è partita per l’Africa Nera lasciando solo un foglietto scritto col gesso (bianco) sulla porta di casa.

Ciò che comunque contraddistingue questo libro differenziandolo profondamente dagli altri due è il fatto che non ci sono illustrazioni, solo pagine bianche (con poche righe scritte in basso per far progredire la narrazione). Il testo parla di panchine, giardini, personaggi, ma non si vede nulla perché è tutto innevato. “Mai vista tanta neve” scrive l’autore: frase suggestiva, ma forse sarebbe stato più indicato lasciar trasparire qualcosa dai disegni, magari abbozzato e incerto ma pur sempre qualcosa. Invece l’unica immagine del libro sono – in una pagina – gli occhi azzurri della protagonista.

Che dire: queste pubblicazioni sono interessanti ma ne sconsiglio l’acquisto a scatola chiusa. Sicuramente all’epoca della loro prima uscita queste opere si ponevano nell’ottica di una rottura radicale degli schemi e delle forme narrative tradizionali, ma sono forse più un esempio d’arte destinato agli adulti che non un prodotto per bambini. Le storie in sé sono relativamente banali, a tratti presentano delle incongruenze o una scarsa scorrevolezza nel testo (spesso appesantito da ripetizioni poco utili), a volte (soprattutto in Cappuccetto Giallo) ci sono discrepanze fra il testo e i disegni.

Un pubblico adulto non mancherà di apprezzare il valore di questi libri come storie che vanno oltre il classico e l’atteso (anche se nemmeno io ho apprezzato le onnipresenti pagine vuote di Cappuccetto Bianco), ma è difficile che i bambini colgano davvero la vicinanza reciproca di queste storie fra loro e con l’originale, così come difficilmente coglieranno la brillantezza di rovesciare gli stereotipi della tradizione. E’ probabile che i piccoli “vedano” solo tre storie su una bimba che va dalla nonna, storie fra loro diverse anche se abbastanza curiose, più o meno gradite a seconda dei gusti personali.

La mia esperienza: abbiamo preso in prestito dalla biblioteca civica tutti e tre i volumi; il preferito dei miei figli è stato sicuramente “Cappuccetto Verde“, forse perché l’ambientazione e lo svolgersi richiamavano abbastanza da vicino l’originale Cappuccetto Rosso. “Cappuccetto Giallo” è piaciuto un po’ meno, penso perché la città coi suoi edifici squadrati e grigi (nonostante gli sprazzi di giallo) metteva un po’ di inquietudine ai bambini. Il titolo meno apprezzato è stato sicuramente “Cappuccetto Bianco“, che con la sua mancanza totale di illustrazioni ha completamente spiazzato entrambi i bambini e li ha un po’ prevenuti – credo – anche verso il racconto.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 4 anni – lettura autonoma dai 7 anni02-reading-a-book

Valutazione: acquisto consigliato, soprattutto nel caso di “Cappuccetto Verde” che noi abbiamo apprezzato veramente molto. Un pochino meno bello, con la sua ambientazione cittadina e il lupo che è un lupo solo dentro, ci è parso “Cappuccetto Giallo“. Sconsiglio invece tendenzialmente l’acquisto di “Cappuccetto Bianco” perché, per quanto possa essere piacevole la storia, non è interessante un libro per bambini con pagine bianche al posto delle illustrazioni

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